Gli eroi in bianconero: Piero MAGNI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
25.03.2021 10:28 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Piero MAGNI
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Da quando, nel 1929, è stato istituito il campionato a girone unico – si legge su “Hurrà Juventus” del marzo 1974 a firma di Guido Magni – sui campi della massima divisione sono passati più di diecimila giocatori, ma uno solo è riuscito nell’ardua impresa di ricoprire nel corso della sua carriera tutti e undici i ruoli, dal portiere all’ala sinistra. Si tratta di Piero Magni che per sette anni, dal 1942 al 1948 difese i colori della Juventus e a cui, a giusta ragione, va il titolo di «superjolly».
Nato a Varese il 20 marzo 1919 Magni si mise in luce nella squadra della sua città che allora militava in serie C nel ruolo di mezzala. A vent’anni era uno dei più promettenti attaccanti italiani. Se lo accaparrò il Liguria nell’estate del 1940, proprio quando il nostro paese veniva trascinato nella seconda guerra mondiale. La compagine genovese che militava nella serie cadetta alla fine della stagione 40-41 otteneva la promozione alla serie A. Fin quando visse all’ombra della Lanterna Magni rimase fedele al suo posto di attaccante. Fu soltanto quando rivestì la maglia bianconera che Piero cominciò a rivelare le sue straordinarie attitudini di adattamento a ogni compito e impiego nel quadro della impostazione tattica di una compagine. Comunque la storia del record cronologicamente comincia con il suo debutto nella massima divisione, sempre nelle file del Liguria.
Il campionato 41-42 si aprì per la compagine genovese neopromossa con una trasferta a Torino contro i granata. Sul campo di via Filadelfia, il 16 ottobre 1941, Magni cominciò la sua (allora inconscia) scalata al record indossando la maglia numero otto. L’esordio nella massima divisione non fu fortunato per il ragazzo varesino. Non solo perché il Liguria venne sconfitto per 3-2, ma anche perché al 23° minuto della ripresa Piero dovette abbandonare il campo, vittima- di un infortunio. Per tutta la stagione l’aspirante superjolly rimase fedele al ruolo di interno destro, tranne la solita eccezione che conferma la regola e che gli permise di compiere il secondo passo verso il raggiungimento del primato.
Alla 21” giornata, il 22 marzo 1942, in occasione dell’incontro casalingo con il Modena venne schierato centravanti. E in quella partita (vinta per 2-1) Magni riuscì a mettere a segno il primo e unico gol di quel campionato. Lo incasso Sentimenti IV che difendeva in quella stagione la porta della compagine emiliana, che con Piero doveva ritrovarsi l’anno dopo sotto la stessa bandiera juventina, che doveva anzi dargli modo di compiere quello che è considerato il colpo decisivo per il completamento del singolare primato.
Fu appunto all’undicesima giornata del campionato 1942-43 che Magni si trovò a disputare una partita di campionato nell’inusitato (per lui) ruolo di portiere. Come andò ce lo racconta Sentimenti IV. «In quell’anno io ero militare a Modena in artiglieria. Eravamo in piena guerra e, di tanto in tanto, per esigenze di carattere bellico restavamo consegnati in caserma, senza ottenere il sospirato permesso per potere, la domenica, adempiere ai nostri obblighi di calciatori. Il 13 dicembre 1942 il calendario assegnava alla Juventus la trasferta di Trieste. Io ero abituato a raggiungere i compagni direttamente dalla caserma di Modena senza passare per Torino, anche perché le autorità militari il via me lo davano nel tempo strettamente utile per prendere un treno e recarmi nella città dove doveva giocare la Juventus. Quella settimana, però, proprio quando ero già in procinto dl partire per Trieste vennero sospesi i permessi. Non mi restò che spedire un telegramma per avvertire la società. Senonché il dispaccio alla sede juventina venne recapitato quando la partita era già stata giocata». Mentre «Cochi›› dormiva fra due guanciali, convinto che la Juventus fosse ricorsa per la sua sostituzione a Perucchetti, la comitiva bianconera partiva per Trieste senza portiere, altrettanto convinta di trovare Sentimenti IV puntuale all’appuntamento nella città giuliana. Fu così che a causa del disservizio postale la Juventus dovette presentare a Valmaura un portiere improvvisato. Appunto Piero Magni che non se la cavò neppure tanto male. La partita si concluse in parità. Per i bianconeri segnò Sentimenti III; Tosolini pareggiò battendo l’insolito guardiano juventino.
«La squadra della Juventus è arrivata allo stadio in tram – si legge su “La Stampa” del 14 dicembre 1942 – in tanti tram, successivi, con i giocatori... sparsi un po’ dappertutto, ed è arrivata alle 14,50. Subito Rosetta annunciò, imbronciato, la grossa novità: il portiere Sentimenti IV, che compie il servizio militare a Modena, non aveva potuto raggiungere i compagni, né un telegramma urgentissimo era arrivato a far accorrere Perucchetti. La Juventus senza portiere dunque? Pressapoco; fra i pali stava infatti per collocarsi Magni, il mezzo-sinistro acquistato dal Liguria, il quale avrebbe dovuto ieri sostituire Ventimiglia all’ala sinistra. Invece Ventimiglia fu riconfermato in fretta e furia e Magni spese la mattinata nella ricerca di maglione, berretto, guanti e ginocchiere, sempre sperando in un arrivo in estremis di Sentimenti. Ma alle 14,56, i bianco–neri si schierarono sul rettangolo e Magni era in porta con un grosso fardello di responsabilità e un certo panico».
La domenica successiva (20 dicembre 1942) nella partita casalinga con il Genoa, vinta per 3-2, da portiere Magni passava all’ala sinistra giungendo a «quota quattro» in fatto di posti occupati. Con la maglia numero undici proseguiva il campionato compiendo comunque un paio di eccezioni. Quanto bastava, tuttavia, per debuttare il 7 marzo 1943 (Juventus-Bari 5-0) con il numero dieci.
Quando dopo la guerra riprese l’attività calcistica su scala nazionale Piero Magni consolidò la sua fama di «uomo dovunque». Nel 1946-47 ruotando in sei ruoli diversi indossò per la prima volta altre tre nuove maglie. Quella numero quattro il 28 ottobre 1945 alla terza giornata a Torino contro il Modena (1-0); quella numero sette alla quinta il 18 novembre a San Siro contro l’Inter (2-2); quella numero due alla ventiseiesima il 14 aprile 1946 a Vicenza (2-1). Nel 1947-48 il «nostro» passò ancora attraverso una mezza dozzina di ruoli, di cui due erano per lui ancora vergini. Nella undicesima giornata (8 dicembre 1946: Bologna-Juventus 0-0) venne impiegato mediano sinistro; nella ventiquattresima (16 marzo 1947: Torino-Juventus 1-0) occupò il posto di terzino sinistro.
Erano ormai dieci i ruoli che Magni era riuscito a occupare. Ne restava uno solo, quello di centromediano. Piero dovette aspettare quasi tre anni prima di completare l’inseguimento alla maglia numero cinque, quella che gli avrebbe permesso di fregiarsi del titolo di superjolly. Nel 1948-49, passato alla Lucchese, pur continuando a essere utilizzato in ogni reparto, gli toccò di restare a bocca asciutta. L’anno successivo venne trasferito al Genoa che nel posto proibito aveva un fior di giocatore, Cattani, che non mollava mai una partita. Alla 27 giornata, però, il titolare dovette dare forfeit e Magni riuscì finalmente a indossare quella famosa maglia che ancora mancava alla sua collezione.
A Torino in via Filadelfia aveva cominciato la scalata al primato, a Torino allo stadio comunale doveva concluderla proprio contro la Juventus che ai rossoblu inflisse una severa lezione: 6-1! L’avversario diretto di Magni quel giorno era Gianpiero Boniperti che, però, riuscì a segnare soltanto quando Piero dopo il terzo gol aveva cambiato posto dando l’incarico di controllare l’attuale presidente bianconero a Castelli.