Gli eroi in bianconero: Antonio CHIMENTI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
03.07.2015 10:38 di Stefano Bedeschi  articolo letto 2998 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Gli eroi in bianconero: Antonio CHIMENTI

Nasce a Bari, il 30 giugno 1970. Nella stagione 1988-89, inizia la sua carriera nella Sambenedettese, che prende parte al campionato di serie B. Dopo altre due stagioni trascorse nel club marchigiano, una in serie C1 ed una in C2, viene ceduto al Tempio, sempre in serie C2. Risale la penisola e si  trasferisce al Monza, nel 1992-93, che milita nel campionato di serie B. Nella stagione 1993-94 fa ritorno alla Sambenedettese, per poi vestire, per quattro stagioni consecutive, la maglia della Salernitana, con cui vince un campionato di C1 e si pone all’attenzione degli addetti ai lavori come uno dei migliori portieri della serie cadetta. Nel 1997-98 approda in Serie A nelle file della Roma, con la quale esordisce in serie A, il 21 settembre 1997, nella vittoriosa partita contro il Lecce. Soprannominato Zucchina, Antonio è un portiere molto sicuro e completamente a suo agio con il pallone fra i piedi, grazie agli insegnamenti di papà Francesco, grande bomber della Sambenedettese e dello zio Vito, diventato famoso nel Palermo. Rimane in giallorosso per 2 stagioni, collezionando 32 presenze; nell’estate del 1999, viene ceduto al Lecce. In Puglia disputa tre campionati ad altissimo livello, tanto da meritarsi la chiamata della Juventus; la società bianconera, a causa del ritiro di Rampulla, deve trovare il nuovo secondo portiere, alle spalle di Buffon.
La prima stagione in bianconero vede Chimenti scendere in campo solamente una decina di volte; una, però, è all’Old Trafford, contro il Manchester United, nel secondo girone della Champions League. La Juventus, in quell’occasione, era stata colpita da un virus influenzale che aveva ridotto la rosa ai minimi termini; anche Buffon aveva marcato visita e così Antonio aveva potuto calpestare l’erba del glorioso campo dei “Red Devils”.
«Il passaggio alla Juventus dopo tanti anni di calcio significa una consacrazione. È il coronamento di un grande sogno, ma è anche un grande punto per una nuova partenza. La Juventus è sempre stata il massimo. Dopo pochi giorni ho capito che era il massimo anche in tanti altri aspetti, a partire dalla organizzazione della società e tutto ciò si propone come un ulteriore motivo di soddisfazione ed un'altra spinta a non deludere chi ha creduto in me. Mi sono subito ambientato bene e penso di aver dato il massimo. Ma è stato più facile, in questa Juve e con questi compagni. È un momento positivo, che, sono convinto, possa durare a lungo. Ho avuto due idoli, Zoff era il mio idolo da bambino, Stefano Tacconi negli anni successivi, due dei campioni più amati e seguiti da generazioni di tifosi, me compreso. È un piacere ancora più grande oggi, essere alla Juventus anche per questa ragione».
Nel campionato 2003-04 le presenze aumentano a dodici, di cui due in Champions League, contro i turchi del Galatasaray e nella goleada ai danni dell’Olympiakos. La stagione successiva è molto deludente; Antonio viene schierato solamente 5 volte, a causa anche dell’eliminazione della compagine bianconera al primo turno della Coppa Italia, ad opera dell’Atalanta. L’ultimo campionato di Chimenti nella Juventus è disastroso; Buffon si infortuna seriamente nel Trofeo Berlusconi e la società corre ai ripari, prendendo in prestito Christian Abbiati; Capello, però, schiera Antonio nella Supercoppa Italiana contro l’Inter ed il portiere ha delle grossissime responsabilità sul goal vittoria di Veron. In campionato è ancora peggio; schierato a San Siro contro il Milan, a causa dell’infortunio di Abbiati, si rende responsabile di un errore clamoroso, su una punizione da più di trenta metri calciata da Pirlo. Anche sul primo goal di Seedorf non è esente da colpe, essendo piazzato malissimo; logico che l’avventura di Chimenti in bianconero finisca qui.
Nel gennaio del 2006 viene ceduto al Cagliari, dove contribuisce in maniera sostanziale alla salvezza della squadra sarda. La sua migliore partita la disputa proprio contro la Juventus, parando anche un calcio di rigore a Del Piero. Ritorna in bianconero nell’estate del 2008, come terzo portiere, senza avere mai la soddisfazione di entrare in campo.
Nella stagione successiva, a causa del contemporaneo infortunio di Buffon e Manninger, è schierato titolare in 3 occasioni, con risultati disastrosi. Infatti, contro il Siena, il 14 marzo 2010, subisce 3 reti (contribuendo, con un errore di piazzamento sul goal di Maccarone, alla rimonta della squadra toscana, dallo 0-3 al 3-3), ancor peggio farà a Londra, contro il Fulham. Il 18 marzo, la compagine bianconera viene eliminata dai bianchi inglesi, perdendo seccamente per 1-4. Zucchina ha sulla coscienza almeno un paio di goal del Fulham. Ma il capolavoro lo compie tre giorni dopo, in casa della Sampdoria. Dopo qualche buon intervento, si lascia infilare da un tiro di Cassano, scoccato da centrocampo. La Juventus perde 0-1 ed abbandona i residui sogni di gloria.
In totale, 34 presenze con la maglia bianconera e pochissimi rimpianti.