Serie A, partenza con l’incognita. È giusto dire no allo Scudetto a tavolino? Sarri ingiudicabile in questa stagione. Champions, Lisbona insegna: non tutto dipende da CR7

09.06.2020 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Serie A, partenza con l’incognita. È giusto dire no allo Scudetto a tavolino? Sarri ingiudicabile in questa stagione. Champions, Lisbona insegna: non tutto dipende da CR7

In fila: piano A, piano B, piano C. La FIGC li ha ufficializzati nel Consiglio Federale di ieri. A fare una figura barbina è la Serie A, che si astiene sulla sua ripartenza perché aveva chiesto il blocco delle retrocessioni. Come se venti giorni fa la stessa richiesta (per la verità più articolata) non l’avesse fatta la Lega Pro, ricevendo un bel due di picche. A via Rossellini c’è qualcuno che vive su Marte, altrimenti il tutto non si spiega. La Serie A, comunque riparte. Tante critiche sull’algoritmo, formula da alchimisti per una banale e inevitabile correzione matematica. Qui ci chiediamo se il problema non sia un altro: la A parte ma al primo contagiato si ferma. Speriamo di esserne usciti davvero, altrimenti lo stop è praticamente certo e lì torneremo a divertirci con le carte bollate. Si fa per dire.

Tra i temi di politica federale, c’è quello dello Scudetto. L’algoritmo non potrà assegnarlo. Una decisione della Federcalcio, che per è frutto di quanto ha sempre sostenuto pubblicamente il presidente Agnelli: niente Scudetti a tavolino. In giro si dubita della correttezza di questa posizione: il 2005/2006, nella testa e nel cuore di tanti tifosi, pesa sul serio. E invece la leggiamo come una mossa di grandissima coerenza, che dovrebbe rivalutare anche agli occhi dei più critici i numeri esposti fuori dallo Stadium. Accettare questo Scudetto frutto di un paio di freddi calcoli non avrebbe fatto onore alla storia della Juve, rifiutarlo sì. A volte è il caso di essere superiori.

Quanto a quel che si legge in giro (benedetti social), c’è chi è già pronto a chiedere la luna a Sarri, pena la mancata riconferma. Ohibò, non è neanche (ri)iniziato il campionato e siamo già a questo punto? Al netto del giudizio più o meno positivo sui primi mesi (e chi sostiene che conti il risultato non può che promuovere il tecnico di Figline), c’è da dire che questo stop per il virus, tra i mille esiti, impedisce di una vera e propria valutazione. Stiamo parlando di una stagione “finta”, spaccata in due, con una ripresa di cui nessuno conosce ancora l’entità. Sarri ha fatto bene e ha sbagliato fino a marzo, ma il primo anno in cui poterlo giudicare sarà il prossimo, perché i parametri di quello attuale sono e saranno sempre più sballati. Si gioca per soldi, ma non è davvero calcio.

La competizione interessante, ancora più prima, diventa la Champions League. Ora, al netto delle temperature agostane di Lisbona (forse era volare in Germania per la finale?), il richiamo portoghese ha un grande fascino per il bianconero. Perché è la terra di Cristiano Ronaldo, e sempre un destino un po’ più scritto. Perché è lì che il lusitano ha vinto la sua prima (di molte) Champions con il Real Madrid, e a dieci anni di distanza potrebbe sognare il bis. La Decima delle merengues, però, può essere d’insegnamento alla Vecchia Signora. CR7 disputò un torneo clamoroso, ma non fu affatto protagonista della finale. Ecco la lezione che si può trarne a Torino: affidarsi a Ronaldo va bene, perché di solito risponde presente e non tradisce. Ma nessuno, neanche lui, vince da solo. Un anno fa, tutti i gol siglati dalla Juve in Champions dagli ottavi in poi portarono la sua firma. E la Juve uscì. Ci sarà bisogno di tutti. A partire dalla sfida al Lione.