Verratti: "La Juve andrà lontano, ma non le si può chiedere di cambiare il suo stile. Bella sfida con l'Inter"

10.12.2019 13:00 di Rosa Doro Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Verratti: "La Juve andrà lontano, ma non le si può chiedere di cambiare il suo stile. Bella sfida con l'Inter"

Il centrocampista della Nazionale e del PSG, Marco Verratti ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport e ha parlato di vari temi: 

Com’è cambiato come calciatore e come uomo?
"Sono arrivato 18enne, il momento più bello della vita. Vivere a Parigi, arrivando da un paesello, mi ha aperto a nuove culture. Il legame è forte perché qui sono diventato papà due volte. E poi quando giochi ai vertici, sfidando i più forti, allenandoti con chi ha fatto o farà la storia del calcio, cresci pure come calciatore".

Cosa manca al Psg per fare meglio in Champions?
"Piccoli dettagli rispetto a squadre come Real, Barcellona abituate da più tempo ai massimi livelli. Nelle partite importanti ci serve un po’ più di tranquillità, il saper soffrire, l’essere coscienti dei nostri mezzi. Sono fiducioso". 

Anche grazie a Icardi?
"Uno che ha fatto più di cento gol in A, da leader dell’Inter alla sua età anche nei momenti difficili, è di sicuro un grande aiuto, e s’è integrato subito bene". 

Tra le favorite, c’è anche la Juventus, nonostante non esprima il calcio di Sarri?
"La Juve non ha mai giocato calcio champagne e non ha i giocatori che Sarri aveva a Napoli. Ha grandissimi giocatori cui non puoi chiedere di cambiare ora il loro stile. La Juve resta una squadra solida, che non molla mai, con molta esperienza. Andrà lontano".

Per lo scudetto invece è lotta a due con l’Inter di Conte.
"Me l’aspettavo. Conosco Conte. È esigente, tira fuori tutto dai suoi. È il vero valore aggiunto dell’Inter che finalmente gli ha comprato Lukaku. Era una sua fissa, me ne ha sempre parlato tanto. Sarà una bella sfida con la Juve. E che bello il Genoa di Motta: i risultati arriveranno se continua così".

Con Mancini è rinata l’Italia.
"Ha capito che dopo aver toccato il fondo bisognava costruire qualcosa di nuovo. Ha ridato entusiasmo, fiducia ai giocatori, sfruttandone le qualità. Prima non succedeva. Ha creato un’identità forte con idee semplici. È il c.t. giusto".

Quindi sarà un grande Europeo?
"Non bisogna esaltarsi per quanto fatto finora, ma se andiamo all’Europeo con la stessa mentalità, facendo il nostro gioco, possiamo dire la nostra Non siamo inferiori a nessuno. Ma ci sono squadre con più esperienza come la Francia, o abituate a giocare insieme da più tempo come il Belgio. Le tre gare aRoma ci possono aiutare. E Mancini sa togliere pressione anche ai più giovani".

Tra questi, Sensi, Barella e Tonali: potenziali concorrenti?
"Sensi mi ha sorpreso da mezzala. Ma si vede la differenza quando non c’è. È un piacere vederlo giocare. Barella mi assomiglia anche per come bisticcia con gli arbitri: vuole dare sempre tutto. Farà molta strada. Tonali è giovane ma ha grande personalità. Lo vedi dal tocco di palla, dalle scelte che fa. Non è facile giocare da titolare in Nazionale alla sua età e l’ha fatto rendendosi utile. Tra due o tre anni sarà inamovibile. Sono abituato ai grandi campioni. La concorrenza sana non mi spaventa. Un po’ di panchina non fa male a nessuno".