Gli eroi in bianconero: Luciano FAVERO

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
11.10.2018 10:30 di Stefano Bedeschi  articolo letto 4014 volte
Gli eroi in bianconero: Luciano FAVERO

Fra i calciatori che sono migliorati al punto di convincere anche gli scettici (impresa non da poco) c’è Luciano Favero. Ritenuto ingiustamente un grezzo elemento di pura forza, si è rivelato un difensore completo, a suo modo eclettico, poiché ha saputo ricoprire disinvoltamente anche il ruolo di libero dopo l’infortunio di Scirea nella finalissima intercontinentale di Tokyo. In realtà Favero, nato nell’ottobre del 1957 a Santa Maria di Sala, provincia di Venezia, ha saputo trasferire nel calcio la ferrea volontà delle sue origini contadine (sei fratelli) unita a una capacità di apprendimento che lo segnala fra i difensori più significativi della cosiddetta generazione di mezzo.

Favero, dopo i primi calci nella squadretta di un paese vicino, Calvi Noale, sempre nell’hinterland veneziano, passa per Varese, dove un certo Piemimonte lo conduce per il provino. I tecnici varesini lo dirottano alla Milanese, società vassalla che alleva giovani in nome e per conto della più rinomata consorella lombarda.

Succede, infatti, che Favero disputa un intero campionato nella Milanese, giocando al sabato sul campo di Piazzale Corvetto, allenatore Rumignani, un aspirante stratega che l’anno dopo (siamo nel 1977-78) lo porta con sé a Messina. Laggiù Favero, che non ha ancora venti anni, disputa trentasette partite nel campionato di Serie C.

È un terzino che bada al sodo, non proprio raffinato nel gesto ma estremamente efficace. Comincia così un grande pellegrinaggio in varie piazze del Sud (Messina, Siracusa, Salerno, Avellino) dove Favero matura tecnicamente affermando di pari passo la propria personalità agonistica.

A Salerno trova Facchin, ex ala sinistra del Torino nella seconda metà degli anni sessanta, ai tempi della prima gestione Fabbri, che lo trasforma da terzino di fascia in stopper centrale. Sarà un’esperienza importante, poiché in seguito Favero giocherà disinvoltamente sia stopper, sia terzino.

Di mezzo c’è una stagione quasi intera alla Rimini, dal novembre 1980 al 1981, dove il ragazzo veneto attira l’attenzione dei tecnici più qualificati. «Sono diventato stopper per necessità di squadra, dopo aver iniziato proprio da terzino. Le mie qualità migliori erano l’anticipo e il colpo di testa; mi sono sempre trovato bene sia nella marcatura stretta a uomo, sia nella zona. Ad Avellino ho giocato anche parecchie volte come libero».

A ottobre di quell’anno Giacomini lo raccomanda al Torino, al pari di Briaschi che sta a Vicenza, ma la società granata non ha mezzi e Favero viene ceduto all’Avellino. Nasce la coppia centrale Favero-Di Somma: fare goal al Partenio diventa molto difficile. Finché arriva la Juventus, nell’estate del 1984, che cerca un giocatore serio per sostituire Gentile. E lo trova in Luciano Favero, che nel frattempo si è sposato ed ha messo su famiglia.

«Ero a conoscenza delle trattative della Juventus per prelevarmi dall’Avellino e mandarmi alla Lazio, quale contropartita di alcuni giocatori; partii per le vacanze con la consapevolezza di vestire la maglia biancoazzurra laziale. Fu proprio in vacanza che ricevetti dalla società la notizia del mutamento di programma; la cosa mi lasciò letteralmente incredulo e la mia felicità esplose nel più vivo entusiasmo. Poi è sopraggiunta una fase all’insegna della paura di commettere errori; essere accanto a personaggi di fama mondiale, mi ha fatto scaturire un senso di inferiorità e di imbarazzo che ha creato delle difficoltà al mio rendimento iniziale. Soprattutto, ero deluso dalla consapevolezza di vedere i tifosi juventini titubanti a un mio impiego nella squadra bianconera; molto mi giudicavano non da Juventus. È stato un periodo molto duro, poi, in una partita casalinga contro il Napoli, sono riuscito ad annullare Maradona e la gente ha cominciato a scoprire anche Luciano Favero, quale protagonista delle vittorie della Juventus».

All’inizio della stagione 1985-86, in tema di esperimenti, Trapattoni confida un giorno ai cronisti amici che intende provare Favero libero. Chi ha un pizzico di confidenza con il Trap non può fare a meno di fargli notare che la Juventus, in alternativa a Scirea, ha già un libero di ruolo: Manfredonia. Ma Trapattoni replica che non vuole ritoccare un centrocampo che ha in Manfredonia e Bonini due pedine irrinunciabili. Quindi preferisce un difensore puro: «Scelgo Favero, perché secondo me ha tutti i numeri per poterlo fare».

Le vicende stagionali confermeranno puntualmente le previsioni e le scelte del tecnico. Trapattoni ha visto giusto, ma Favero ha saputo ripagare la fiducia in modo stupefacente.

Lascia la Juventus nel 1989 e in bianconero totalizza 201 presenze con due goal, vince uno scudetto, una Coppa Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea.