La Juve non ripara. Qualche lacuna resta, non ci sono state opportunità. La sfida è pianificare il futuro, con o senza plusvalenze

02.02.2021 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
La Juve non ripara. Qualche lacuna resta, non ci sono state opportunità. La sfida è pianificare il futuro, con o senza plusvalenze
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Casella acquisti vuota, a parte l’Under 23. Come da tradizione, a gennaio la Juventus resta ferma, non ripara. Non che fosse qualche necessità sparsa qui e lì nella squadra a disposizione di Andrea Pirlo, ma Paratici è stato fedele a quel che aveva detto: senza opportunità, la Vecchia Signora non s’è mossa sul mercato. Non ve ne sono state davvero? Bella domanda, il Milan ha preso Mandzukic ma dire che tra lui e Quagliarella non vi sarebbe stata poi tanta differenza, anzi, sa di nostalgia e quindi lasciamo perdere. Sta di fatto che la Juve non ripara e tutto sommato penso anche faccia bene, perché un altro attaccante per esempio avrebbe tolto posto a Kulusevski. Del resto, non sarebbe intervenuta comunque a centrocampo, e pure in quel reparto, nonostante alcune ottime prestazioni di uno o più singoli in tempi recenti, nel lungo periodo l’interrogativo rimane. Stesso discorso in difesa: sembra più che completa, bastano due stop per mandarla in crisi. In sostanza, nel mondo ideale la Juve sarebbe probabilmente intervenuta sul mercato nella sessione appena conclusa. In quello vero per sarebbe stato troppo oneroso e quindi è rimasta più o meno alla finestra senza mai davvero varcarla, eccezion fatta per qualche acquisto in ottica futuro.

È proprio su questi ultimi che si concentra la sfida alla Continassa. Detto che Agnelli sogna e persegue un futuro diverso per il calcio, Superlega o Superchampions o Superquelchevipare, e che quindi le regole potrebbero cambiare, a oggi sono quelle che sono. E bisogna farci i conti, aggiunto che anche le voci di eventuali cambi al vertice non mancano, né di numero né di sostanza, e quindi con i se non si va tanto lontano. Le regole di oggi, e parliamo a livello squisitamente tecnico, mettono anno dopo anno in difficoltà la Signora, costretta a fare i conti col poco costruito dal proprio vivaio nel corso degli anni e quindi a giocare ogni stagione con una rosa numericamente ridotta all’osso dalle limitazioni della Serie A e soprattutto dell’UEFA in Champions. La sfida vera, quindi, è pianificare un futuro nel quale la Juve possa crescere in casa qualche risorsa che torni utile pure da grande. Il percorso fattivamente imboccato con la seconda squadra dovrebbe aiutare in questa direzione, perché le lacune di cui sopra sono comunque legate anzitutto alla difficoltà per i dirigenti bianconeri di fare ulteriori innesti senza dover lasciare qualcuno fuori lista, cosa antipatica e storicamente mal digerita.

Per ora, dai giovani e dalla seconda squadra arrivano soprattutto tante plusvalenze. Applaudite da chi le giudica grandi operazioni finanziarie, criticate da chi le vede come artifizi per gonfiare il bilancio. La verità probabilmente sta nel mezzo, nel senso che finché sono uno strumento consentito non vi è nulla di male nel puntarvi, e per la verità in casa bianconera le cifre fanno discutere ma non sono mai o quasi mai così assurdamente lontane dalla realtà. Altre grandi, in giro per la Serie A, valutano molto di più i propri ragazzi. Tutto lecito, appunto. D’altra parte, sono anche un meccanismo pericoloso nel lungo periodo, come tutti i circoli viziosi che si auto-alimentano e anzi hanno progressivamente bisogno di crescere col passare del tempo per assomigliare al circolo virtuoso che in realtà non sono. Così, se oggi i giovani di casa Juve tornano utili soprattutto sotto questo profilo, la sfida per il futuro è non soltanto tecnica, ma anche economica, per far sì che da questi meccanismi vi sia meno dipendenza. E che a dettare opportunità ed esigenza, come intervenire a seconda delle une e delle altre sul mercato, siano soltanto valutazioni di natura tecnica. È una sfida che a Torino va vinta, senza se e senza ma.