Gli eroi in bianconero: Domenico MAROCCHINO

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
05.05.2021 10:25 di Stefano Bedeschi   vedi letture
Gli eroi in bianconero: Domenico MAROCCHINO
TuttoJuve.com

Nella gara di ritorno con il Widzew Łódź, nella Coppa Campioni 1982-83, in cui sostituì Bettega, fu accolto all’aeroporto di Varsavia da uno stuolo di ragazzine polacche entusiaste che esibivano un’incredibile striscione con la scritta (in italiano) “Marocchino, vieni a ballare con noi in discoteca”, a testimonianza che Domenico ha spesso, inconsciamente, inteso il calcio come un hobby e non come una professione vera e propria.
«Ho esordito a pochi passi da Torino, a Tronzano nella squadra locale, poi un provino fortunato alla Juventus ed ecco tutta la trafila, fino ala prima squadra. Sono stato Campione d’Italia Allievi, vice Campione nella Primavera, ho giocato con Rossi, Marangon e Zanoni, poi ho giocato trentacinque partite in C e altrettante in B alla Cremonese e una in A, a Bergamo. Nell’estate del 1979, finalmente nella Juventus. Penso che, per un giocatore, la Juventus rappresenti il culmine delle aspirazioni, nel senso che giocare nell’Inter, nel Milan, nel Torino, è bello, ma la Juventus ha un qualcosa di più, rappresentato da quel certo fascino che le deriva dal fatto che tutta l’Italia guarda a lei. Quindi, una grossa soddisfazione e nello stesso tempo un notevole sacrificio perché sulle spalle si porta un fardello che non tutti sono degni di sostenere».

MASSIMO BURZIO, “HURRÀ JUVENTUS” DELL’OTTOBRE 1987
Poteva essere un grande della Juventus. Poteva, voleva e ne aveva i mezzi. Per mille e una ragione è rimasto una promessa, uno in cui molti avevano creduto e nulla più. Domenico Marocchino è stato l’uomo delle occasioni perdute e delle grandi illusioni. Ed è un peccato perché potenzialmente il Meco aveva tutti i mezzi per sfondare. Non seppe, invece, tenere fede alle speranze di quanti, in primis Boniperti e Trapattoni, credevano in lui. I motivi sono molti e sarebbe ingiusto e riduttivo, oggi, esprimere soltanto giudizi negativi.
Anzi, la stima e la simpatia che ho per Marocchino mi spinge ad affermare, senza tema d’essere smentito, che il ragazzone di Tronzano poteva essere un titolare inamovibile se soltanto avesse temperato un poco il carattere e le circostanze generali fossero state più favorevoli. Ma a nessuno di noi è data la possibilità di ripetere le prove più importanti della nostra vita: siano esse legate agli affetti, al lavoro o allo sport. E tant’è. Si deve andare avanti facendo tesoro delle esperienze acquisite.
Ma chi è stato Marocchino? Il cavallone discontinuo (e certe volte assente) che tante volte ha fatto penare Boniperti, Trapattoni e i tifosi oppure un ottimo calciatore che ha avuto soltanto la sfortuna di non capire che la Juve concede poche prove d’appello e non può permettersi d’attendere oltre il lecito l’esplosione di un giovane calciatore?
«Ai ragazzi – mi disse un giorno Trapattoni dopo un allenamento, lontani da orecchie indiscrete – la Juve chiede una crescita graduale e costante. Non pretende e non cerca boom, né vuole meteore. Basta maturare giorno dopo giorno».
Per Marocchino non è andata così e, lo ripeto, mi spiace così come dispiacque, ai tempi, a quanti nel calcio vedono un poco più in là del proprio naso e del risultato contingente. Con questo non voglio dire che Marocco non sia personaggio intelligente calcisticamente e umanamente preparato. Anzi. Mi preme, invece testimoniare la storia di un giocatore a cui la sorte ha concesso meno del dovuto. E chi conosce Marocchino, sa che l’uomo è valido, il calciatore è di buon livello e il contenitore è certamente diverso dal contenuto.
Una cosa è certa: Beppe Furino è uno che di calcio se ne intende. Il Capataz era certo delle possibilità di Meco, avrebbe scommesso senza paura sulla carriera del buon Domenico e ancora oggi, come chi scrive, ricorda le belle intuizioni dell’allora giovane collega.
Nato a Tronzano (Vercelli) il 5 maggio del 1957, Marocchino è cresciuto nelle minori bianconere. Poi la provincia con un’escalation: Casale in serie C, Cremonese in Serie B e Atalanta in Serie A. Dovunque attestazioni di merito e approvazioni del pubblico. Nel 1979 Marocco viene richiamato alla Juve: l’intendimento dei dirigenti è quello di farlo diventare prima o poi il vice Causio e quindi arrivare a rilevare il campione leccese.
Con lui (seconda o meglio alternativa paritaria) c’è anche Fanna. Il colpo riesce in parte a tutti e due, anche se a nessuno, Fanna e Marocchino, sarà concessa la possibilità di diventare stabilmente il nuovo Causio. In ogni modo, Marocchino mette in carniere gli scudetti 1981 e 1982 e la Coppa Italia 1983. Un buon palmarès, illustrato nell’arco di un quadriennio da 137 presenze totali (novantanove in campionato, ventidue in Coppa Italia e sedici nelle coppe europee) e da dodici goal (nell’ordine nove, due e uno nelle tre manifestazioni).
Dotato di un buon fisico, di un discreto dribbling e di una vivace intelligenza calcistica, Marocco ha sempre peccato nello scatto e nel tiro (arma, questa, spesso validissima ma sempre usata con inspiegabile parsimonia). Tra le soddisfazioni di Marocchino anche un gettone azzurro: contro il Lussemburgo a Napoli. Poco, troppo poco.
Ragazzo simpatico e divertente, grande tombeur de femmes, amante dei begli abiti e delle buone automobili, Marocchino è stato il tipo giusto nell’epoca sbagliata anche alla Sampdoria dov’è approdato nel 1983 e poi al Bologna. Proprio in maglia rossoblu doveva esserci il grande rilancio. Invece oggi (ma scrivo con grande anticipo, sul finire dell’estate poiché l’amico Refrigeri è attento e preciso custode dei tempi di realizzazione di “Hurrà”) Domenico è rimasto addirittura senza contratto. La regola crudele dello svincolo e precise scelte tecniche del Bologna hanno fatto vivere al vercellese un’estate certamente non felice. Speriamo che quando queste righe saranno state stampate Marocchino abbia ritrovato una squadra. Ne ha tutte le possibilità e lo merita. E poi, se non accadesse, a Marocco resteranno occasioni extra calcistiche e un bagaglio di ricordi e vittorie targate Juve che nulla potrà cancellare.