Ronaldo non si discute, gli ultimi due anni della Juve sì. E l’addio è molto complicato. Pirlo parafulmine senza il miglior giocatore per tutta la stagione. Che errore rinviare col Napoli

16.03.2021 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Ronaldo non si discute, gli ultimi due anni della Juve sì. E l’addio è molto complicato. Pirlo parafulmine senza il miglior giocatore per tutta la stagione. Che errore rinviare col Napoli
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Tre gol al Cagliari sono la risposta a 210 minuti da fantasma col Porto? No. Si può discutere il valore di uno dei due migliori giocatori degli ultimi vent’anni? Ma non scherziamo. Cristiano Ronaldo è un problema per la Juventus? Siamo seri. Assolutamente no. Però qualche problema la Vecchia Signora ce l’ha, e molti arrivano dall’affare che ha portato a Torino il portoghese. Non è in discussione Ronaldo: sarebbe da TSO immediato. Il punto sono gli ultimi due anni e mezzo della Juventus. Quelli di CR7. Cosa ha vinto con il fuoriclasse portoghese che non aveva già vinto? Nulla. Cosa avrebbe vinto senza di lui? Probabilmente le stesse cose. Quali rinforzi non sono arrivati per l’investimento fatto sul lusitano? Chi lo sa. Di sicuro, trecento e passa milioni un qualche peso l’hanno avuto. Il punto non è mettere in discussione Ronaldo di per sé. È un ragionamento limitato: se lo fai, guardi i suoi numeri e ti tieni stretto Cristiano. Idem se guardi allo step in avanti, a livello di prestigio, che il suo arrivo ha dato al club. Il punto è tutto quello che ne è conseguito. Non per dire che Ronaldo è stato o meno un flop: troppo facile dirlo oggi. Ma per pensare a quel che non ha funzionato e ripartire.
I nodi sono tanti. Quello economico, anzitutto: molto delicato, pensare che Ronaldo si ripagasse in magliette era pura utopia e infatti nessuno l’ha fatto. Un anno senza tifosi non ha aiutato. Ma con quell’esborso qualcosa in meno è arrivato in altri settori. Su tutti il centrocampo: quello della Juve è debole, inutile girarci troppo attorno. Una parte dei soldi investiti su Ronaldo sarebbe stata spesa per un grande centrocampista? E chi lo sa. Però può darsi. All’esborso non sono poi corrisposti risultati sportivi, altro nodo: nelle ultime tre stagioni, la Juve è finita una sola volta tra le migliori otto d’Europa. Con Allegri. E qui s’arriva al dato più evidente: preso Ronaldo, la Juve si è affrettata a silurare un tecnico sulla carta perfetto per allenarlo, per sostituirlo nell’inseguimento di un tipo di calcio che con Ronaldo non ha nulla a che fare. Un paradosso, e tutti i nodi alla fine vengono al pettine. Ora che si fa? Sono giorni di spifferi e di bilanci un po’ affrettati. L’idea di separarsi è smentita ma anche nell’aria. Non è facilissimo, però: Ronaldo guadagna tanto, in Italia ci sono benefici fiscali (flat tax) che pochi altri Paesi possono garantire, ha pur sempre 36 anni. Se vuoi spendere tanto oggi punti su Haaland o Mbappé, diciamolo chiaramente. Così il ritorno al Real è complicato, quello a Manchester non ne parliamo, a Lisbona sarebbe roba di cuore. Il PSG? Forse tra i pochissimi a poter ragionare su un investimento che a oggi ha parecchio di commerciale e un po’ meno di progettualità sportiva. Vedremo.

Intanto, a fare da parafulmine, c’è Andrea Pirlo. Fa bene chi sospende il giudizio: è arrivato alla Juve acerbo, ha fatto molti punti in meno dei suoi predecessori e forse anche di quelli che avrebbe potuto ottenere, ma era una missione impossible. E qualcosa di buono (Danilo, l’idea più interessante) l’ha fatta vedere. Cosa succederà a fine stagione, chi lo sa. Nel frattempo, se è giusto dire che la scommessa Pirlo rischia di non pagare nel breve periodo e che qualcosa ha sbagliato, è altrettanto giusto riconoscergli tante attenuante e qualche merito. Non ultimo, l’assenza di un certo Paulo Dybala. Il titolo è provocatorio fino a un certo punto: Sarri ha vinto lo scudetto soprattutto grazie all’argentino. E ha salutato la Champions soprattutto perché non c’era l’argentino. Oggi Chiesa è il volto del nuovo corso di casa Juve: meritato. Ma il 10 resta un attaccante di una categoria superiore a chiunque altro (Ronaldo permettendo) e la sua assenza non può passare in secondo piano.

Last but not least, il rinvio della gara col Napoli. Una partita maledetta, per quante polemiche si porta dietro. La Roma ha le sue ragioni, pochi scherzi. Probabilmente non a livello regolamentare (ma ci sarà chi dovrà dirlo), ed è anche vero che reclama un vantaggio derivante da una stortura (il rinvio originario della partita del 4 ottobre), ma rinviare una gara perché non sei in un buon momento non è un atto simpatico verso chi gioca ogni tre giorni. Soprattutto, visto da parte della Juventus, credo sia stato un errore. Primo: perché andare incontro al Napoli, dopo tutto quello che è successo? E poi, il club bianconero ha dato un segnale di debolezza: come se temesse la sfida, per il momento oggettivamente complicato. Come se volesse rinviare un problema, anziché affrontarlo: un segnale di debolezza, appunto.