L'IMBOSCATA - Agnelli-Conte, nel rapporto c'è qualche cosa da “parenti – serpenti“. Anche John Elkann contro l'ex ingrato. Ecco cosa ha scatenato la rabbia dei due cugini. Gli strascichi "giudiziari" e quella Stella allo Stadium...

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.
12.02.2021 00:51 di Andrea Bosco   Vedi letture
L'IMBOSCATA - Agnelli-Conte, nel rapporto c'è qualche cosa da “parenti – serpenti“. Anche John Elkann contro l'ex ingrato. Ecco cosa ha scatenato la rabbia dei due cugini. Gli strascichi "giudiziari" e quella Stella allo Stadium...
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Sarà Juventus – Atalanta (a metà maggio) la finale di Coppa Italia. Con i soliti noti e con quel Pessina che arrischia di prendere la scena anche ai più bravi e titolati. Per il campionato Madama a Napoli dovrà confermare quanto di buono fatto vedere nelle ultime settimane. Pare che la testa di Gattuso sia a rischio e la gara si annuncia delicatissima.

Sono volati gli stracci a Torino. E stante le premesse, era  inevitabile. Da tempo i rapporti tra Andrea Agnelli e Antonio Conte figuravano al di sotto del minimo sindacale. La bomba esplosa all'Allianz ha avuto una miccia lunga. C'è qualche cosa da “parenti – serpenti“ nel rapporto di due persone che si erano amate e che ora si detestano. Storia antica. Antonio Conte è la stato a lungo la Juventus, è stato la sua “juventinità“. Un uomo da ricordare come giocatore (anche capitano) e poi come allenatore. Talmente “denso“ di bianconero da dimenticare alla fine il suo ruolo: uno di famiglia, ma non della Famiglia. A Conte (più ancora che Andrea Agnelli), è stato John Elkann a non perdonare quella frase sui ristoranti da “10 e 100 euro“. Se implicitamente dai del “pezzente“ al tuo datore di lavoro (che tra l'altro porta il nome di una delle più importanti dinastie del mondo) sei fuori. Ma Conte ha fatto di peggio agli occhi degli Agnelli: si è dimenticato di come la società lo avesse difeso a spada tratta nei giorni difficili del “box“ quando mezza Italia reputava che per le accuse relative al “calcio scommesse“, Antonio Conte (colpevole o innocente  risultasse) sarebbe comunque stato accantonato. Non accadde.

Il fatto di essere diventato l'allenatore dell'Inter, certamente ha infastidito, l'ambiente. Il fatto che a Milano si sia ricostituito il binomio Conte – Marotta che a Torino aveva mietuto successi, ha peggiorato gli umori. La lite nasce dalla gara di andata di Coppa Italia. E da come Conte avesse “caricato la torcida“ dicendo che l'Inter si era suicidata, “regalando“ la gara alla Juventus. Questa idea , non nuova, nel calcio nostrano di giustificare i propri fallimenti (se l'Inter non dovesse centrare lo scudetto, eliminata in Champions, manco recuperata in Europa League, estromessa dalla Coppa Italia, di fallimento  si dovrebbe parlare) sminuendo le altrui  qualità .

Ha fatto male Agnelli a sbottare in modo poco urbano. Ma incivile è stato anche il gesto di Conte alla fine del primo tempo ad Agnelli rivolto. Ev- se le indiscrezioni saranno confermate - da censurare sarebbero anche le frasi che sembrano essere volate tra le panchine e a fine gara tra Paratici ed Oriali.

Il referto dell'arbitro non fa cenno alla sgradevole sceneggiata. La procura federale ha aperto una inchiesta. I dirigenti saranno probabilmente deferiti. Conte potrebbe essere squalificato. Nessuno ha ragione perché  tutti hanno torto. Hanno torto anche i tifosi - a mio parere - che stanno raccogliendo le firme per far togliere a Conte la “stella“ all'Allianz. La storia non può essere riscritta. E, in ogni caso, Conte da tempo si ritrova con una stella (tra comportamenti censurabili, proteste e mugugni persino verso la sua stessa società) che sta sbiadendo. Destino di molte  stelle: si consumano. E smettono di brillare.