Gli eroi in bianconero: Dante CRIPPA

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
10.03.2021 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Dante CRIPPA
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Novità a non finire nel Campionato ‘62-63 – scrive Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” del febbraio 1972 – e quindi perdoni il lettore se ci torniamo sopra; torneo di transizione tra una Juve nobile ma carica di malanni e una nuova e consapevole della propria dimensione, che non e più di squadra «pigliatutto».
Accidenti ai tempi che sono più che mai milanesi! Milano ha tutto per monopolizzare la lotta per lo scudetto, persino il trascinatore di folle, il mago Helenio Herrera, che ha resistito alle critiche durissime dei primi tempi, già, le italiche panchine non hanno ancora conosciuto un tipo come lui e i suoi sistemi a volte lo rendono impopolare, ma il mago duro a morire, questo suo terzo anno in Italia lo consacrerà definitivamente per la gioia delle legioni interiste, e poi, che diamine, l’Inter ha fior di campioni, c’è Suarez gran regista e i giovani, Mazzolino in testa, crescono in fretta. E la Juve? Ha cambiato molto, alcuni dicono troppo.
Da Milano è arrivato Salvadore, con l’aria di chi rimpiange paesello e non disfa neppure le valige tanto e sicuro che non resisterà a lungo… Al suo posto ha preso la via di Milano Mora, sicché si libera un posto all’ala, c’è Stacchini ma non basta.
Arriva in punta di piedi dal Padova Crippa, non è giovanissimo epperò non ha ancora sfondato: subito si abitua a essere chiamato per nome e cognome, cognome non basta, si fa confusione col Crippa goleador del Torino.
Si dirà: «Ma non c’era di meglio in giro?» Nossignori, da tempo i fuoriclasse scarseggiano e chi ne ha fa di tutto per non lasciarseli sfuggire; Garrincha contattato da emissari italiani è subito fatto senatore, così non può lasciare il Brasile... E in Italia di ali vere ce ne sono poche, una era Mora, appunto, sacrificato per esigenze tecniche.
Ma presto Crippa si rivela qualcosa di più di un ripiego: non ha una grande prestanza fisica, però non è nemmeno un peso piuma e nella lotta dà tutto. Segna poco, ma i suoi cross fanno la felicità di Sivori che spesso ci mette il cabezzone o il piedino, e i gol vengono fuori lo stesso. Miranda poi segna un gol favoloso su un traversone al millimetro di «Dantecrippa», Juve-Napoli si vince così...
Il Nostro tocca davvero il culmine della bravura nella gara casalinga contro il Bologna, quarta giornata di campionato. La Juve ha solo un punticino, è terz’ultima, peggio di così non potrebbe andare, colmo dei colmi il Bologna è lanciatissimo, ha un tedesco un po’ matto di nome Haller e un centravanti coi fiocchi nel danese Nielsen, primi in classifica a suon di reti, ma... la Juve all’improvviso si ricorda di essere lei, e vince netto, tre a uno; Crippa schierato per la prima volta all’ala sinistra fa impazzire il vecchio Capra, segna anche un gol ed è con Del Sol il migliore in campo; la gente comincia ad accorgersi di lui, sembra fatta ma... la sfortuna ci si mette di mezzo, un infortunio al ginocchio lo esclude per un po’ dalla prima squadra e quando si ristabilisce il posto c’è e non c’è, Amaral gli preferisce spesso un ragazzino che ala non è, ma ci sa fare, Giovannino Sacco si chiama, e Sivori lo svezza in fretta. Per Crippa solo le briciole, e quando rientra stabilmente titolare, a San Siro contro l’Inter, la gente non ha occhi che per un folletto molto nero e poco azzurro che Herrera ha voluto dal Brasile, Jair si chiama, e gioca all’ala destra, ahimè, come il nostro, impari confronto! Jair è un autentico funambolo, uccide i terzini a furia di finte e controfinte, Noletti è bravo ma nulla può contro il diabolico dribbling del brasiliano che risolve la partita e ridimensiona la Juve.
Da allora l’incubo del folletto nero sembra quasi che non conceda tregua a Dantecrippa, che non ripete la bella prova dell’inizio di stagione. La gente si dimentica di lui, non basta una fiammata di classe per essere un campione, occorrono un mucchio di altre cose che Crippa non possiede, non è mica colpa sua se non è Garrincha.
Sedici presenze, si conclude così la sua non certo lunga parentesi juventina, la Juve non lo ha consacrato campione ma nemmeno può dire che sia stato un anno perso; andrà meglio altrove? Macché, alla Spal la sfortuna continua a perseguitarlo, finche anche di lì dovrà andarsene, e il grande pubblico della Serie A non lo applaudirà più.
Farà meglio di lui il successore Dell’Omodarme, gran dribblatore? Ma neanche per idea, sono tempi duri per la Juve, e i tifosi non si rassegnano a una squadra da quarto-quinto posto, anche Dell’Omodarme fischiano, e si scopre che in fondo Crippa non era da buttare...
Per questo abbiamo pensato di ricordarlo in breve, e chissà che qualcuno che allora lo fischiò non si ricreda, a distanza di nove anni...