ESCLUSIVA TJ - Birindelli rivive il 2003: "Quella squadra andava oltre ogni limite, il regalo di Antic e che cosa mi disse Lippi. Più libertà per Dybala, giro palla Juve lento. E su stasera..."

08.12.2020 11:30 di Mirko Di Natale Twitter:    Vedi letture
ESCLUSIVA TJ - Birindelli rivive il 2003: "Quella squadra andava oltre ogni limite, il regalo di Antic e che cosa mi disse Lippi. Più libertà per Dybala, giro palla Juve lento. E su stasera..."
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© foto di Federico De Luca

La redazione di TuttoJuve.com ha contattato telefonicamente, in esclusiva, l'ex difensore bianconero, Alessandro Birindelli, per parlare approfonditamente di Barcellona-Juventus ma anche rivivere quel match di diciassette anni fa in cui i bianconeri riuscirono ad espugnare il glorioso Camp Nou:

Quale è la tua opinione in merito alla sfida con il Barcellona?

"Le partite di Champions sono sempre difficile da interpretare, anche se il momento delle due squadre ci dice che la Juve arriva un pochino meglio. Il riferimento è per i risultati positivi, non tanto alle prestazioni o al gioco che ancora non si è ben visto. E' una squadra comunque in crescita, a differenza del Barcellona che sta facendo molta fatica soprattutto in Liga. Come sempre spero vinca la Juventus".

Ti riferisci, in particolare, alla vittoria con il Torino che può dare davvero tanto morale a questa squadra.

"Esatto, è stata una dimostrazione che la Juve può vincere anche questo genere di partite molto complicate. Il Torino ha giocato per sessanta minuti un ottimo calcio, era riuscito a contenere bene l'avversario e meritava il risultato. A mio parere, per ribaltare un incontro così delicato ci vogliono delle caratteristiche importanti che forse non erano ancora state mostrate fino ad oggi".

Prima parlavi di interpretazione, è difficile interpretare questo Barcellona?

"Sì, è una squadra doppia faccia: in campionato sembra stentare e perde punti anche con le piccole, in Europa invece si trasforma e riesce a fare prestazioni come quelle dell'andata. Per me avrà un'altra motivazione, la storia dice che i blaugrana in Champions sono sempre ostici".

E' meglio passare secondi o primi?

"Non bisogna fare nessun calcolo, per vincere questa Champions devi pensare partita dopo partita e trovare sempre la giusta condizione. Penso che questa sia l'unica strada da seguire".

Gli occhi del mondo sono tutti per Messi e Ronaldo, ma la sfida più intrigante da vedere potrebbe esser quella tra Griezmann e Dybala se la "Joya" dovesse trovar spazio?

"Griezmann e Dybala stanno attraversando un momento un po' in particolare, forse è per un gioco che non li vede protagonisti e al centro del progetto. La sensazione è che siano forzati nel giocare in quelle posizioni, alla ricerca del colpo nella zona di campo dove sono più deboli. Sicuramente, però, sia il francese che l'argentino riprenderanno ad avere quelle certezze di sempre, tornando così ad esser decisivi come sono in grado di esserlo".

Se tu fossi allenatore della Juventus, come rilanceresti Paulo Dybala?

"A Paulo darei più libertà possibile. Penso alla formazione con il portiere e nove giocatori, il decimo non lo devo contare non perché deve avere un trattamento particolare ma più semplicemente per non limitarlo in campo. Se la società e lo staff credono in questo ragazzo, il mio parere è che bisogna metterlo nelle giuste condizioni di farlo esprimere. Altrimenti il rischio di critiche è davvero alto, spesso però non è sempre colpa del calciatore".

Però in questa formazione c'è già Cristiano Ronaldo che è un po' l'accentratore della squadra.

"La sua zona prediletta è quella del centrosinistra, chiaramente anche Cristiano ha bisogno di attaccare lo spazio in quanto, partendo da fermo, non ha più quella freschezza nell'uno contro uno. Ha una posizione più determinata rispetto a Dybala".

Quale è il tuo parere sugli esterni alti bianconeri?

"Sono dei giocatori che possono essere determinanti e devastanti, il problema però è sempre come arriva il pallone lì davanti. Se il possesso è lento e le squadre avversarie sono già schierate, Chiesa e Kulusevski fanno davvero fatica. Al contrario, se riesci a muovere il pallone in maniera veloce, quei due ragazzi diventano imprendibili nello spazio. Questo per dire che, secondo me, la rapidità di palla non è ancora all'altezza di scatenare al meglio le qualità di questi calciatori".

Forse il problema è non avere un centrocampista alla Pirlo in grado di velocizzare la manovra?

"Qui il problema è la velocità, non il centrocampista o il difensore. La vedo ancora un po' troppo leziosa, o forse ci sono troppo passaggi per arrivare in area avversaria. Federico, a campo aperto, è difficile fermarlo e l'avversario lo riesce a saltare spesso, nel caso in cui si ritrova ad affrontarlo da fermo non ha più quello spunto e va in difficoltà".

A diciassette anni di distanza, quale è il tuo ricordo di quella sfida del 2003?

"Diciassette anni iniziano ad esser tanti, mi fai pensare che ormai sono diventato vecchio (sorride ndr). Probabilmente eravamo meno bravi come singoli, ma all'interno del campo eravamo una squadra che andava oltre qualsiasi limite. Quella partita del Camp Nou è una dimostrazione, in fase difensiva non abbiamo concesso nulla e negli ultimi minuti siamo andati a prenderci un risultato che sembrava insperato".

Ci ripensi spesso a quel cross per Zalayeta?

"In realtà sono più i tifosi che me ne parlano, quando mi fermano oppure nelle dirette sui vari social mi chiedono spesso di raccontare quei momenti. In realtà non ho pensato nemmeno molto in campo, il mio obiettivo era quello di metter il miglior pallone possibile in mezzo e Zalayeta colpì splendidamente quel pallone. Quell'anno poi ci fu anche la semifinale con i 'Galacticos' o il gol segnato al Depor, mi vengono in mente più ora che quando giocavo e va bene così (sorride ndr)".

Nel momento della tua entrata in campo, mister Lippi ti disse qualcosa in particolare?

"Ricordo che mi disse di entrare quando stava per finire il primo tempo, la squadra aveva trovato il gol ma poi è andata in difficoltà con l'espulsione di Edgar. Ad un certo punto Overmars svariava su ogni fronte, Lippi mi disse di seguirlo ad uomo. Fortunatamente Antic, a pochi minuti dal termine, lo aveva sostituito e per me questo è stato un grosso regalo. La mia assurdità, poi, è che non avevo più nessun avversario da seguire".

E' stata la vittoria più bella di quella Champions?

"La più insperata sì, ma la più bella è stata quella contro il Real Madrid che era accreditata da tutti a ripetere la vittoria dell'anno precedente. Era una squadra piena zeppa di talenti, da Ronaldo il fenomeno a Zidane senza dimenticare Figo, Raul, Morientes, Roberto Carlos e Casillas".

Si ringrazia Alessandro Birindelli per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.