Gli eroi in bianconero: Bruno NICOLE'

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
25.02.2014 15:15 di Stefano Bedeschi  articolo letto 10068 volte
Gli eroi in bianconero: Bruno NICOLE'

In una caldissima domenica di giugno del 1957, la Juventus gioca allo stadio “Appiani” di Padova contro la formazione di casa. L’undici bianconero naviga a centro classifica, non bastano la classe di Boniperti, di Hamrin e di Corradi, la grinta di Garzena e Nay, la dedizione di Colombo e Montico per dare slancio e sostanza al gioco. La partita con il Padova si annuncia difficile. Nelle file della Juventus c’è anche Stivanello, che nel Padova aveva appunto giocato la stagione precedente, il quale avverte il compagno Nay: «Stai attento al ragazzino che gioca centravanti. Ha appena sedici anni, ma possiede le doti del campione: uno scatto pazzesco ed un tiro che non perdona!»

Il primo tempo finisce 0-0; ma all’inizio della ripresa il ragazzino, di nome Bruno Nicolè, riceve un preciso lancio di Rosa, lascia sul posto Nay, aggira Garzena e fulmina il portiere Romano con un tiro imprendibile. Sullo slancio del vantaggio conquistato il Padova raddoppia con Bonistalli, poi Colombo riduce le distanze e finisce 2-1. Nicolè è un costante pericolo, sarà il migliore in campo. In tribuna ci sono alcuni dirigenti juventini, Nicolè è sotto osservazione; ma più di ogni cosa vale il giudizio espresso da Boniperti che, essendo in campo, ha visto da vicino le prodezze del robusto campione di Padova.

Nel campionato 1957/58, la Juventus rimette in piedi lo squadrone in grado di puntare al titolo. In prima linea ci sono Boniperti, il gallese Charles e l’argentino Omar Sivori; all’ala sinistra viene confermato Stivanello, manca un uomo per fare una linea d’attacco senza rivali: viene acquistato Bruno Nicolè. È abituato a giocare di punta, ma nelle prime tre giornate di quel campionato viene mandato in campo con la maglia numero otto. Boniperti, per lui la cosa non è nuova, gioca con il numero sette. Ma dalla quarta domenica, incontro di Ferrara contro la Spal, Nicolè viene schierato all’ala destra, con Boniperti interno, regista di lusso per una squadra di lusso e le cose funzionano a meraviglia.

Nicolè, però, è costretto a cambiare totalmente il proprio gioco: a Padova era la punta di diamante dell’attacco biancoscudato, a Torino c’è Charles ed, in aggiunta, c’è anche Sivori; gli altri organizzano il gioco per i due strepitosi uomini-goals. Ma Nicolè, per il momento, mantiene tutte le belle promesse. Non è il primo talento che arriva da Padova per vestire la maglia bianconera, ventisette anni prima era stato acquistato “Nane” Vecchina.

Nella prima stagione juventina, Nicolè disputa 21 partite, ma non riusce ad andare in goal neppure una volta, mostrando cose da autentico campione ed azioni che solo gli assi del pallone riescono a realizzare, ma perdendosi, talvolta, in indefinibili incertezze; l’età del ragazzo impone una verifica delle sue doti e naturalmente Bruno viene riconfermato. Per dare impulso alla sua personalità ancora acerba, viene deciso di riportarlo nel suo ruolo naturale, quello di centravanti; gioca infatti una splendida partita nella terza di campionato, a Padova su quel terreno dell’Appiani dove era cresciuto e maturato come calciatore di rango. La Juventus vince per 4-1 e Bruno riceve tanti consensi, anche se, ancora una volta, manca l’appuntamento con il goal.

Il 12 ottobre 1958, contro il Napoli a Torino, Bruno Nicolè riesce a battere Bugatti ed a realizzare il suo primo goal con la maglia bianconera, poi Sivori siglerà il 2-0 per la Juventus. Niente goal a Roma (contro i giallorossi che vincono alla grande per 3-0), poi il ritorno al successo personale nel derby, che la Juventus si aggiudica con l’insolito punteggio di 4-3. Ancora un goal a Firenze (3-3) ed un altro a “San Siro” contro l’Inter (vittoria per 3-1 dei bianconeri). Il giorno di maggior gloria è, però, quello in cui Nicolè firma tutte e tre le reti con le quali la Juventus supera la Triestina allo stadio di “Valmaura” l’11 gennaio 1959. Ma anche la doppietta contro la Lazio (battuta per 6 a 2) merita una buona dose di applausi. Una stagione, tutto sommato, davvero lusinghiera per il diciannovenne giocatore della Juventus: 21 partite giocate, 13 reti realizzate.

Sostanzialmente positivo il rendimento del giocatore nella stagione 1959/60, conclusa con il secondo scudetto: 31 partite disputate e 11 goal segnati. La Juventus ha ripresentato una prima linea molto efficiente e spettacolare: Nicolè, Boniperti, Charles, Sivori, Stacchini. L’argentino, che aveva Bruno in gran simpatia, mette a segno la bellezza di 27 reti, Charles ne segna 23, Nicolè, come abbiamo detto, ne realizza 11 e Stacchini 8.

uella è una grande “Signora”: tanto è vero che nel 1960/61 concede il bis dello scudetto e ripresenta un Nicolè sicuro e pimpante: 29 gare giocate, 13 reti segnate. Nella stagione 1961/62 Nicolè disputa ben 27 partite, e realizza ancora 8 reti, ma il suo rendimento lascia più di una volta a desiderare. L’ultimo campionato juventino per il ragazzo di Padova è il 1962/63: solo 12 gare ed un solo goal segnato; ormai la parabola ascendente si è bruscamente ed inesorabilmente arrestata.

Bruno è stato un buon giocatore, ha anche avuto la soddisfazione di conquistare 8 gettoni nella squadra nazionale, con la quale ha esordito a 18 anni, nel novembre del 1958 al “Parco dei Principi”, in un’amichevole con la Francia finita 2-2, le due reti azzurre portavano la firma della giovane punta juventina; ha vinto tre scudetti con la maglia bianconera, due successi in Coppa Italia: ma non è bastato a far brillare in modo indelebile la stella del ragazzino di Padova.

Abbandonato il calcio, dopo aver militato in altre squadre, a soli ventisette anni, Bruno Nicolè, diventa insegnante di educazione fisica.