E alla fine arriva Sarri. I dubbi e il piano B di cui la Juve non ha bisogno

La Juve aspetta ancora, Guardiola resta una suggestione aperta. Ma Sarri non merita di essere solo un'alternativa. Conte vive il suo primo giorno all'Inter
04.06.2019 01:10 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
E alla fine arriva Sarri. I dubbi e il piano B di cui la Juve non ha bisogno

Guardiola, Guardiola, Guardiola, e alla fine arriva Sarri. Da qui a qualche giorno, rischia di essere questo il riassunto dell’attesa dei tifosi della Juventus per il nuovo tecnico. Intendiamoci: da queste parti non abbiamo certezze da dare, ma soprattutto domande da porre. Tutto fa pensare che sarà Maurizio Sarri l’uomo del nuovo corso bianconero, ma una porticina alla suggestione Guardiola la lasciamo aperta. Anche perché, se cento colleghi ti raccontano che Pep è più di un sogno e niente affatto una chimera, hai due strade: o dai del cretino a molti, oppure accetti che le diverse versioni corrispondano a diverse piste che la Juve segue o ha seguito. Dato che non ci piace dare del cretino a nessuno, e che comunque vada un tentativo per arrivare a Guardiola c’è o c’è stato, non prendiamo posizione in un racconto giornalistico che pare diventato una guerra tra fazioni, e proviamo a raccontare quel che vediamo coi nostri occhi.

Di sicuro, e ne ha scritto bene Michele Criscitiello su TMW, molti si stanno giocando la propria credibilità, anche per l’asprezza coi toni con cui l’una parte smentisce (o prova a farlo, il redde rationem arriverà per tutti) l’altra. Qui poco interessa, anche perché ai tifosi bianconeri interessa ancora meno quale campana ascoltare. Quel che importa è che al 4 giugno la Juve non abbia deciso chi sarà il proprio tecnico, o come minimo non abbia dato particolari indicazioni che una decisione di questo tipo sia stata presa. Arrivati a tanto, con la questione allenatore che inevitabilmente si trascina da oltre un mese, è un grosso rischio che comunque la Vecchia Signora si sta prendendo. Perché Guardiola è Guardiola, ma Sarri non è l’ultimo arrivato e invece rischia di diventare, a livello mediatico e non solo, quel piano B che non merita di essere. E di cui, soprattutto, la Juve non ha bisogno, per mostrarsi forte nella transizione, sua e delle concorrenti che affilano le lame.

È una cosa difficile da chiedere, soprattutto se Agnelli & Co si stessero giocando le ultime cartucce per provare ad arrivare a Guardiola (o Klopp), ma diventa sempre più urgente che dalla Juve facciano trasparire una presa di posizione chiara. Del fatto che il titolo in Borsa voli lasciamo volentieri disquisire altri: è sul piano del proprio progetto sportivo che la società bianconera si sta mostrando incerta, come mai l’avevamo vista o immaginata. È davvero possibile che la Juve abbia il dubbio? E che magari rischi di restare col cerino in mano (ribadito che Sarri non lo sarebbe, ma lo sembrerebbe), dopo aver lasciato proliferare voci e indiscrezioni, senza smentire in maniera categorica? Crediamo di no, ma è il momento di riaprire le bocche cucite. Poi voci e indiscrezioni potrebbero anche continuare ad affastellarsi, ma quantomeno a dispetto di una presa di posizione chiara.

Guardiola o Sarri, peraltro, porterebbero entrambi tutta una serie di incognite, alle quali questa lunga gestazione prepara. Il catalano sarebbe una seria ipoteca sulla prossima Champions, nonostante non la vinca da anni: un bel sogno, vederlo allenare CR7, ma anche il secondo grosso azzardo in due anni. A livello sportivo, sia chiaro: sul fronte economico e commerciale l’Adidas gli farebbe ponti d’oro e la Juve ne andrebbe comunque a guadagnare. Il toscano, viceversa, porterebbe con sé la grande incognita di una rivoluzione tecnico-tattica della squadra, e sua personale a livello di gestione mediatica, che andrebbe fugata nel minor tempo possibile. Per fortuna, gli stimoli a vincere (qualora ve ne fosse davvero bisogno) arrivano dalla concorrenza. A Milano, Antonio Conte ha vissuto il suo primo giorno da interista. Non sarà presentato in conferenza stampa, immaginiamo anche per evitare fin quando possibile la domanda più banale, pruriginosa ma anche doverosa: quella sul numero degli scudetti vinti dalla Juve. Battere il proprio passato, e chi pensa solo agli anni d’allenatore ne dimentica tredici da giocatore, è un motivo in più per iniziare a costruire sin da subito il proprio futuro.