A DOMANDA RISPONDE - Xavier Jacobelli: "La Juve manda segnale a se stessa, crisi di gioco alle spalle. Rugani nel tritacarne ingiustamente. Equilibrio al vertice sarà costante. Buffon, parole mai sentite. Bonucci? Capro espiatorio"

23.10.2017 01:09 di Xavier Jacobelli Twitter:   articolo letto 24608 volte
A DOMANDA RISPONDE - Xavier Jacobelli: "La Juve manda segnale a se stessa, crisi di gioco alle spalle. Rugani nel tritacarne ingiustamente. Equilibrio al vertice sarà costante. Buffon, parole mai sentite. Bonucci? Capro espiatorio"

Ogni lunedì la redazione di Tuttojuve.com analizza i temi caldi del nostro calcio con una delle firme più autorevoli del giornalismo sportivo italiano, Xavier Jacobelli, editorialista del Corriere dello Sport-Stadio.

C’è chi sostiene che il 6-2 di Udine rappresenti la partita della svolta per la Juve in campionato, dopo i troppi patemi dei turni precedenti, culminati con la sconfitta incassata  contro la Lazio. Lei che cosa ne pensa?

“Il successo in Friuli è un segnale importante che la Juve lancia prima di tutto a se stessa. Non si vince per 6-2 in trasferta, giocando per oltre un’ora in dieci contro undici, se non si ha la forza necessaria all’impresa. La prova della Dacia Arena significa che i campioni d’Italia hanno superato la crisi di gioco accusata nella prima parte di ottobre”.

 

Che cosa l’ha colpita maggiormente? 

“Sarebbe scontato risponde: la tripletta di Khedira, la prima in carriera del tedesco o il gol di Rugani, un premio alla tenacia del difensore e alla caparbietà con la quale ha reagito a troppe critiche ingenerose piovutegli addosso. Invece, mi ha colpito di più l’elogio di Higuain tessuto fa Buffon dopo la partita. Eppure, l’argentino non ha segnato, ma qui sta il punto: Buffon l’ha lodato per il modo in cui l’attaccante ha letteralmente trascinato la Juve. Non avevo mai sentito il capitano affermare che, a Vinovo, bisognerebbe proiettare per ventiquattro ore il video della prestazione di un compagno di squadra, tanto ammirevole essa è stata. Parole importanti. Parole che danno un’idea di quanto smaniosa fosse la Juve di reagire alle critiche post Lazio che nemmeno la vittoria in Champions sullo Sporting aveva annacquato”.

 

Perché ha definito ingenerose le critiche che avevano accompagnato Rugani prima di Udine?  
“Perché l’ex empolese era ingiustamente finito nel tritacarne del processo alla difesa per i troppi gol presi dalla squadra, soprattutto in trasferta. Ma Rugani non ha certo giocato da titolare tutte le partite dall’inizio della stagione; quando è stato chiamato in causa, per il poco che vale la mia opinione, non ha mai sfigurato. Il gol e, soprattutto, la prestazione di Udine, sono stati un toccasana per l’azzurro. D’ora in poi, sono convinto che farà sempre meglio”.

 
 

“L’Inter ha frenato la corsa del Napoli, imponendo il pareggio ai partenopei dopo otto vittorie consecutive. La Juve si è riportata sotto, insieme con la Lazio. Che cosa può accadere nell’immediato?
“L’equilibrio al vertice sarà una costante di questo torneo: sia per il ruolo di outsider nella lotta scudetto sempre più ricoperto dall’Inter sia per lo splendido periodo di grazia vissuto da una Lazio che si diverte a spostare i propri limiti sempre più in là. Sia in Italia sia in Europa. E poi c’è la Roma: il pareggio di Stamford Bridge ha galvanizzato la squadra di Eusebio Di Francesco, come se avesse preso coscienza delle proprie possibilità. Tanto che ha battuto il Toro. E la sua posizione in classifica è apparentemente defilata solo perché i giallorossi devono ancora recuperare la partita con la Samp, sebbene dall’esito niente affatto scontato, considerato lo splendido torneo che i blucerchiati stanno disputando”.

 

E del Milan, che cosa pensa? Montella è appeso un filo, Bonucci è stato espulso dal Var e salterà anche la Juve, ma il tecnico se l’è presa con la moviola in campo.

“Comprendo il nervosismo di Montella dopo 4 sconfitte in campionato in 9 partite, un pareggio in Europa League e il successivo punto con il Genoa che non hanno portato nulla di buono. Ma il Var c’entra poco. Bonucci paga la fragilità emotiva di una squadra che non ha ancora un’identità, che continua a cambiare pelle, però non riesce a uscire dal vicolo cieco in cui s’è cacciata e l’hanno cacciata anche le incertezze dell’allenatore. Bonucci doveva essere il perno del nuovo Milan: rischia di essere travolto da una crisi di gioco e di risultati sempre più inquietante. Ed è troppo comodo trasformare l’ex juventino nel capro espiatorio”.