LIVE MILANO - AGNELLI: "Il calcio italiano ha perso delle posizioni. Le squadre B opportunità per le big"

LIVE MILANO - AGNELLI: "Il calcio italiano ha perso delle posizioni. Le squadre B opportunità per le big"TuttoJuve.com
© foto di Alberto Fornasari
lunedì 20 maggio 2013, 13:15Primo piano
di Redazione TuttoJuve

Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, è intervenuto all'evento organizzato da "La Gazzetta dello Sport", "Il calcio che vogliAMO", un workshop per rilanciare l'immagine del calcio italiano, fra sostenibilità economica, stadi e fair play.

Ecco le parole del presidente bianconero, trascritte da Tuttojuve.com:
"Quali sono i prossimi passi della Juventus e del calcio italiano per evitare che la serie A resti un campionato di transito? Innanzitutto io vorrei come prima cosa  ringraziare per i complimenti che ho ricevuto a titolo personale da più persone, ma che credo vadano distribuiti equamente alla gente che oggi non è qui con me ed è a Torino: Marotta, Paratici, il mister Conte e la squadra. Se è vero che i discorsi di sviluppo e di crescita economica si possono fare, questi non possono che passare dai risultati del campo, che sono fondamentali nel volano virtuoso di cui stiamo parlando quest'oggi.  I complimenti, quindi vorrei trasferirli alle persone che oggi sono rimaste a Torino. La situazione è difficile e complessa. Abbiamo avuto una fotografia dinamica, poi subito dopo mi è parso di sentire che le cose funzionano, funzionano bene e dovremo essere molto fieri e orgogliosi del nostro calcio italiano, nel primo tavolo che abbiamo avuto. Lo stadio è un  modo di valutare il lavoro di una società: diciamo che le voci principali dei ricavi di una società sportiva, sono tre: abbiamo i diritti televisivi, lo stadio - quindi il match day, ma nel caso di uno stadio moderno  lo stadio può essere allargato sette giorni su sette, ma questo dipende dalla struttura che si ha a disposizione -, e poi la parte commerciale. Questi sono i tre ambiti su cui la società sportiva lavora come ricavi organici.  Da questo punto di vista è chiaro ed evidente che noi siamo molto indietro, lo stadio non è solo quel luogo che può far vivere alle famiglie il giorno della partite, ma è anche quello stesso luogo in cui le riprese vengono fatte e quindi distribuite all'estero per andare a valorizzare i ricavi dei diritti televisivi esteri. Questa è sicuramente una parte dove noi siamo molto lacunosi, perchè se noi guardiamo la Premier League, fatturano largo circa per i diritti nazionali un miliardo che è largo circa quello che fatturiamo noi, adesso non stiamo a fare i conti con la virgola zero zero. Ma sulla distribuzione dei diritti tv esteri, loro ricavano 1,5 miliardi, mentre noi ricaviamo circa 100 milioni. E' vero che la Premier ha iniziato un lavoro 20 anni, è vero che una serie di fondi furono stanziati dalle scommesse per andare a lavorare sugli stadi, però è altrettanto vero che la Premier League è 20-25 anni che lavora in una direzione e chiaramente oggi non può che raccoglierne i frutti. Quando guardiamo all'attività della Germania - si parla oggi di modello tedesco -, ma la Germania parte 10 anni fa, non guardando tanto alla valorizzazione dei diritti tv, anche se arrivano lì, ma ne ha fatto tutto un discorso sportivo. Le aspettative che noi generiamo, noi che gestiamo il calcio, voi che gestite l'informazione, devono essere aspettative che poi siano realizzabili. Da dove bisogna ripartire? Credo sia una questione di metodo arrivati a questo punto. Io non posso che concordare con le affermazioni del presidente Abete, quando dando una fotografia del calcio ci posiziona al quarto posto nel mondo; e se ci compariamo ad altri settori, è sicuramente una posizione di assoluto prestigio. Però dobbiamo anche ricordarci che 15-20 anni fa noi eravamo al primo posto probabilmente e da questo punto di vista abbiamo perso delle posizioni. Poi oggi stiamo ragionando su una Fiorentina che ha fatto un'annata splendida a livello di calcio giocato - lo dice uno juventino e facciamo un po' di fatica - però questi non riescono ad accedere alla Champions League perchè l'Italia ha perso un posto nella Champions. Noi oggi ne qualifichiamo 3 e non 4 e qesto sicuramente mette il sistema calcio in difficoltà. Credo siano tanti e diversi gli argomenti. Non è questo il momento di approfondire le varie voci, ma non può che essere un discorso di metodo e di serena valutazione di quelle che sono le problematiche del calcio. Io condivido quella che era l'affermazione del presidente Abete sul fatto che l'Italia è il Paese dei Comuni e questi vanno tutelati nella loro visibilità, però questo si deve sapere che è in contrasto con quelle che sono le esigenze delle squadre principali, perchè le squadre B, per le grandi squadre, sarebbero una grossa possibilità secondo il sistema spagnolo, perchè ci permetterebbero di tenere i nostro giovani all'interno dei nostri centri di allenamento, con i nostri allenatori e con il nostro staff. E' una questione di affrontare le problematiche con metodo, con serenità, ed essere consapevoli quali che siano le soluzioni che individueremo, che ci vorranno 5-8 anni per riuscire ad attaccare, ad aggredire le varie problematiche, e far sì che queste diano i loro frutti. E' troppo semplice parlare di sistema tedesco oggi. Il sistema tedesco nasce dieci anni fa, quindi oggi è riduttivo parlare di sistema tedesco. Noi dobbiamo parlare di sistema italiano, che ci ha tenuto al primo posto in questa classifica, dobbiamo individuare il metodo, gli obiettivi e perseguirli con la massima disciplina possibile".(redazione Tuttojuve.com)



RIPRODUZIONE CONSENTITA SOLO PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE WWW.TUTTOJUVE.COM