L'IMBOSCATA - Sembra la Juve di Heriberto, ma mente chi dice che sia la squadra più forte della A. Nessun bianconero sarebbe titolare nell'Inter. Razzismo al Franchi, silenzio imbarazzante. Perchè Elkann non venderà il club (per ora)...

Andrea Bosco ha lavorato al “Guerin Sportivo“, alla “Gazzetta dello Sport“, al “Corriere d'Informazione”, ai Periodici Rizzoli, al “Giornale“, alla Rai e al Corriere della Sera.
10.11.2023 00:23 di Andrea Bosco   vedi letture
L'IMBOSCATA - Sembra la Juve di Heriberto, ma mente chi dice che sia la squadra più forte della A. Nessun bianconero sarebbe titolare nell'Inter. Razzismo al Franchi, silenzio imbarazzante. Perchè Elkann non venderà il club (per ora)...
© foto di Andrea Bosco

di Andrea Bosco 

Essere o non essere? Shakespeare non c'entra. Essere la Juventus o solo sembrare di essere la Juventus? Non parliamo dei “problemi“ che assillavano il Bardo. Essere la Juventus, meglio tornare  ad essere la Juventus,  è una aspirazione. E ci vorranno alcune stagioni affinché la cosa si possa realizzare. “Sembrare“ di essere tornata ad essere la Juventus è una necessità: dopo la tempesta che l'ha vista penalizzata, la scorsa stagione (le vicende sono note, le mie posizioni in proposito anche, note purtroppo anche le decisioni, prese  dalla  società), la Juventus ha la necessità di tornare ad essere protagonista: in Italia ed in Europa. La questione non è solo sportiva: è economica. I posti italiani  in palio per la Campion's sono quattro. E la Juventus ha l'esigenza inderogabile di  centrare un piazzamento in quel  perimetro. I quattrini sul piatto  sono tanti e una società come la Juve  con i conti in “rosso“  e che ha dovuto ancora una volta ricapitalizzare, ha la necessità di incamerare denaro fresco. A meno di non cedere quote del pacchetto azionario, facendo entrare uno o più nuovi soci.

Sono del parere che - almeno per ora - Elkann non venderà la Juventus. Anche perché non sarebbe una operazione, quest'ultima, semplice. La Juventus ha un valore (asset compresi)  elevato. Chiunque  volesse comprarla dovrebbe tracciare un percorso di crescita: investendo  molto. Non solo mettendo sotto contratto  questo o quel campione.  Investire vorrebbe dire darsi una dimensione diversa. Investire, potrebbe voler dire - ad esempio - ampliare uno stadio che oggi con i suoi 42.500 posti di capienza non ha le carte in regola per ospitare una finale di Champion's.  Gli investimenti vanno a braccetto con i risultati. E i risultati per avere un futuro (come appeal) devono saper intrigare i fruitori, ergo i tifosi. Insomma puoi giocare alcune stagioni di “corto muso“. Puoi blindare la difesa e farne un fortino inespugnabile. Puoi vincere di misura, soffrendo e quasi rinunciando a giocare. Ma non puoi farlo per sempre.

L'essenza del calcio sono i gol e i gesti tecnici. Tradotto: lo spettacolo. La mia non è una critica ad Allegri.  Oggi la Juventus non ha la qualità necessaria per organizzare un gioco diverso rispetto a quello che sta facendo vedere. Allegri non può dirlo: e fa bene a non dirlo. Ma il primo ad essere consapevole dei limiti dei suoi giocatori è lui. Allegri sta realizzando, a mio parere il massimo con la rosa che ha a disposizione. Quelli che sostengono che l'organico  della Juventus sia  è la migliore, mentono. Nessun giocatore della Juventus farebbe il titolare, oggi, nell'Inter. La Juve non ha un Bellingham, né un bomber come Haaland. Non ha un fantasista come Vinicius, né un Mbappè. Non ha un Lautaro, né un Osimeh. Ha,  la Juventus, tanti giovani che potrebbero diventare certezze: li ha in casa e li ha in altre società, dove li ha mandati, in prestito.  Ma sono “progetti di sviluppo“, non ancora certezze. Con i giovani ci vuole pazienza. E si deve sperare  che strada facendo non si perdano. Non bastano, nel calcio, le qualità. Rammento  Giovannino Sacco che Amaral fece esordire nella sua Juventus. Scrisse di lui Renato Morino che era un principe del giornalismo: “Giovanni Sacco fa con i piedi cose che gli Harlem Globe Trotters fanno con le mani“ . Era vero. Ma Sacco non diventò mai il crack che si ipotizzava potesse diventare: il nuovo Boniperti .

La squadra è questa, oggi: sta al secondo posto, non prende gol, assomiglia (a me pare) alla Juventus di Heriberto. Che vinse lo scudetto in volata contro l'Inter che in quella stagione perse nel giro di una settimana  Coppa Campioni e Campionato. Come questa di Allegri era una Juventus meno forte dell'Inter. Ma  come questa di Allegri era una squadra tignosa con i suoi Castano, Salvadore, Bercellino, Leoncini, Gori, Favalli. Farle gol era complicato. E il “movimiento” predicato da Heriberto Herrera che anticipava il gioco degli olandesi, asfissiava gli avversari. Per vincere dovevi correre più di quella Juve. E non era  semplice. Come non è semplice vincere contro la Juve di Allegri, che ha creato una squadra di “mutuo soccorso“. Corrono tutti e per novanta minuti. E reciprocamente si aiutano. Poi sbagliano, magari. Ma restano sul pezzo fino al novantacinquesimo. E a volte al novantacinquesimo riescono a vincere.  Quindi, la logica consiglia di restare con i piedi per terra. L'Inter è la più forte e  lo scudetto può solo buttarlo via.

 Personalmente reputo che anche un altro paio di squadre abbiano più qualità della Juventus. Ma  oggi la Juventus ha qualche cosa ( a me sembra) che altre non hanno:  la voglia di dimostrare di poter stare, lì dove sta: ai piani alti della classifica. Una volta la Juventus ci stava per diritto ereditario: era la Juventus  e correva solo per vincere. Oggi la Juventus non porta più in testa alcuna corona e per restare lì dove è finora arrivata dovrà sputare sangue ogni domenica. Evitando di montarsi la testa. Evitando di pensare che contro alcuni avversari possa essere  facile vincere. Non è così. La Juve di Allegri può vincere a mio parere contro chiunque (massì, anche contro l'Inter) ma di conserva può perdere contro chiunque. Anche con l'ultima della classifica. 

Vorrei evitare le polemiche. Nulla producono, tranne il rancore (oltre al “rumore“)  dei “nemici“ . Ma  sull'indecente silenzio delle istituzioni  calcistiche (e dei media tutti) sui cori razzisti subiti da tre giocatori della Juventus a Firenze,  non è possibile sorvolare.  Quelli  elargiti  a Lukaku  dagli spalti di Torino fecero  sobbalzare  anche il presidente della Repubblica . Quelli  “ululati“ a Firenze  sono passati in cavalleria.  Poi, se proprio  volete, potreste discutere di Var  e di “fuorigioco semiautomatico“.  Mai capito perché le “chiaviche “ debbano essere sempre “ vestite" con termini  pomposi e roboanti.   Forse lo sono per coprire la mediocrità  della  “pensata“.