Gli eroi in bianconero: Gino STACCHINI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
18.02.2020 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Gino STACCHINI

«Frequentavo le Magistrali a Forlimpopoli. Il Bologna venne a vedermi giocare tre o quattro volte, mediante l’osservatore Pasti. I rossoblu sembravano molto interessati alla mia figura, ma non mi presero mai, in seguito scoprii che al mio posto il club petroniano aveva reclutato nelle mie veci un altro grande attaccante, Ezio Pascutti. Pascutti era totalmente diverso da me; io ero veloce e amante del dribbling, avevo una buona tecnica; lui era solido, concreto, con un colpo di testa eccezionale. Sul finire della stagione 1954–55, si fece viva la Juventus, grazie all’interessamento del mio allenatore al San Mauro Pascoli, Tosolini: il provino con i bianconeri non fu totalmente convincente. Venni arruolato grazie alle mie abilità di scattista. Al termine del test, ci accordammo per una sfida: dovevo battere Boniperti sui cento metri. Ci riuscii, per tre volte. Così, divenni juventino».

Romagnolo di San Mauro Pascoli (Forlì), classe 1938, Gino Stacchini arriva alla Juventus nell’estate del 1955 e ha in comune con Muccinelli, il suo predecessore, il ruolo di ala e la gioia di vivere dei romagnoli. Rispetto al più anziano conterraneo ha però un grande vantaggio: la Juventus non ha grandi alternative nel ruolo e, con un allenatore come Sandro Puppo che ama i giovani e dà loro piena fiducia, Gino parrebbe avere la strada spianata. Invece, Stacchini fatica non poco a farsi largo, perché un altro giovane, Stivanello è il suo nome, ha più grinta ed è più concreto sotto porta, diventando di fatto il titolare quasi inamovibile della maglia numero undici.

La stagione successiva le cose non migliorano molto per Stacchini, tanto che la dirigenza pensa di cederlo; ma il nuovo allenatore, lo slavo Broćić, gli concede la propria fiducia, apprezzando la sua imprevedibilità, la capacità di inventare sempre e comunque qualcosa, anche a rischio di qualche figuraccia. È tutta la Juventus che quell’anno è diversa: sono arrivati fuoriclasse come Sivori e Charles e la consacrazione definitiva di Stacchini avviene il 17 novembre del 1957, a Bologna, in uno stadio pieno di romagnoli che fanno il tifo per la Juventus e per lui. Gino gioca una partita straordinaria: realizza un bellissimo goal e ne fa segnare altri due a Charles e Nicolè. La strada per la Juventus lanciata verso il titolo è in discesa: lo scudetto 1958, quello della prima stella, è anche la stagione della consacrazione di Gino, presente ventiquattro volte con sei reti.

Ha lo stesso dribbling di Muccinelli e, in più, la velocità e la profondità, giocando da ala classica che arriva sul fondo e pennella cross al bacio, molto invitanti per il grande John Charles. In più, Stacchini è ambidestro e calciare con il destro o con il mancino è la stessa cosa.

La Juventus continua a vincere e Stacchini contribuisce agli scudetti 1960 e 1961 e a due Coppe Italia: inevitabilmente arriva la chiamata in Nazionale. Debutta a Bologna, città del destino, contro l’Irlanda del Nord: Stacchini gioca una grandissima partita, vinta 3-2, grazie anche a un suo goal.

Gino è un ragazzo solare, un amico allegro dallo sguardo schietto e dal sorriso offerto con scariche nervose; ti scruta sempre con occhio stanco, quasi miope (è uno dei primi calciatori a indossare le lenti a contatto) e dolce.

Un giorno del 1968, deve interrompere la love-story con Raffaella Carrà, impegnata a seminare, sul piccolo schermo, sorrisi e dinamismo tersicoreo, mentre gli italiani stanno seduti davanti alla televisione. Si erano conosciuti, da ragazzi, sulle spiagge di Bellaria; e, ben presto, la simpatia si era trasformata in amore. La loro storia scatenò l’interesse dei rotocalchi rosa e quotidiani sportivi; furono fidanzati per quasi otto anni. Inevitabile che arrivasse, da parte di Gino, la richiesta di convolare a giuste nozze ma Raffaella disse di no, preferendo rinunciare all’amore per dedicarsi alla carriera. Stacchini, dopo aver sofferto molto (anche in campo) per la fine dell’amore, si sarebbe rifatto incontrando Lora, la ragazza che sarebbe diventata la donna della sua vita, rendendolo padre orgoglioso di Sabina.

Nel 1963 la Juventus acquista Menichelli e Stacchini è costretto a spostarsi a destra, ma i suoi scatti e le sue reti continuano a essere decisivi per la squadra. Vince ancora uno scudetto nel 1967, con Heriberto Herrera in panchina e con Zigoni e Depaoli a sfruttare i suoi numerosi assist.