Pirlo tranquillo come Ceferin? La Superlega è la morte del calcio, i tifosi le uniche vittime

20.04.2021 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    vedi letture
Pirlo tranquillo come Ceferin? La Superlega è la morte del calcio, i tifosi le uniche vittime
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Tranquillo, non faremo la Superlega: lavoriamo insieme alla prossima Champions League. Tranquillo, non cambieremo allenatore: abbiamo iniziato un progetto e ci crediamo. Sono due, ipotetiche ma non troppo, frasi che Andrea Agnelli potrebbe aver pronunciato. Nella sostanza l’avrà fatto in più di un’occasione, magari non con le stesse parole. In un caso nei confronti di Aleksander Ceferin, presidente della UEFA; nell’altro all’indirizzo di Andrea Pirlo, allenatore della Juventus. Che poi Tranquillo nella saggezza popolare fa quasi sempre una brutta fine e quindi si dovrebbe stare in campana, ma questo è un altro discorso. Tornando a noi, perché l’una frase dovrebbe essere più veritiera dell’altra? Tutto da scoprire. La morale della favola, considerando quante volte il numero uno della Juve non ha detto la verità, in privato ma nello specifico anche in parecchie dichiarazioni pubbliche, circa le proprie intenzioni sulla Superlega, è che Pirlo qualche spina nel suo futuro a tinte bianconera può iniziare a intravederla. Anche perché ripartire da un allenatore inesperto va bene in un campionato che vinci da nove anni di fila; se ti proponi a guida dell’élite del calcio europeo, il discorso cambia un po’.

La Superlega, non si può parlare d’altro. Dodici club hanno deciso che era il momento di rompere gli indugi e annunciare, in maniera frettolosa e ancora embrionale, quello che li si accusava da anni di preparare. Molti tifosi della Juventus non saranno d’accordo, ma se diventerà realtà sarà la pietra tombale sul calcio. Almeno su quello che abbiamo imparato a conoscere (e amare) fino a oggi. Non ne faccio una questione romantica: il pallone nostalgico è stato sepolto il giorno in cui il primo sponsor ha comprato il suo spazio su una maglietta. E non è neanche la storia dei buoni contro i cattivi. Qui non ci sono buoni. La UEFA è lo stesso organismo che ha fatto due pesi e due misure con Manchester City e Paris Saint-Germain. Vuole trattenere i soldi per sé. Allo stesso modo, i dodici club non sono malvagi che tramano per bucare il pallone a tutti gli altri. Semplicemente, valgono di più e non si vedono questo status riconosciuto. Per di più hanno l’acqua alla gola dal punto di vista finanziario e quindi cercano di salvarsi. Lo fanno soltanto nel modo sbagliato.

È abbastanza emblematico, da questo punto di vista, che l’annuncio sia arrivato dopo che per la prima volta negli ultimi vent’anni la Juventus ha perso contro la “odiata” (ma in sede di mercato mica tanto) Atalanta. Il guaio della Superlega è che, se entrasse a regime, una cosa del genere non sarà possibile. E non tanto perché l’Atalanta non potrà battere la Juve A o l’eventuale Juve B che dovesse partecipare al campionato nazionale (ammesso e che le sia concesso), quanto perché a nessuno importerebbe più nulla. Ci sarebbe Juventus-Real Madrid da poter guardare a cadenza regolare, chi se ne frega di tutto il resto. La falla? Ignorare la storia del pallone, che è lo popolare per eccellenza ed è diventato lo sport di tutto il mondo perché tutti possono sognare di vincere qualcosa. Il problema posto da Agnelli qualche tempo fa, quello delle giovani generazioni che non s’affezionano più al pallone, è intatto. Non è questa la soluzione: i calciatori sono sempre più divi inarrivabili, non è creando un videogioco nella vita reale che la passione rinascerà. Se devo appassionarmi a un videogame, ho la Playstation. C’è una poesia, nel calcio di tutti, che negli anni s’è persa, per colpa della UEFA e anche di tutte le altre istituzioni (a partire dagli Stati nazionali, ciechi alle difficoltà e alle disparità di casa loro) che hanno consentito s’arrivasi a questo punto. Darle il colpo di grazia non migliorerà la situazione. Quanto al riferimento ai grandi sport americani, è specchietto per le allodole. La NBA e le altre grandi leghe USA hanno una genesi diversa e soprattutto un sostrato sociale del tutto sconosciuto ai pretenziosi big del pallone. Questa è una guerra tra nobili non più tanto ricchi, una battaglia per i soldi. Chissà come finirà. La certezza è una: le vittime saranno i tifosi. Quelli delle grandi piazze italiane, che nella Superlega di oggi valgono al massimo la metà classifica. La migliore è la Juve, fuori negli ultimi tre anni contro Ajax, Valencia e Lione. L'Inter ha fatto peggio, la presenza del Milan (grande l'ultima volta dieci anni fa e neanche in Europa) certifica che il merito sportivo non ha nulla a che fare con questo progetto. Ma soprattutto i tifosi delle tante piccole realtà italiane. Dimenticatevi stadi pieni in giro per l'Italia per l'arrivo della grande di turno. Se vi siete appassionati alla Juventus perché magari l'avete vista la prima volta a cinque anni contro la squadra della vostra città, la Superlega è una pessima notizia per tutti voi. Noi.