Bonucci e non solo: Juve, serve chiarezza. Dove punta la bussola? Milan, Inter e Napoli all'assalto: il paradosso di una squadra con meno pressioni

Nasce a Bari il 23.02.1988 e di lì in poi vaga. Laurea in giurisprudenza, titolo di avvocato e dottorato di ricerca: tutto nel cassetto, per scrivere di calcio. Su TuttoMercatoWeb.com
 di Ivan Cardia Twitter:   articolo letto 35495 volte
Bonucci e non solo: Juve, serve chiarezza. Dove punta la bussola? Milan, Inter e Napoli all'assalto: il paradosso di una squadra con meno pressioni

Alla fine arriva il Milan. L'affare Bonucci è stato rapido, ma non indolore, per i tifosi della Juventus. Nel giro di poche ore si è passati da qualche indiscrezione all'annuncio della cessione più sorprendente degli ultimi anni. La permanenza del difensore centrale, dalla lite con Allegri pre-Porto in poi, è stata un'ipotesi sempre viva, ma a un certo punto sembrava che si fosse arrivati ad allontanarla. Qualche tweet, alcune dichiarazioni, il rinnovo alquanto recente e per un periodo lungo. Poi, l'accelerata improvvisa, da tutte le parti: la Juve e Bonucci che decidono di separarsi, il Milan che fiuta l'affare e piazza il colpo. Da novanta, per i rossoneri: pur essendo un difensore, a livello di tempra Bonucci è un rinforzo tale da cambiare le carte in tavola. Dà credibilità al progetto rossonero, che con lui, Biglia e un attaccante di livello europeo, può puntare scudetto. Sulla fascia da capitano, ecco, magari stendiamo un velo pietoso. Lo stato attuale del Milan, però, non è colpa di chi lo gestisce (bene) oggi, ma di che ce lo ha portato. In casa Juve, soprattutto da parte dei tifosi, un po' come faceva la sinistra italiana con la sconfitta, è invece nata l'analisi della cessione.

 

Lasciamo da parte gli imbecilli, che al riparo (inesistente) dallo schermo del computer dicono cose vomitevoli alla famiglia e ai figli di Bonucci. I tifosi "normali", cioè non cretini, sono invece divisi. E tutte le posizioni, finché restano nell'alveo di ciò che si può dire e pensare, sono comprensibili: normale che qualcuno sia deluso da Bonucci, o che altri accusino Allegri, o ancora c'è chi se la prende con la società e chi invece condivide l'operato del club. Davanti a un evento del genere, ognuno reagisce come vuole. Fra tutte le parti in causa, il meno "colpevole", se di colpevoli ha senso parlare, è il tecnico. Anzitutto, è ingeneroso dire che non sappia gestire i campioni, facendo riferimento al caso Pirlo: la "cacciata" dal Milan non fu decisa da Allegri, come ebbe a chiarire quest'ultimo in tempi successivi. Alla Juve, peraltro, i due si sono ritrovati e non sembravano avere tutti questi problemi. Tornando a Bonucci, si può capire un tecnico che non vuole allenare un giocatore con cui qualcosa si è rotto a livello umano: la fiducia, nel calcio come nella vita, è alla base di tutto. Oggi Allegri, per qualcuno, è un allenatore sopravvalutato: come si dimenticano in fretta tre anni di vittorie.

 

Sugli altri fronti, qualche responsabilità vi potrebbe anche essere. Di Bonucci, per esempio: si era costruito l'immagine e l'idea di una colonna della Juve, di una bandiera. E per amore della maglia si fa di tutto. Il paragone è eccessivo, ma Del Piero, sotto la gestione di Capello, ha dovuto ingoiare una serie non indifferente di rospi, senza mai pensare a cambiare aria. Della società, poi: cedere o non cedere un giocatore è una decisione legittima. Come scegliere di puntare su un tecnico che fin qui ha sbagliato poco o nulla. Però a livello di comunicazione si poteva fare meglio. Non escludere per mesi la cessione di Bonucci, che non è stata decisa né ieri né l'altro ieri. Oppure, a cose fatte, dare una spiegazione. Cedi un capitano in pectore e non spieghi perché? Si può fare di meglio, molto meglio. E quella verità, di cui ha scritto Barzagli via social, sarebbe bene che fosse nota. Altrimenti si dà il la a indiscrezioni di ogni sorta. Le verità di oggi su Cardiff fanno un po' ridere: chi sapeva ha già scritto, ora si cerca solo la pezza a colori. L'immagine di uno spogliatoio disunito stride con tante dichiarazioni, ma senza nessuna spiegazione tutto diventa lecito. Qualsiasi sussurro, qualsiasi fake news diventa credibile, se a monte manca chiarezza. 

 

La chiarezza, soprattutto, la vorrebbero i tifosi sulla direzione che prenderà il mercato. A oggi, di certo, vi è Douglas Costa: a mio parere, un buon giocatore, ma che non sposta gli equilibri. Schick sembrava certo ma ora è congelato: anche lì, serve un po' di trasparenza. In assenza di notizie certe, si scrive, in maniera anche un po' indelicata, della salute del centravanti. Che però dopo le visite mediche è tornato a giocare con la sua Under 21: manca un passaggio logico in tutta la vicenda. Sugli altri fronti, siamo ancora in attesa che la Juve bussi davvero sul tavolo. Szczesny e De Sciglio sono buoni innesti, ma di contorno. In difesa, onestamente, non farei follie per Manolas: la Juve ha già bloccato Caldara e De Vrij, per il futuro possono bastare. Per l'immediato, si potrebbe cercare di anticipare uno dei due arrivi, ma i quattro difensori in rosa (Benatia, Chiellini, Rugani e Barzagli) potrebbero anche bastare. A centrocampo non voglio ripetermi: punterei con decisione Kroos, o un giocatore di quel livello. È la caratura, più che le caratteristiche tecniche, a poter fare la differenza. Fra gli altri nomi, meglio Matic di Matuidi: vedremo. In attacco, sarebbe un peccato se dovesse sfumare la possibilità di arrivare a Keita: è acerbo, ma un talento come il suo è raro. Bene Bernardeschi, anche se qualcuno storcerà il naso: il ragazzo ha i numeri ed è stato il migliore sia della Fiorentina che dell'Under 21. Non capisco perché sottovalutarlo. Non darei mai via Pjaca, se integro: è stato sfortunato, ma ha mostrato sprazzi di genio. Serve, comunque, trovare un modulo che dia una collocazione tattica ideale a tutte le pedine.

 

Non avete letto fin qui mezza riga su quel che la Juve farà. A questo punto, mi sembra quasi insondabile e tanto vale dire cosa penso che la Juve debba fare. Ritrovare la bussola, o almeno dare dei segnali che non sia mai stata persa. L'addio di Bonucci lascia un po' di sgomento e blocca alcune possibilità. Per dirne una, personalmente avrei ceduto Higuain davanti a un'offerta da 100 milioni, per puntare magari su Belotti. A questo punto, però, sarebbe un pessimo segnale. Discorso diverso per Alex Sandro: lo terrei e spero che la Juve lo tenga. Il brasiliano, semmai, può essere il contrappasso positivo della cessione Bonucci: meglio sacrificare il viterbese che l'ex Porto. In questo scenario non proprio entusiasmante, di buono c'è che la Juve sembra avvicinarsi al prossimo campionato con meno pressione degli avversari. Il che è un paradosso, visti gli anni recenti, ma tant'è. Al 18 luglio, tutti si aspettano che il Napoli ripeta la seconda parte della seconda stagione; che il Milan, dopo aver giocato a Football Manager, riscatti gli anni bui; che l'Inter piazzi un paio di colpi su una rosa già buona e torni competitiva. La Juve, inconsapevolmente o meno, la vediamo tutti un po' indietro, quasi in balia degli eventi. Potrebbe essere un'arma in più, se davvero qualcuno commettesse l'errore di sottovalutarla.