Gli eroi in bianconero: Humberto ROSA

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
15.04.2021 10:29 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Humberto ROSA
TuttoJuve.com

Il ‘61 è per la Juve anno chiave – scrive Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” del gennaio 1973 – determinante nel bene come nel male. È’ l’anno dello scudetto numero dodici, strappato in un finale entusiasmante all’Inter di Herrera; ma è anche, ahinoi, l’anno che chiude un ciclo di successi quinquennali, un’era di juventinismo.
E di «Bonipertismo», soprattutto. Capitan «Boni» lascia la squadra nel momento del trionfo, alla maniera dei grandi del passato (basta ricordare Combi), e una certa Juve finisce con lui. È la Juve grandissima e invidiatissima degli anni ‘50, sempre protagonista e spesso scudettata, ora grazie alle prodezze degli Hansen e di Praest, ora con i «tunnel» di Sivori e le capocciate di Charles il gallese. Di queste due realtà bianconere Boniperti è ideale tratto di unione, oltreché denominatore comune. Qualcuno si illude che la mancanza di Boniperti significhi qualcosa soltanto sul piano psicologico; ma i fatti, incontestabilmente, dicono il contrario.
Anche nel torneo ‘60-61, più ostico ed equilibrato del precedente, «Boni» è stato il catalizzatore del gioco juventino, il regista ideale di un attacco fortissimo che sempre chiede rifornimenti. Chi farà altrettanto, l’anno dopo? Dal Padova che fu di Rocco arriva Humberto Rosa, la mezz’ala-rivelazione dei biancoscudati, sorprendenti sesti nel torneo precedente. È un acquisto saggio, Rosa ha esperienza e a ventinove anni garantisce sufficiente maturità tattica. Saprà inserirsi nel ruolo che fino a ieri è stato di Boniperti? No, chiaramente, certi paragoni sono assurdi.
Il campionato che va a incominciare dice che la Juve è cambiata parecchio, in peggio purtroppo, e che un altro Boniperti che sovraneggi a centrocampo e faccia pure gol non lo si trova, Rosa c’entra e non c’entra in questo che è più che mai fato. Ma chi è questo Rosa che arriva dal Padova accompagnato da giudizi estremamente confortanti? È un centrocampi sta vecchio stampo, che sa adeguarsi al gioco moderno meglio di tanti suoi colleghi di generazione e di scuola. La finezza e l’intuizione geniale vanno bene, ma solo quando non sono a scapito della sveltezza di manovra. Rosa, nel Padova, dirige il gioco e al tempo stesso rincorre l’avversario, e fin qui tutto bene. Ma un conto è lavorare in una squadra dalle pretese necessariamente contenute, come quella biancoscudata, e un conto è inserirsi nella formazione campione d’Italia, che si accinge ad affrontare la Coppa dei Campioni.
Che il salto sia forte si vede subito dal precampionato: Rosa non trova la posizione, corricchia spaesato, la squadra sente un gran vuoto a centrocampo, dove il solo Leoncini dà una mano, e le cinque punte non legano come in passato, anche se sono gli stessi uomini del campionato precedente. Così non può andare, e allora fuori Rosa sin dalla prima domenica di campionato, e dentro Nicolè: macché, peggio ancora, la squadra si ritrova subito a lottare sul fondo, e alla seconda giornata, a Padova, Rosa in tribuna vede gli ex-compagni sconfiggere al di là del punteggio (2-1) i frastornati bianconeri. E non si tratta di un fatto isolato: la squadra ha carenze in ogni reparto, anche la difesa stenta, Cervato e Colombo non si rimpiazzano facilmente.
A novembre viene l’ora di riprovare Rosa, rientro atteso e meditato da Parola, anche se determinato dalla assenza forzata di Sivori, squalificato. Si gioca a Palermo, contro i rosanero di Carletto Mattrel, di Burgnich, e dell’oscuro Metin (uno dei due turchi del campionato, l’altro è il viola Bartù), e Rosa interpreta con coscienza e senso tattico il ruolo affidatogli, anche se manca della necessaria personalità per comandare il gioco. Al suo fianco, dimostra di saperci fare un giovanotto del vivaio, già resosi utile l’anno prima, Mazzia si chiama; e siccome, con il rientro di Sivori di posti liberi in squadra ne resta uno soltanto, il sacrificato dovrà appunto uscire dalla coppia Rosa-Mazzia.
Chiaro che si tratta di un antagonismo relativo: con gli incidenti in serie che costellano il cammino della Juve in quel torneo infausto c’è spesso posto per entrambi. L’ex-patavino riesce anche a portarsi in zona-gol, e si scopre cannoniere quindici giorni dopo l’esordio palermitano, addirittura a San Siro contro il Milan. Ma proprio in quella partita naufraga come uomo di raccordo, coinvolto nella giornataccia dei suoi compagni, che beccano quattro pere da Altafini e una da Rivera già bambino prodigio.
Che fare? Niente, non c’è proprio nulla da fare, in un torneo che, ormai giunto a più di un terzo del suo cammino, promette alla Juve niente altro che amarezze. Resta la Coppa dei Campioni, e almeno qui le cose vanno decisamente meglio, per la Juve e per Rosa. Già, perché le cose migliori Rosa le fa vedere proprio nei primi due turni della manifestazione continentale, contro i greci del Panathinaikos e gli jugoslavi del Partizan. Soprattutto contro questi ultimi, negli ottavi di finale, Rosa disputa due ottimi incontri, firmando anche una delle cinque reti inflitte agli jugoslavi a Torino. Nel turno successivo, che sarà fatale ai bianconeri (contro il Real Madrid) Rosa non viene utilizzato.
Sullo slancio delle prove fornite in Coppa l’argentino si fa talvolta notare anche in campionato: è il caso della partita di Genova, contro la Samp, in cui Rosa è tra i migliori in campo e propizia due delle tre reti del successo. O del significativo pareggio contro la Roma all’Olimpico (3-3), con Rosa ancora a segno. Sono gli ultimi sprazzi di un torneo cominciato male e finito peggio: è scontato che molte cose cambieranno per il campionato successivo, e tra quelli che fanno le valigie c’è anche Rosa, che indubbiamente ha deluso, anche se non è stata soltanto colpa sua. Finisce al Napoli, dove cercherà con alterna fortuna momenti migliori. Peccato...