Finalmente la Juve: buona la terza. Si gioca a giugno, ma è come il calcio d’agosto. Bernardeschi maiuscolo, può essere un’arma in più. Ronaldo e Sarri: finché si vince, va tutto bene

23.06.2020 01:30 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Finalmente la Juve: buona la terza. Si gioca a giugno, ma è come il calcio d’agosto. Bernardeschi maiuscolo, può essere un’arma in più. Ronaldo e Sarri: finché si vince, va tutto bene

Buona la terza. E bisogna accontentarsi. Contro un Bologna morbido e non rodato, la Juve torna a fare la Juve e vince in scioltezza. La partita dura fino al gol di Dybala, poi è un lento trascinarsi come questa Serie A che sembra un precampionato agostano. Un po’ Trofeo Tim, un po’ Birra Moretti. Alle sconfitte, ai pareggi, alle vittorie, va dato il giusto peso. Dobbiamo abituarci e affinarci anche nelle valutazioni, perché quel che abbiamo visto finora come l’International Champions Cup dei tempi recenti. Bello e prestigioso sì, ma sul resto della stagione vale poco o nulla.

La cosa più bella del 2-0 a Mihajlovic è ovviamente Federico Bernardeschi. Buone nuove per chi ha sempre sostenuto che avesse talento e persino le spalle abbastanza grandi da reggere il bianconero. Ora però, soprattutto a chi è suo estimatore, deve fare un grandissimo favore: tre partite tutte così. Dare continuità a una partita maiuscola, di classe e di potenza. Perché questo tour de force spremerà fino all’ultimo le energie e il Bernardeschi di stasera può fare la differenza tra uno scudetto e un secondo posto. In fin dei conti, è stato pur sempre il migliore in campo nella miglior partita della Juventus da quindici anni a questa parte, la clamorosa rimonta con l’Atletico. Ecco, è di quel Bernardeschi che Sarri ha bisogno. In pianta stabile.

Cristiano Ronaldo è un mezzo caso? Anche se così fosse, è un caso che alla Juve invidiano tutti. Non è al massimo della forma, vero. Non è neanche a un quarto dell’entusiasmo, vero pure questo. E la simpatia con Sarri sembra momentaneamente accantonata. C’è un verbo che può mettere tutto a posto. È vincere. È questo il filo di lana caprina attorno al quale s’è attorcigliata la stagione di Sarri finora. È arrivato per convincere, ma del con in fin dei conti possono fare tutti a meno. Chi mi legge lo sa, lo scrivevo mesi fa che per il successore di Allegri sarebbe stato tutto complicato. Se vincerà, però, avrà avuto ragione lui. Comunque poi andrà a finire.

A centrocampo, anche nel 2-0, qualcosa non gira. Pjanic non c’è, forse non ci sarà a breve. Il biglietto per Barcellona è già stampato, persino Arthur si sta convincendo. Definito l’affare, recuperare a livello calcistico il bosniaco sarà un tema cruciale. Al netto di un momento non esaltante, se la Juve pensa di poter fare a meno del proprio regista commette un errore madornale. A prescindere da quel che sarà, è il miglior centrocampista in rosa: non si scappa. A Bologna, in ultimo, ci è quasi piaciuto persino Rabiot. Non ha fatto niente da Juve, ma ci si è avvicinato. Chissà che questo campionato infinito non possa regalarci una sorpresa.