Ricordate quel giorno? JUVENTUS-PARMA

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
19.01.2020 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Ricordate quel giorno? JUVENTUS-PARMA

5 gennaio 1992 – Stadio Delle Alpi di Torino
JUVENTUS–PARMA 1–0
Juventus: Tacconi; Carrera e De Agostini, Galia, Kohler e Júlio César; Alessio, Marocchi (dal 63’ Di Canio), Schillaci (dal 73’ Conte), Baggio e Casiraghi. In panchina: Peruzzi, Luppi e Corini. Allenatore: Trapattoni.
Parma: Taffarel; Benarrivo e Di Chiara; Minotti, Apolloni e Grun; Melli, Zoratto, Osio (dall’86’ Catanese), Cuoghi e Brolin (dall’82’ Agostini). In panchina: Ballotta, Nava e Pulga. Allenatore: Scala.
ARBITRO: Luci di Firenze.
MARCATORE: Baggio al 71’.

Dopo la nefasta avventura di Maifredi, la novità è il ritorno di Giovanni Trapattoni sulla panchina della Juventus. Nonostante la non eccezionale l’esperienza con Thomas Häßler, i bianconeri tornano sul mercato tedesco ma per acquistare due difensori di razza: Jürgen Kohler e Stefan Reuter. E almeno nel primo caso indovinano la scelta: Kohler rappresenterà per anni il fulcro della retroguardia. Arriva anche un ragazzotto da Lecce e un portierino da Roma che faranno la storia juventina: Antonio Conte e Angelo Peruzzi. La Juve chiude sia campionato che Coppa Italia al secondo posto: lo scudetto è appannaggio dell’imbattuto Milan, mentre il secondo trofeo nazionale va al Parma, che nella partita di ritorno riesce a rimontare l’1–0 incassato a Torino. La stella della squadra è sempre più Roberto Baggio, autore di diciotto reti in campionato, che si avvia a diventare il giocatore numero uno del calcio europeo.


“HURRÀ JUVENTUS”

Dopo una pausa natalizia di tre settimane, il campionato riprende con la Juventus che ospita il lanciato Parma. Nell’ultimo turno disputato prima della sosta, la squadra emiliana ha agevolmente superato la Roma per 3–1, mentre la compagine bianconera è stata sconfitta a Genova dalla Sampdoria per 1–0. La voglia di riscatto che anima gli juventini si scontra con il solido impianto di gioco del Parma, chiuso in difesa, lucido a centrocampo e pericoloso nel contropiede manovrato. La Juventus si batte con grande impegno accompagnato da altrettanta lucidità. Marocchi, cui Trapattoni ha affidato incarichi di regia, si rivela in giornata di scarsa ispirazione. Schillaci e Casiraghi raramente ricevono palloni buoni per cercare di battere Taffarel. Intorno al ventesimo minuto di gioco, Alessio supera due avversari in dribbling e poi serve Schillaci in area, ma il diagonale del centroavanti si perde sul fondo. Schillaci in evidenza anche in avvio di ripresa. Su assist di Casiraghi il siciliano scatta bene ma conclude male: il suo tiro da favorevole posizione è facile preda di Taffarel. La retroguardia juventina, nella quale giganteggia Kohler (insuperabile sia nel gioco aereo sia in quello rasoterra), non concede spazio agli avanti parmensi e Tacconi raramente è chiamato a intervenire. Le due squadre si temono: nessuna si sbilancia troppo per non favorire la rivale. Il pareggio sembra oramai scritto ma la gara, all’improvviso, ha una svolta al 71’. Minotti interrompe una penetrazione in area di Kohler, però fallisce il rilancio verso Zoratto: Baggio come un falco conquista il pallone, avanza e da circa 25 metri scocca un destro di rara bellezza che sorprende Taffarel. Un autentico capolavoro balistico di Roby regala alla Juventus un importante successo.


“CORRIERE DELLA SERA”

Nella calza della Befana una delle peggiori Juventus di questo campionato trova il terzo goal stagionale di Roberto Baggio (il primo a non provenire dal dischetto del rigore) e, a venti minuti, dalla fine cancella il rischio di perdere altro terreno dalla vetta della classifica. Il Parma, diligentemente intenzionato a vendicare il rovinoso 5–0 incassato un anno fa sullo stesso campo, impartisce lungamente ai più blasonati rivali un’autentica lezione di ordine e lucidità ma dimentica un particolare non trascurabile, cioè che nel calcio conta soprattutto scaraventare il pallone in rete.

«Stiamo migliorando, è quasi la Juve che voglio», aveva proclamato Trapattoni in apertura di 1992, commentando favorevolmente il rendimento della sua squadra nei due tempi dell’insolito torneo di Palermo. Chissà se appesantiti dai festeggiamenti natalizi (ma proprio Trapattoni capeggia la classifica degli allenatori che meno di tutti subiscono le conseguenze negative delle soste di fine anno), i bianconeri hanno esibito invece una povertà di gioco, una scarsità di idee e una mancanza di intraprendenza che soltanto il goal di Baggio, confezionato in collaborazione con Minotti e Taffarel, è riuscito a camuffare sul piano del risultato.

Fino a quel momento, in campo si era visto quasi esclusivamente il Parma. Precisi e puntuali nelle geometrie, gli emiliani sfoderavano una retroguardia che non doveva certo dannarsi per frenare l’impegno soltanto generoso di Schillaci (più volte beccato persino dai tifosi bianconeri, segno che la leggenda mondiale di Totò è proprio arrivata al capolinea) e l’irritante inerzia di Casiraghi, sul quale Scala aveva sacrificato Grun in virtù della sua stazza. Sulle fasce Benarrivo s’incaricava di arginare le velleità podistiche di De Agostini e Di Chiara era protagonista di incontenibili volate che creavano continui imbarazzi ad Alessio. A centrocampo il tandem Zoratto–Osio sopperiva anche alla giornata poco felice di Cuoghi per rifornire di palloni Melli e Brolin. Ma il settore più efficace della Juve targata Trapattoni, si sa, è quello arretrato, dove Carrera non è tipo da fare complimenti, Kohler è un baluardo virtualmente insuperabile e Júlio César un brasiliano abbastanza anomalo, incapace di tocchettare in eleganza ma propenso, se necessario, a proporre vigorose spinte offensive o a scaraventare il pallone in tribuna. Inevitabile che gli spunti di Melli e Brolin finissero per infrangersi prima ancora di imboccare la strada verso la porta di Tacconi.

Se il Parma si faceva apprezzare in ogni zona del campo tranne che nei venti metri finali, la Juve era sicura e autoritaria soltanto nei pressi della propria area. Più avanti, infatti, Galia e Alessio sembravano essere ripiombati nella mediocrità dei comprimari, Marocchi era preoccupato soprattutto di coprire le avanzate di Kohler e Júlio César, De Agostini girava talvolta a vuoto, Baggio era il solito fantasista a corrente alternata e Schillaci e Casiraghi qualcosa di simile a una frana. Non per nulla, l’uscita dal campo della Juve al termine del primo tempo era stata salutata da una sonora e significativa fischiata. Era il 25’ della ripresa e fino a quel momento gli unici brividi li avevano procurati un assist di Alessio malamente sciupato da Schillaci, una rovesciata di Melli a fil di traversa, un tentativo di autorete proposto da Carrera e uno slalom di Di Canio sventato da Taffarel. Pareva quasi impossibile che qualcuno riuscisse a schiodare il risultato da un malinconico 0–0 allorché Minotti, anziché porgere il pallone a Taffarel che lo reclamava, decideva di rinviarlo maldestramente sul piede di Baggio, che azzeccava un destro da venti metri sul quale il portiere brasiliano del Parma si allungava in ritardo. Il Parma si sentiva punito ingiustamente e provava ad abbozzare una reazione rabbiosa, ad alimentare la quale non poteva certo bastare l’ingresso di Agostini, che nella sua breve apparizione quasi non toccava il pallone, imbavagliato anche lui dalla solida retroguardia bianconera. Era anzi la Juve a sfiorare il raddoppio in contropiede ma Taffarel questa volta era bravo a interrompere l’avanzata solitaria di Kohler. Trapattoni, dopo essersi agitato più del solito in panchina, poteva archiviare anche la decima vittoria stagionale, la settima casalinga (con un bilancio da record di quindici punti conquistati sui sedici a disposizione) e scrutare il Milan dalla stessa distanza di due punti. Che fatica, però.

Singolare e colorito il passaggio di consegne in sala stampa al Delle Alpi fra Giovanni Trapattoni, che aveva parlato per primo con i cronisti, e Nevio Scala. Al tecnico della Juve l’allenatore del Parma ha teso la mano in segno di saluto dicendo: «Giovanni, hai proprio un bel culo!». Subito dopo Scala ha spiegato: «Scusate l’espressione, che può sembrare volgare, ma volevo invece soltanto scherzosamente dire a Trapattoni che, per quanto ho visto in campo, il Parma avrebbe meritato di tornare a casa con un punto». Il sanguigno tecnico parmense ha mal digerito la sconfitta: «Non ho nulla da rimproverare ai miei, anche se abbiamo avuto difficoltà nel concludere. Siamo andati a sbattere contro i due difensori centrali bianconeri, davvero molto bravi. Il Parma ha giocato una delle sue migliori partite e, se da una parte la sconfitta ci penalizza oltre misura, la Juve esce dal confronto ridimensionato malgrado il successo. Ai miei avevo chiesto una prova di maturità e l’ho ottenuta, a lungo hanno dato più spettacolo dei rivali. Purtroppo ci ha punito l’errore di Minotti, una leggerezza che non è da lui, fino a quel momento fra i migliori in campo. No, non lo rimprovereremo, anzi cercheremo di coccolarlo ancora di più, perché Minotti è uno dei nostri punti di forza. Purtroppo finisce con un regalo e l’amarezza di un risultato positivo che meritavamo e che non abbiamo saputo raccogliere».

Dopo il tecnico, il presidente Pedraneschi: «Sì, il Parma ha fatto davvero un bel regalo alla Juventus, in occasione della Befana. Ci punisce una sola distrazione, mentre i bianconeri non hanno pagato così care le loro indecisioni. Se Melli poi in area, dopo la spinta di Galia, fosse caduto a terra, l’arbitro probabilmente avrebbe fischiato il rigore, invece Melli è rimasto in piedi». Per la squadra, la parola a Minotti e Melli. Il primo ha spiegato l’errore: «Non ho sentito Taffarel che chiamava la palla, ho saltato Kohler, volevo servire Zoratto, invece, un po’ per colpa mia, un po’ a causa del terreno, la palla è finita a Baggio. Purtroppo la Juve è così, quando sbagli ti castiga». «Questa Juve comunque – ha aggiunto Melli – non vale il Milan, non c’è proprio confronto».