Ricordate quel giorno? JUVENTUS-CAGLIARI

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
06.01.2020 10:28 di Stefano Bedeschi   Vedi letture

15 marzo 1970 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-CAGLIARI 2-2
Juventus: Anzolin; Salvadore e Furino; Roveta, Leoncini e Cuccureddu; Haller, Vieri, Anastasi, Del Sol e Zigoni (dal 55’ Leonardi). Portiere di riserva: Piloni. Allenatore: Rabitti.
Cagliari: Albertosi; Martiradonna e Mancin (dal 74’ Poli); Cera, Niccolai e Nenè; Domenghini, Brugnera, Gori, Greatti e Riva. Portiere di riserva: Reginato. Allenatore: Scopigno.
ARBITRO: Lo Bello di Siracusa.
MARCATORI: Niccolai autorete al 29’, Riva al 45’, Anastasi su rigore al 66’, Riva su rigore all’82’.


Stagione 1969-70. Il Sergente di ferro Heriberto Herrera, dopo l’ultima stagione un pochino grigia, non è confermato. Al suo posto, arriva un altro sudamericano, Luis Carniglia, oramai trapiantato in Europa.

Continua la campagna di rafforzamento della squadra: soprattutto due ragazzi entrano a far parte della rosa. I loro nomi sono Beppe Furino e Francesco Morini: ne risentiremo parlare. L’estroso Bob Vieri (anche lui neo arrivato) non ingrana, la Juve fatica tantissimo. Quattro sconfitte nelle prime otto giornate (fra le quali il derby) fanno decidere il presidente Catella, contro le sue abitudini, a esonerare il tecnico, prima che diventi problematico raddrizzare la situazione. La Juventus, con solamente sei punti in classifica, è già staccata di otto lunghezze dal Cagliari.

Carniglia è licenziato e i bianconeri sono affidati a Ercole Rabitti, un altro vecchio cuore juventino e responsabile del settore giovanile, che pian piano ricostruisce il morale della truppa. Nel frattempo, Giampiero Boniperti diventa Amministratore Delegato della società. Nel mercato di riparazione viene acquistato, dal Brescia, Antonello Cuccureddu che subito diventa un punto fermo della compagine guidata da Rabitti.

Inizia la riscossa: la Juve risale la classifica, fermandosi tuttavia al terzo posto finale, alle spalle del Cagliari di Gigi Riva e dell’Inter.

Il 15 marzo 1970, il Cagliari capolista si presenta al Comunale di Torino. La squadra isolana ha sempre camminato sicura, nel frattempo ma Rabitti e i suoi ragazzi, con 27 punti totalizzati in quindici giornate, sono oramai a ridosso dei rossoblu: 32 punti contro 34.

Arbitra Lo Bello di Siracusa, a Torino piove a dirotto, nella Juventus, assente l’arcigno Morini, tocca a Salvadore l’onere di contrastare un Riva nervoso e contratto.

Ma tutta la partita si disputerà sul filo dei nervi, grazie anche a due rigori (uno per parte) molto contestati. Con il risultato finale di 2-2, la Juventus vede svanire le ultime possibilità di agganciare gli isolani, che volano sicuri verso la conquista del loro primo tricolore.

“LA GAZZETTA DELLO SPORT”

Prima notazione assolutamente necessaria: il risultato è giusto. Seconda: nella ripresa si sono registrati due calci di rigore, trasformati da Anastasi e da Riva (ripetuto quello in favore degli juventini, calciato da Haller, ma parato da Albertosi mossosi anzitempo). Si è trattata di due falli secondo regolamento, che l’arbitro ha giustamente punito, ma dato che i falli non erano vistosi come vorrebbero coloro che vanno allo stadio prevenuti contro Lo Bello e che siedono a ogni cento metri dalle aree di rigore, adesso si dirà che si è trattato di due invenzioni.

Purtroppo uno sciopero improvviso in seno alla televisione, posto purtroppo in atto per impedire la più importante e seguita trasmissione dell’anno, ci ha privato della moviola e del rallentatore, ma per fortuna un servizio allestito alla svelta e condotto stupendamente da Martellini, attraverso il meticoloso reperimento di alcune fotografie ci ha fatto vedere come sul primo rigore Martiradonna abbia spinto di spalle Leonardi, quindi toccato il pallone con la mano; mentre sul secondo a Brugnera e Riva, in un mare di bianconeri; è stato fatto tutto quanto il regolamento non consente. Perciò risultato esatto e modalità impeccabili.

“TUTTOSPORT”

Nelle nostre note della vigilia avevamo sottolineato che la Juventus, perdendo Morini e rilanciando per necessità Vieri, avrebbe perso un poco della propria organicità difensiva e, di conseguenza, le sue chances di vittoria si riducevano. Dovendo attaccare per vincere, la Juve ha attaccato: ma bastava che la palla arrivasse a Riva, perché un senso di affanno si estendesse non solo nel settore Interessato ma un poco a tutti. Vogliamo dire che la Juventus ha disputato una partita mirabile per fervore di iniziative e spirito agonistico, mancando tuttavia della determinazione e della lucidità che sarebbero state necessarie per concludere perentoriamente.

Singolarmente, salvo Zigoni che s’è smarrito dopo un promettente avvio, ogni bianconero merita più, elogi che rimbrotti. Arriviamo a dire che se i giocatori di Boniperti e Rabitti manterranno l’attuale condizione e immutato lo spirito, un filo di speranza possono nutrirlo ancora. Anzolin è stato battuto dal portentoso Riva più per una distrazione dei compagni che gli stavano davanti che per propria incertezza. Poi ha fatto cose notevoli, poiché il Cagliari in contropiede sa rendersi pericoloso: Gori è bravo e Riva da solo vale due grosse punte di statura internazionale.

Contro questo Riva possente, oramai anche ricco di mestiere, forte come una roccia e scattante come un purosangue, Salvadore ha dovuto tirar fuori astuzie e arrangiamenti, cavandosela bene anche con l’aiuto di un Roveta sempre più esperto. Una splendida prova l’ha offerta Leoncini quale stopper su Gori. Solo alla distanza il giovane attaccante è riuscito talvolta a guizzare oltre l’anziano difensore.

Naturalmente, la mancanza dello stopper titolare ha consigliato a Del Sol una posizione prudente; il che ha consentito a Greatti di avanzare di una decina di metri, con profitto, il proprio raggio di azione. L’esuberanza di Dal Sol lo ha portato anche a sganciamenti che peraltro avevano solo saltuariamente una rapida protezione in verticale.

Il centrocampo della Juventus, con un Cuccureddu mobile ma costretto a non perdere di vista Nené e con un Vieri felicissimo in alcuni lanci perfetti, ha portato organicamente a un palleggio (talora a scapito della velocizzazione) che non era quello consueto, ma riceveva una spinta continua e formidabile dal piccolo Furino. La vitalità e il temperamento di Furino hanno letteralmente stroncato Domenghini.