Sarri: "Ad allenare si fa fatica, ma non ho mai avuto la sensazione di andare a lavorare"
Intervistato da "DAZN" per "Storie di Serie A", Maurizio Sarri, attuale tecnico della Lazio, nonchè ultimo allenatore a vincere lo scudetto con la Juventus nel 2020, affronta diversi temi.
Sulla sua carriera: “Ho fatto l’unico mestiere che avrei potuto fare gratis. È una serie di contingenze che ti capitano, non ci vuole così tanto coraggio. Si inizia a scalare le categorie perché ci si ritrova davanti a scelte da fare, e io ho scelto di andare avanti perché in quel momento avevo questa sensazione. Anche se avessi fatto un passo indietro, avrei continuato a fare calcio, perché è una passione che mi diverte. Fatica si fa, certo, ma da quando lo faccio di professione non ho mai avuto la sensazione di andare a lavorare. Questo è un privilegio.”
Sull’esordio più emozionante: “A Napoli, la città in cui sono nato. L’esordio è stato pieno di emozioni. La squadra che ho trovato era quella che avevo in mente, con quasi tutti i calciatori al posto giusto per innescare il meccanismo che volevo. È stato un calcio straordinario e divertente, per i calciatori da giocare, per me da allenare e per la gente da guardare. Non abbiamo vinto niente, ma è stato un viaggio bellissimo.”
Sul ritorno alla Lazio: “Sapevo che sarebbe stato un anno impegnativo, e in parte lo è stato molto di più di quanto pensassi. Cinque mesi difficilissimi sotto tutti i punti di vista: mercato chiuso, infortuni a valanga. Sono stati i 5 mesi più difficili della mia vita, ma anche molto divertenti sotto certi punti di vista, perché ho un gruppo che esegue. Le difficoltà sono nostre, dello staff, se condividi troppo diventano un alibi e non bisogna averne.”
Sui colleghi allenatori in Serie A: “C’è un bel mix fatto da allenatori di esperienza e di ragazzi che stanno cercando di emergere. Cesc, ad esempio, ha un’intelligenza superiore alla media, grande conoscitore di calcio. Penso sia un predestinato. A me piace molto anche Grosso. Ci sono tanti ragazzi che possono avere un futuro importante.”
Sulla passione per il calcio: “Il calcio mi diverte, a patto che ci siano un gruppo disponibile e una cultura del lavoro. Andare a casa la sera e pensare ‘che bello l’allenamento di oggi’ a volte mi dà più gusto che vincere una partita. In questo periodo, stiamo costruendo un bel gruppo sia dal punto di vista umano che caratteriale.”
Sulla prima contro Massimiliano Allegri: “Aglianese vs Sangiovannese, 0-0 e zero tiri in porta: uno spettacolo pietoso. Lì ho conosciuto Max con cui ho sempre avuto un buon rapporto, è un toscano, come sono le mie origini. È chiaro che la visione del calcio può essere diversa, ma significa poco. Il rapporto personale è di stima reciproca.”
Sarrismo?:“Il gioco di un allenatore è un’ipotesi e poi ci si deve confrontare con quelle che sono le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Non sarà mai lo stesso. Certe caratteristiche bisogna esaltarle e non portarle verso quello che dà più gusto a te. Nessuna squadra che ho avuto in seguito poteva giocare il calcio di quel Napoli.”
Sul suo futuro: “Vorrei che la mia carriera finisse così: che la Lazio riesca a prendere il Flaminio, che alla prima partita al Flaminio ci sia io in panchina e che lo stadio si chiami Tommaso Maestrelli.”
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore: TMW NETWORK s.r.l. - P.I. 02210300519
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208
Sito non ufficiale, non autorizzato o connesso a Juventus F.C. S.p.A.
