Gli eroi in bianconero: Giuliano SARTI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
02.10.2015 15:23 di Stefano Bedeschi  articolo letto 2505 volte
© foto di Federico De Luca
Gli eroi in bianconero: Giuliano SARTI

Portiere “vinci tutto” con la Grande Inter del Mago Herrera, è acquistato dalla Juventus nella stagione 1968-69, quale riserva ad Anzolin, in attesa che maturi la promessa Tancredi. 
Nasce a Castel d’Argile, in provincia di Bologna il 2 ottobre del 1933 e comincia la sua carriera nella Bondanese, nel ferrarese; a soli ventuno anni, si trasferisce a Firenze dove, l’anno successivo (stagione 1955-56) vince il suo primo tricolore. Sarti rimane in riva all’Arno per ben nove anni, prima di trasferirsi all’Inter, lasciando un grande rimpianto: non perché il suo sostituto, l’agile e funambolico Albertosi, non sia all’altezza, ma perché tifosi e dirigenti fiorentini si erano tanto affezionati al suo modo sereno di comandare la difesa.
Nella Grande Inter, Giuliano vince tutto: due scudetti, due coppe dei Campioni d’Europa, due Coppe Intercontinentali. Sono in molti ad affiancarlo, nella quotazione mondiale, all’indiscusso più grande portiere dei nostri tempi: il russo Yashin, il quale sportivamente avvalora questo giudizio.
Il suo stile e la sua personalità sono di quelli che fanno testo, che si citano a modello; sono la fusione ideale di doti atletiche meravigliose al servizio della più funzionale razionalità. Talento impeccabile del piazzamento, attenta costante concentrazione, tempismo perfetto negli interventi, sicurezza eccezionale nella presa. Il suo motto potrebbe essere: fare con istintiva naturalezza e con sobria efficacia le cose più difficili, facendole apparire facili, senza indulgere mai a plateali e inutili esibizionismi di qualsiasi genere.
Quante partite Sarti ha letteralmente salvato nella Fiorentina prima e nell’Inter poi! Ne vogliamo citare una che è rimasta particolarmente impressa nella memoria e che riguarda la Juventus. Era l’ultima stagione, in cui Sarti stava a guardia della rete viola: a Torino, Juventus-Fiorentina; risultato inchiodato sullo 0-0 senza che i due portieri fossero stati gran che impegnati. All’ultimo minuto Sacco azzecca un tiro al volo da una ventina di metri eccezionalmente potente e preciso che fila, apparentemente imparabile, nell’estremo angolino in alto a sinistra: sono in molti a gridare goal ma Sarti, con un balzo prodigioso, arriva puntualissimo a respingere in corner. Fu la sua unica parata in quell’occasione ma decisiva ed entusiasmante.
Purtroppo, Giuliano viene anche ricordato per la famosa “papera” di Mantova: è il primo giugno del 1967 e si gioca l’ultima giornata di campionato. L’Inter, di scena nel capoluogo virgiliano, è in testa alla classifica, con un punto di vantaggio sulla Juventus; il risultato è inchiodato sullo 0-0 ma, dopo pochi minuti del secondo tempo, Sarti si lascia sfuggire un innocuo cross di Di Giacomo, facendo terminare il pallone nella propria rete.
La Juventus batte la Lazio e si aggiudica il tredicesimo scudetto della sua storia; Giuliano è messo sulla croce, nonostante, appena una settimana prima, fosse stato il migliore in campo nella sfortunata finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic: «Viaggia sempre con me. Me la ricordano tutti, ci è costata uno spareggio. Hanno scritto molto, di tutto. Non ci sono misteri, né disegni: è stato un errore. Non c’era il vento, non c‘era il sole, volevo lanciare il pallone a Facchetti sulla sinistra, mi è sfuggito dalle dita. Tutto qui. Un errore che mi ha scosso e che però è ricordato, è entrato nella storia e nelle memorie. E questo, se vogliamo, è pure bello. I giornalisti mi chiamano quando c’è da ricordare una delusione, come la beffa dell’Inter il 5 maggio 2002 fa a Roma, e fanno i paragoni con la “papera” del 1967. Va bene, sono qui vivo e vegeto e ho una buona memoria».
Appena arrivato a Torino, sentenzia: «Sono stato benissimo a Firenze, il mio primo amore; bene anche a Milano che mi ha dato soldo e gloria. Ora sono alla Juventus, dove tutto è splendore, dove tutto parla di un passato antico e recente, carico di successi e di imprese grandiose».
Veste la maglia bianconera solamente quella stagione, collezionando dieci presenze: «A Firenze ho vinto il primo scudetto, a Torino nel 1969, penultima giornata, ho rivisto la Fiorentina Campione d’Italia. Quel giorno ha giocato Anzolin, io tifavo per la “Viola”».