Fidarsi di Paratici: la vera garanzia della Juve. Sarri, perché ci vuole tanto?

Il ds è alle prese con la scelta più complicata e ambiziosa della sua carriera, juventina e non. Il toscano è il candidato numero 1, ma si va per le lunghe.
11.06.2019 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Fidarsi di Paratici: la vera garanzia della Juve. Sarri, perché ci vuole tanto?

Fidarsi di Fabio Paratici. A questo punto, è l'unica opzione che ha il tifoso della Juventus. Fidarsi dell'uomo che è stato il vero deus ex machina, dal punto di vista della costruzione della squadra e non solo, dei successi bianconeri degli ultimi anni. Ma non ne è stato l'unico fautore a livello decisionale, né soprattutto comunicativo. Mentre prosegue la telenovela, divenuta ormai davvero tale, in questa differenza ci sono tutti i motivi per cui chi tifa Juve può stare tranquillo, o viceversa del perché dovrebbe preoccuparsi. 

Il dirigente piacentino trasuda tranquillità, e tanto dovrebbe bastare. Perché la Juve può fidarsi di Paratici, a cui Agnelli ha affidato le mosse decisive per capire chi sarà il prossimo tecnico bianconero. Avete voluto separarvi da Allegri? Bene, fate voi. Basta che non portate Conte. Più o meno è stato questo il messaggio che il presidente ha consegnato al suo ds e a Pavel Nedved. Si giocano molto, i due: per citare lo zio Ben, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. E loro ora hanno il compito di ricostruire la Juve, nel momento più difficile per una missione di questo tipo. 

Paratici si gioca molto, ma ha anche il compito che tutti vorrebbero: sta costruendo la sua squadra, una Juve che per la prima volta sarà tout court davvero sua. Per questo, si muove non soltanto sull'allenatore, che salvo sorprese sarà Maurizio Sarri: prova il colpaccio Pogba e manda Cristiano a tentare De Ligt. Aspetta al varco per capire se davvero la Fiorentina di Commisso non cederà Chiesa, riallaccia i contatti per soffiare alla Roma il talento Zaniolo. E studia un piano per arrivare a Romagnoli, capitano del Milan non uscente ma che potrebbe uscire. Anche dall'Europa.

L'allenatore, dicevamo, sarà Sarri. La vicenda ha assunto tratti grotteschi, soprattutto sui social network. Qualsiasi spunto, anche del tutto insignificante, diventa buono per rilanciare il nome di Pep Guardiola. E chi replica con le parole dello stesso catalano, che ha sempre detto di non avere alcuna intenzione di vestire il bianconero, si vede accusato di essere un cialtrone. Un detrattore del lavoro della Juventus, come se Sarri fosse davvero un'alternativa e non un signor piano A. Molto rischioso per ripartire, perché ha bisogno di tempi e poi alla Juve non sempre gli innovatori hanno avuto fortuna, ma è il nuovo che avanza ed è anche una bellissima storia: il dipendente della banca che va a guidare i campioni d'Italia. Come si può rimanere indifferenti?

Su Guardiola, da queste parti, siamo sempre stati coerenti. Suggestione e spiragli, ma di fatto da Manchester sono sempre arrivate chiusure. Pubbliche e private, con Pep che anche a chi gli è stato vicino ha confidato di non immaginarsi alla Juve, nell'immediato e probabilmente mai. Poi nel mercato mai dire mai, e allora lasciamo la porta aperta. In ultima analisi, non è neanche chiaro perché il nome dell'allenatore sia diventato così centrale per la Juve: non lo è mai stato, nella storia bianconera. Conte arrivava dalla Serie B, Allegri è stato scelto nel giro di due giorni, Lippi era reduce da un settimo posto col Napoli e Trapattoni aveva allenato soltanto per un anno, terzo col Milan. Insomma, l'allenatore di grido non è mai stato sentito come un'esigenza in casa Juve, e anche giustamente: in campo non va il tecnico, ci vanno i giocatori. E da questo punto di vista che si può stare ancora più tranquilli: è la prima volta che sceglie l'allenatore, ma lì Paratici ha sbagliato quasi mai. 

Tornando a Sarri, l'unico vero dubbio è quello relativo a questi lunghissimi tempi d'attesa. Sei milioni sono davvero un ostacolo per la Juventus? Il Chelsea che lo ha messo in discussione per tutto l'anno all'improvviso non vuole privarsene? Aggiungiamo che il toscano si è già esposto parecchio in direzione Torino, quasi subodorando la possibilità che in realtà alla Continassa stiano vagliando un piano B che poi sarebbe A, ma non ci complichiamo la vita con l'alfabeto. In ultima analisi: tutto fa pensare che Sarri allenerà la Juve, ma Sarri non allena ancora la Juve; liberarlo non dovrebbe essere semplice, ma neanche così complicato. Paratici si dimostra tranquillo, ma il dubbio se sia la tranquillità di chi sa cosa sta facendo, o se invece sia quella ostentata da chi è semplicemente alle prese con la decisione più complicata della sua carriera. Sarebbe tutto molto umano. E in fin dei conti, il messaggio rimarrebbe quello. Ci si può fidare di Fabio Paratici.