Gli eroi in bianconero: Giampaolo MENICHELLI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
29.06.2019 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Giampaolo MENICHELLI

Da Roma, arriva nell’estate del 1963 e desta molto scalpore la notizia tra i tifosi della Vecchia Signora. Menico ha venticinque anni, è l’ala sinistra titolare della Nazionale, con alle spalle un Campionato del Mondo, in Cile nel 1962, e tante partite in giallorosso. Si tratta, insomma, di uno dei pezzi più pregiati del mercato estivo e, il fatto che sia riuscita la società bianconera ad accaparrarselo, è indiscutibilmente fonte di soddisfazione.

Menichelli trova una Juventus profondamente cambiata, con arrivi, di cui alcuni importanti e partenze, con un allenatore, Pablo Amaral, destinato presto a far le valige; tipo invero strambo, come strambo appare ai più il metodo brasileiro del 4-2-4 che intende far applicare a Sivori e compagni.

Si intuisce che Menichelli farà qualcosa di importante per la Juventus, ma l’ambientamento non è dei più facili. Il precampionato ammonisce i tifosi troppo ottimisti; la squadra, che pure tiene fior di campioni e, a tratti, gioca a massimi livelli tecnici, non è ancora pronta per diventare protagonista e per assaltare la fresca supremazia dell’Inter del Mago Herrera.

Il 1963-64 si apre con la spavalda affermazione casalinga sulla Spal dell’ex Cervato, 3-1; c’è folla sulle gradinate, anche se manca tra i bianconeri il nuovo campione, Menichelli, appunto, e gioca l’antico e atipico Stacchini, il dribbling sghembo e il guizzo sempre pronto. E Menichelli, sempre bloccato per infortunio, diserta anche Modena, seconda giornata, primo clamoroso tonfo contro i Canarini di Brighenti. La Juventus procede a balzi, non c’è regolarità nei risultati come non è per nulla stabile l’umore di Sivori capitano.

La terza giornata, è un mercoledì di primo autunno con sole e caldo estivo, improvvisamente la squadra si ritrova, e rifila quattro reti al Bari: Menichelli non c’è nemmeno stavolta. Esordisce la domenica dopo, a Genova e l’esordio coincide con una Juventus finalmente vincente e pimpante; il vecchio marpione Vincenzi deve fare i conti con un Menichelli non proprio imprendibile, ma già molto avanti con il recupero.

Improvvisamente, Amaral viene esonerato e arriva Monzeglio, gentiluomo di altri tempi, di garbo tardo ottocentesco e di austero portamento. Anche la Juventus che ne deriva è squadra d’altri tempi, nel senso che spesso si distrae dalle ferree leggi del risultato ad ogni costo e paga con moneta sonante queste pause. Bergamo, 23 ottobre; Atalanta che sembra il Real Madrid, e infila tre volte Anzolin, Menichelli annaspa, Sivori è squalificato e assiste al tracollo dalla tribuna.

Il seguito del torneo avrà anche momenti di gloria, come quello del 22 dicembre, Juventus batte Inter 4-1, con Menichelli che segna un grande goal; ma sarà chiaramente anno di transizione. Menico chiude con venti presenze e sei reti, è stato tra i più continui, anche se non è stato il campione che ci si attendeva.

«Ero un’ala veloce – ricorda – dotato di una buona tecnica e piuttosto propenso al goal e lo dimostrano le tante reti realizzate con la maglia della Juventus. Qualcuno, all’epoca, ci accusò di avere vinto poco; in ogni caso, in sei stagioni conquistammo uno scudetto e una Coppa Italia, senza dimenticare che abbiamo raggiunto la finalissima della Coppa delle Fiere, incredibilmente persa, a Torino, contro il Ferencváros. Inoltre, l’Inter dell’epoca era uno squadrone di livello mondiale, che lasciava poca gloria agli avversari».

Andranno meglio le cose nel campionato successivo, 1964-65; è arrivato Heriberto Herrera, e miglioramenti se ne vedono presto. Tanto per cominciare, Menichelli diventa l’uomo goal; a Messina segna lui la prima rete del campionato juventino. Con il Mantova, nella partita che mette fuori causa per un bel pezzo Omar Sivori, costola rotta, Menico risolve la situazione, con una delle sue discese inarrestabili concluse saettando.

Ma i goal importanti devono ancora venire; il primo è nel derby, 22 novembre. Il Torino gioca e, magari, tiene anche meglio il campo con Moschino in gran giornata e Meroni incontenibile, ma la Juventus heribertiana della concretezza va in goal con azioni ficcanti di stringato contropiede: Stacchini apre le marcature, poi segna Da Costa e infine Menichelli dà il colpo di grazia. Il 13 dicembre, Juventus-Milan con stadio colmo, bianconeri in vantaggio e poi raggiunti e sorpassati, 1-2, sarebbe finita, ma Menichelli pareggia in Zona Cesarini con incredibile opportunismo.

10 gennaio, Juventus batte Varese 3-2, è la prima doppietta di Menichelli da quando è bianconero. 7 febbraio, ancora meglio, Juventus batte Catania 4-1, sono tre le reti di Menico. I malanni di Combin e delle altre punte durano tutto il campionato, ma per fortuna dura anche la vena di Giampaolo, che proprio adesso si costruisce reputazione di beniamino della folla juventina. Chiude il torneo con ventisette presenze e ben undici reti, è il cannoniere della squadra che per l’ultima volta ha allineato Sivori, e per la prima e ultima Combin.

Confessa a fine campionato: «Vorrei conoscere quel calciatore che non si troverebbe bene in un ambiente del genere. Tutti mi hanno accolto con affettuosa cordialità ed io ho sempre cercato di ricambiare. Della stagione sin qui fornita, sarei insincero se affermassi di non essere contento. Ho avuto anch’io i miei contrattempi e infortuni, ma ho anche la coscienza di essermi sempre applicato a far bene, e spero di esservi qualche volta riuscito».

Lo definiscono un introverso, comoda definizione per chi parla poco; invece, è soltanto una persona molto riservata, che diventa scontrosa con se stessa, quando la partita finisce male. Allora, infila gli spogliatoi a testa bassa, senza guardare nessuno. Ma quando segna un goal, i suoi occhi si illuminano, quasi volessero cantare; se fosse stato un cantante sarebbe, certamente, un tenore di grazia, tanto gli piace la cavatina che impreziosisce, finché non si ode la voce stentorea del basso Heriberto urlare, a voce spiegata: «Menico! Menico!». Racconta di lui la moglie Carla: «Mio marito è molto buono, anche se chiuso. Lui è fatto un po’ a modo suo, non è molto chiacchierone o molto espansivo, è anzi piuttosto timido. È un uomo serio».

Inizia il campionato 1965-66 dei buoni presagi bianconeri, ma prima c’è una stimolante sfida tra Juventus e Inter, finaliste di Coppa Italia. Si gioca a Roma, stadio Olimpico, una sera di settembre e la TV porta in diretta a milioni di juventini le immagini del goal che decide la partita, a pochi minuti dal fischio d’inizio. A segnarlo è Menichelli, naturalmente; dopo, la difesa capitalizzerà il vantaggio e la coppa sarà juventina per la quinta volta nella sua storia. E poi, via con il campionato, che la Juventus inaugura con pochi goal fatti ma ancor meno subiti, una superdifesa davanti al bravo Anzolin; 1-0 al Foggia, 0-0 con Atalanta, Napoli e Varese e poi, finalmente, vittoria netta con il Vicenza, 4-1, con Menichelli nuovamente cannoniere.

Ancora in goal va Menico in un bel derby vinto, per 2-0, il 21 novembre; la squadra, pur senza strafare, comincia ad assimilare la mentalità vincente e fa tesoro dei pochi goal che le difese sempre più chiuse consentono di segnare. I goal di Menichelli tornano determinanti in primavera, contro il Brescia (doppietta) e contro la Sampdoria, nel commiato dal pubblico torinese che è anche quello della Sampdoria dalla Serie A.

1966-67, scudetto numero tredici: l’apporto di Menichelli nell’esaltante scalata al titolo più sofferto è grandioso, fatto di prodezze continue al servizio della squadra. Non c’è pausa nell’azione di Menico, che da settembre a giugno non conosce flessioni di forma e di rendimento. E tanto meno di reti; comincia a segnare alla seconda giornata, contro il Lecco, si concede il lusso di una doppietta contro il Foggia, e poi, l’11 dicembre, apre le marcature del vittorioso Juventus-Bologna, che designa ufficialmente i bianconeri come antagonisti dell’Inter. Il 31 dicembre, nella partitissima di andata, a San Siro, è suo il goal del vantaggio bianconero sui neroazzurri, che solo nel finale riusciranno a pareggiare. Il 12 febbraio, altra doppietta di Menico contro la Fiorentina, in una gara stravinta nel gioco e nei goal (4-1).

E siamo allo sprint; 7 maggio, Juventus batte Inter 1-0, segna Favalli ma Menico è tra i migliori in campo. Ora la Juventus è a meno due punti, l’Inter è a portata di mano. 14 maggio, i bianconeri impattano a Mantova, 1-1, goal di Menichelli. 21 maggio, Menico espugna Vicenza con memorabile capocciata su calcio d’angolo, propiziando il clamoroso sorpasso scudetto del primo giugno. Le cifre dicono chiaramente quanto è stato determinante Menichelli nell’impresa; trentatré presenze e undici reti, un quarto di quelle segnate complessivamente dalla squadra bianconera.

È il suggello a una splendida carriera juventina, che toccherà ancora, nel 1967-68, alti vertici di rendimento tanto in campionato (venti presenze e cinque goal) che in Coppa dei Campioni; è suo, infatti, il goal che chiude il conto tra Juventus e Olympiakos Pireo, nei sedicesimi di finale.

Il canto del cigno di Menichelli juventino si ha nel 1968-69; sono arrivati i primi esponenti della Juventus anni Settanta, ora la folla invoca le piroette di Pietruzzo Anastasi e le classiche giocate di Haller. Menico si rende ancora comunque utile, confermandosi giocatore da derby; contro i granata disputa, infatti, la migliore partita della stagione, segnando pure il goal di apertura con bel tuffo di testa.

Dopo sei stagioni in bianconero, andrà a Brescia e poi a Cagliari; alla Juventus, con le sue 194 presenze e i suoi cinquantanove goal, conserva, con il ricordo e la simpatia dei tifosi, una posizione di prestigio nelle graduatorie di ogni tempo.