Gli eroi in bianconero: Sebastian GIOVINCO

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
26.01.2011 16:15 di Stefano Bedeschi  articolo letto 3021 volte
© foto di Filippo Gabutti
Gli eroi in bianconero: Sebastian GIOVINCO

Soprannominato “Formica atomica” per via del suo fisico minuto (1,64 per 62 chili), nasce a Torino da mamma calabrese di Catanzaro e da padre di Bisacquino, paese in provincia di Palermo. Eredita il nome dal nonno, che in realtà si chiamava Sebastiano, troncando la “o” finale.

La sua statura limitata ed il suo fisico leggero non gli impediscono di essere considerato una delle migliori promesse del calcio italiano ed uno dei giovani calciatori più talentuosi in circolazione. Preferisce giocare da trequartista, ma può ricoprire anche il ruolo di esterno di centrocampo e seconda punta. Rapidità di esecuzione, visione di gioco e dribbling sono alcune delle migliori doti che lo contraddistinguono, insieme ad una grande abilità nei calci piazzati.

Comincia a tirare i primissimi calci al pallone nel campetto di calcio al quartiere della Riber a Borgo Melano (Beinasco). Matura nelle giovanili della Juventus, con la quale compie tutta la trafila delle formazioni giovanili, vincendo tra il 2005 ed il 2006 il “Torneo di Viareggio” ed il campionato “Primavera”, alla fine del quale verrà premiato dal “Guerin Sportivo” quale miglior giocatore della fase finale del torneo.

Nella stagione 2006/07 conquista la Supercoppa e la Coppa Italia “Primavera”. Il 12 maggio 2007, a vent’anni, debutta in Serie B con la prima squadra: si gioca Juventus - Bologna, partita fondamentale per il ritorno della squadra bianconera in serie A, e Sebastian entra al posto di Palladino. Nemmeno il tempo di annotare la sostituzione e Giovinco, con una grande giocata, fornisce a Trézéguet l’assist per la rete del definitivo 3-1 in favore della Juventus.

Il 1º giugno 2007 esordisce nella Nazionale “Under 21” allenata da Pierluigi Casiraghi, giocando da titolare nella gara contro l’Albania, in un match v alido per la prima giornata di qualificazioni al Campionato Europeo del 2009.

La società bianconera, ritornata nella massima serie, decide di mandare in prestito i suoi giovani più promettenti, per permettere loro di “farsi le ossa”. Sebastian e Marchisio, emigrano ad Empoli, nell’ambito dell’operazione che porta Sergio Bernardo Almirón alla Juventus. Giovinco esordisce in Serie A il 26 agosto 2007, nel derby contro la Fiorentina, quando il Mister Luigi Cagni gli concede l’ultima mezzora, al posto di Antonini. La prima rete nella massima serie arriva il 30 settembre, quando realizza il secondo goal nella vittoria casalinga sul Palermo per 3-1. Il 4 ottobre esordisce anche in campo europeo, a Zurigo, in occasione della partita di ritorno del primo turno di Coppa Uefa tra Empoli e Zurigo, conclusasi 3-0 in favore della formazione elvetica. A fine campionato, l’Empoli retrocede, ma Giovinco chiude la prima stagione in Serie A con 6 goal in 35 partite. Grazie alle buone prestazioni, si aggiudica la sesta edizione del Premio “Leone d’Argento”, essendo stato votato attraverso Internet e da una giuria tecnica composta da giornalisti e rappresentanti del tifo empolese.

In estate, è convocato dalla Nazionale olimpica per partecipare al Torneo di Tolone, durante il quale disputa cinque gare, mettendo a segno due reti; Giovinco è premiato come miglior giocatore del torneo. Nel luglio successivo partecipa ai Giochi olimpici di Pechino, dove disputa quattro partite, realizzando una rete contro l’Honduras nel primo incontro.

Il 26 giugno 2008 la Juventus lo richiama a Torino. Disputa la sua prima partita stagionale in bianconero il 26 agosto, nella gara di ritorno del terzo turno preliminare della Champions League, contro l’Artmedia. Il 24 settembre dello stesso anno, contro il Catania, gioca la sua prima partita in bianconero in serie A. Il 7 dicembre, nel match contro il Lecce, segna, con uno splendido calcio di punizione, il goal del momentaneo 1-0 per i bianconeri. È nuovamente protagonista il giorno del suo esordio in Champions League, il 30 settembre contro il Bate, fornendo due assist per le reti di Iaquinta che valgono il 2-2 finale. Nella partita di ritorno, conclusasi 0-0, Sebastian fallisce un calcio di rigore, tirando sopra la traversa. Da ricordare anche la grande prova casalinga contro il Bologna, culminata con una sonante vittoria per 4-1. Sebastian, insieme a Del Piero, è il protagonista assoluto, deliziando il pubblico con grandi giocate e con uno splendido goal. Nella sua prima stagione con la Juventus può vantare 3 reti in 27 presenze.

Viene convocato per l’Europeo “Under 21” in Svezia, nel quale l’Italia sarà eliminata in semifinale dalla Germania. Con questa partita, che lo ha visto tra i migliori in campo, si chiude il suo ciclo in “Under 21”. L’esperienza all’Europeo è comunque positiva per Sebastian, infatti è inserito dalla Uefa sia nel “Dream team” della competizione, che nella lista dei dieci giocatori che maggiormente si sono messi in mostra durante la competizione.

La stagione 2009/10 è negativa, come per tutta la Juventus. Giovinco riesce a trovare spazio quando Ferrara (nuovo Mister bianconero) adotta il 4-2-3-1. È protagonista nella roboante vittoria (5-1) contro la Sampdoria. Quando Zaccheroni subentra a Ciro, Sebastian non riesce praticamente più a vedere il rettangolo di gioco, anche a causa di numerosi problemi fisici. Il tabellino finale parla di 19 presenze ed un goal, realizzato nella partita casalinga contro il Napoli, persa per 2-3.

«La mia stagione? Personalmente non ho nulla da rimproverarmi, penso di aver giocato bene le poche partite che ho disputato», spiega la “Formica atomica”. «Fin quando sono stato in campo, la Juve era seconda in classifica. Poi, all'improvviso, sono stato messo da parte e da lì il bilancio personale ha rispecchiato quello della squadra: peggio di così non poteva andare. Perché sono stato estromesso dalla squadra? Il motivo non l'ho capito e non riesco a darmi una spiegazione, però mi ha dato parecchio fastidio. Fino alla trasferta contro il Bordeaux di Champions avevo giocato con una certa continuità, poi il black out, nei mesi successivi non ho più sentito da parte di tutti, staff tecnico e società, la considerazione che aveva di me fino a tre giorni prima. Se Ferrara fosse rimasto, probabilmente avrei chiesto un confronto con lui. Invece se n'è andato. Così, l'unica consolazione che mi è rimasta è l'aver fatto bene quando ho avuto la possibilità di esprimermi. Quando si punta su un giocatore bisogna metterlo nelle condizioni di rendere al meglio. Se mi avessero messo in quelle condizioni, forse sarei riuscito anche a dare di più».

Nell’estate del 2010 arriva “Gigi” Delneri ed il suo 4-4-2 non prevede l’utilizzo del trequartista. Giovinco capisce che non c’è più posto. «Tutti sanno quali sono le mie caratteristiche. Io con il 4-4-2 ho giocato sia nell'Empoli, sia con Ranieri largo a sinistra e so adattarmi a diversi ruoli, posso essere esterno o centrale di centrocampo o seconda punta. Certo, se Delneri chiede agli esterni di essere i quinti di difesa, allora quello non è il mio mestiere. Il mio sogno è quello di continuare con la Juve. Però se non c'è considerazione, è giusto cambiare aria, anche se sono consapevole che separarmi da questa maglia sarebbe per me una decisione estremamente difficile da prendere».

Così, Sebastian chiede di essere ceduto: «Se la società non mi vuole cosa ci sto ancora a fare qui? Dopo due stagioni, non passo un altro anno ad ammuffire in panchina, non avrebbe davvero senso. Penso anche di non meritarmela la panchina. Anzi, non me la merito di sicuro per come mi sono comportato dentro e fuori il campo. Certo, mi priverei di una squadra forte, di un club nel quale sono cresciuto, che mi ha dato tanto ed al quale ho dato tanto, dei tifosi che mi hanno sempre sostenuto. Però voglio giocare con continuità, in questo momento è l'unica cosa che chiedo: potermi divertire scendendo in campo. Solo in questo modo potrò ritrovare quell'entusiasmo che è venuto a mancare, non solo a me ma a tutta la squadra. Se sarebbe un fallimento lasciare la Juve? Da parte mia no, semmai lo sarebbe per la società perché non ha creduto in me. Penso che alla lunga avrò ragione io: sono più che convinto che se ne pentiranno. Avrei potuto dare molto di più se mi avessero messo nelle condizioni di farlo».

Il 5 agosto 2010 passa al Parma in prestito oneroso (un milione di Euro pagabile in tre anni) con diritto di riscatto per la metà del cartellino fissato a 3 milioni pagabili anch’essi in tre anni.