L'IMBOSCATA - Juve, un fallimento nato prima dell'eliminazione Champions. L'ora delle riflessioni (dolorose). La Signora verso il "lifting". Due messaggi a Pirlo. "Lupi" scatenati. Gli Agnelli e il futuro

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.
12.03.2021 01:22 di Andrea Bosco   Vedi letture
L'IMBOSCATA  - Juve, un fallimento nato prima dell'eliminazione Champions. L'ora delle riflessioni (dolorose). La Signora verso il "lifting".  Due messaggi a Pirlo. "Lupi" scatenati. Gli Agnelli e il futuro
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Dopo anni di vacche grasse è arrivata la Depressione.  Le squadre, mediamente, durano un quinquennio. Poi il ciclo finisce. Per usura fisica, motivazionale, per imborghesimento della truppa. Non è stato questo il caso della Juventus: la bulimia che ha prodotto un decennio di successi, nel segno di una più che probabile  irripetibilità, è stato il segno distintivo di una dirigenza mai appagata. Cammino straordinario, penalizzato dalla (sovente) balbettante corsa in Europa. Due volte (con Allegri) la Juventus ha disputato la finale per la Coppa dalle Grandi Orecchie e due volte ha perso, contro squadre (Barcellona e Real Madrid) oggettivamente superiori. Le sconfitte hanno molti padri. E la recente eliminazione contro una formazione (ancora una volta) sulla carta meno competitiva della Juve (non un bel modo per onorare il centenario della nascita dell'Avvocato)  deve portare a riflessioni. Anche dolorose. Tre diversi allenatori (Allegri, Sarri, Pirlo ), tre eliminazioni  Ajax, Lione, Porto) sulla carta evitabili. Le scelte della dirigenza (allenatori e  giocatori) si sono sommate alla sfortuna (infortuni, legni, arbitraggi), ad un gioco farraginoso, ad una pandemia che ha squadernato i programmi di crescita. E che, necessariamente, dovranno essere rivisti. Per questioni di bilancio e per oggettiva impossibilità di raggiungerli.

Il flop contro il Porto non nasce solo da una sciagurata  interpretazione della gara di Oporto. Il fallimento, perché di questo si tratta (l'eliminazione  in Champions che comporterà la perdita di ingenti risorse economiche) nasce prima. La Juventus arrivata a metà del percorso aveva due strade. La prima: rinnovare nella consapevolezza di dover necessariamente perdere, per qualche stagione, di competitività. La seconda: quella che è stata seguita. Sostituire pezzi eccellenti del mosaico, anche forzando il bilancio, con l'obiettivo di restare al vertice. Raramente i nuovi tasselli si sono rivelati all'altezza . La Juve non ha più trovato un Vidal, un Pirlo, un Pogba, un Marchisio. Ma neppure un Tevez o un Mandzukic. Con l'ambizione di sollevare la Coppa stregata, la Juve ha preso Ronaldo. Senza mettergli, tuttavia, a disposizione una squadra adeguata. Ronaldo (spesso eremita nel deserto anche in campionato), ora viene messo in croce. A conferma che Magritte resta un artista attualissimo.

Che fare? L'interrogativo di Lenin incombe. Anche perché, nessuno è in grado di dire, se questa squadra male assemblata ed instabile nel rendimento, sia in grado di garantirsi almeno il quarto posto che fa accedere all'Europa che conta. Comunque andranno le cose è evidente che un lifting, a fine stagione, ci sarà. La Juve ripartirà da Federico Chiesa e da De Ligt. E con Pirlo in panchina. Sarebbe assurdo se la Juventus cambiasse ancora allenatore. 

A Pirlo dico due cose: basta “calcio liquido“. E soprattutto basta con questa storia dei giovani che non sarebbero pronti. Musiala (Bayern) a 18 anni è pronto. Haaland ne ha 20 e fa valanghe di gol. Fagioli che parimenti ne ha 20, viceversa,  "pronto“ non sarebbe . Quelli bravi nascono “pronti". E' sempre stato così. Rivera debuttò a 17 anni . Un certo giocatore del Brescia esordì alla stessa età. Mi pare si chiamasse Andrea Pirlo.

Il calcio è bello e crudele. Ma non è illogico.  Come in qualsiasi azienda, i risultati sono il frutto delle scelte operate prima. La Juve di Andrea Agnelli  ha sbagliato, in dieci anni, poco. Salvo sbagliare, nelle ultime due stagioni, troppo per non pagare dazio. Gli errori deflagrati  in una annata complicata hanno scatenato i “lupi“.  Come sempre capita quando il capo del branco è ferito. Da giorni circolano pagine ridondanti veleno. Si sommano gli insuccessi continentali della Juventus a quelli della Ferrari. Si critica la passione scomposta (da censurare) di Nedved. Si fustigano alcune scelte scelte di Paratici, dimenticando che anche Marotta era incorso i similari peccati. Solo chi non lavora non sbaglia. E nel calcio, sbagliare è facile. Oggi la Juventus è presa a fucilate come l'orsetto del Luna Park. Anche per quella idea di Andrea Agnelli relativa  alla realizzazione di una Superlega. Una rivoluzione da “ricchi“ che al Palazzo repelle.

La Juventus è stata tante storie. Tante ancora ne scriverà. Fioccano sui giornali le liste di proscrizione. Si sprecano i suggerimenti. La borsa di Paratici, questa estate, non sarà gonfia. Ma Paratici è uno creativo: a volte fin troppo. Se cambiano (e cambieranno) ci vorrà pazienza prima di vedere qualche risultato. E con il ritorno del pubblico (prima o poi il “bastardo“ si toglierà dai piedi), la Juve tornerà vincente.  Ho i capelli grigi e ho imparato a conoscere, gli Agnelli e la Juve: Madama tornerà a stupire .