Gli eroi in bianconero: Luigi CEVENINI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
16.03.2015 10:39 di Stefano Bedeschi  articolo letto 1949 volte
Gli eroi in bianconero: Luigi CEVENINI

Nato a Milano il 13 marzo 1895. Passa agli archivi come Cevenini III (è infatti il terzo di cinque fratelli esibitisi contemporaneamente negli anni eroici del nostro calcio), per la lingua pungente ed instancabile viene comunque ben presto soprannominato Zizì. Personaggio bizzarro, ma calciatore sublime, si disimpegna nei ruoli più disparati e sempre con classe limpidissima e grande intelligenza tattica. Indossa per un quadriennio la maglia dell’Inter con la quale lega il suo nome allo scudetto 1920. Nel 1921 raggiunge la Novese (dove vince il campionato 1922) e rientrato all’Inter si separa definitivamente dai colori neroazzurri nel 1927 per approdare alla Juventus dove l’attende l’ingrato compito di sostituire l’ungherese Hirzer (la famosa gazzella) che ha dovuto lasciare la Penisola per una norma della Federazione che vieta agli stranieri di prendere parte al nostro campionato. In bianconero rimane fino a trentacinque anni suonati collezionando in tre stagioni 69 presenze (67 in campionato e 2 nella Coppa dell’Europa Centrale) e 21 goal in campionato. Con la Nazionale A, della quale è 7 volte capitano, è azzurro in 29 occasioni e realizza 3 goal.

VLADIMIRO CAMINITI: La Juventus ingaggia Zizì, il terzo di questi fratellastri sempre affamati e sempre affumati (il fumatore più incallito è lui, va anche in campo con la sigaretta infilata dappertutto), per sentirsi più forte, le ambizioni con l’avvento della Famiglia Agnelli sono naturalmente cresciute. Zizì arriva con Barisone, Galluzzi e Mario Varglien; si va a tentoni, il falso conte (Mazzonis non ha le velleità di mostrarsi di sangue blu) cerca di affidare a Carlo Carcano alessandrino giocatori validi. E Zizì Cevenini gode fama di essere un autentico virtuoso, un fenomeno del dribbling e del goal di possesso come non se ne sono mai veduti, ed in effetti, questo trentaquattrenne dal naso grifagno, dal taglio del labbro vizioso, mezzo storto mezzo gobbo, che calza scarpe di cuoio di sua (e dei fratelli) fabbricazione, merita tutta la sua fama. Per anni nell’Inter ha dribblato intere squadre, segnando e facendo segnare fantastici goal. È il simbolo di come l’italiano medio considera il calciatore di classe, un dribblomane, un solista senza padroni, un cane sciolto a caccia di emozioni speciali, che sgrida alla voce i compagni, che si sente il più bravo da dieci a zero e lo vomita in faccia a tutti. In allenamento, la sua abilità nel calciare da fermo era così assoluta da mettere spesso in crisi il grande Combi. Alla partita, cominciava a dribblare, con fanatico impegno, e guai a non passargli il pallone. Grifagno come il suo naso, ed ad ogni impresa pedatoria aduso, pur di arrivare al goal da solo, senza dovere chiedere l’aiuto di nessuno. E che non si osassero di non passargli il pallone; tanto la gente, in quei declinanti anni venti, si divertiva al calcio ancora da noi football, soltanto vedendolo giocare.