Ruffo (Report) al Corsport: "Juventus, scelta coraggiosa. Ma andava fatta quattro anni fa"

17.09.2019 10:10 di Alessandra Stefanelli   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Ruffo (Report) al Corsport: "Juventus, scelta coraggiosa. Ma andava fatta quattro anni fa"

Federico Ruffo, inviato per “Presa Diretta” e “Report”: l’operazione della Procura di Torino (12 capi ultrà della Juventus arrestati, 37 indagati) e i reati contestati - associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata - confermano che la tua inchiesta sui tifosi della Juve e la ’ndrangheta per “Report” è stata fondamentale per fornire una mappatura dei rapporti criminali e delle connivenze tra società e ultrà.  Ecco quanto dichiarato al Corriere dello Sport: «C’è la soddisfazione professionale per un lavoro ben fatto, ma niente mi restituirà mai la serenità che mi è stata tolta dopo quell’inchiesta. L’odio e la paura fisica di quei giorni (Ruffo un anno fa è stato vittima di un attentato incendiario fortunatamente fallito, ndr) non li ho dimenticati». 
 
La Juventus ha denunciato i suoi ultrà. Che lettura dai a questa scelta? 
«Scelta coraggiosa e sacrosanta. Coraggiosa perché è un segnale chiaro, una rottura col passato. Sacrosanta perché è la cosa giusta da fare, ma - lasciamelo dire - andava fatta prima, quattro anni fa, quando - è agli atti - la dirigenza della Juventus è scesa a patti con i capi ultrà. Se agisci in un certo modo rischi di essere connivente». 
 
Tra gli hater, anche in queste ore, c’è chi parla di complotto anti-Juve. 
«L’Italia del calcio è divisa in due, da una parte i tifosi della Juventus e dall’altra gli anti-juventini; quindi è normale che sia così. L’ho vissuto sulla mia pelle. Ma quanto emerso va nella direzione su cui avevamo lavorato in quell’inchiesta. C’è in ballo la responsabilità oggettiva e le sentenze parlano chiaro: la Juve - e lo dico da juventino - aveva barattato con gli ultrà la tranquillità allo stadio in cambio della cessione dei biglietti. Quando gli ultrà vengono da te e ti dicono: o ci accontenti o ti sfasciamo lo stadio e te lo facciamo squalificare; devi solo fare una cosa: denunciare. Ricordo che nel 2006-07 Galliani denunciò gli ultrà del Milan per tentata estorsione». 
 
Il rapporto dirigenze-ultrà si nutre di molte zone grigie. 
«E’ un problema antico, che si è cristallizzato negli anni Ottanta quando gli ultrà hanno preso il comando militare delle curve. Non bisogna mai dimenticare che è una lotta di potere e di denaro». 
 
Com’è la situazione nelle curve d’Italia? 
«Pericolosa. Penso a quanto successo domenica sera nella curva dell’Inter, penso alle curve di Milan e Lazio. E dire che Lotito - per quanto antipatico possa sembrare - è stato uno dei pochissimi a chiudere la porta in faccia agli ultrà. Ci sta provando anche De Laurentiis, ma la sta pagando: il tifo è una cosa, la gestione economica della società un’altra». 
 
Come se ne esce? 
«Restituendo gli stadi alla gente perbene. Bisogna mettersi in testa che l’ultrà è un nemico del calcio. Qualche segnale c’è: durante Juventus-Udinese dell’anno scorso la curva scioperò per un tempo e venne fischiata dal resto dello stadio. Altrove, ad esempio in Inghilterra, avevano problemi serissimi di sicurezza e sono riusciti a risolverli. Oggi non ci sono più hooligan negli stadi inglesi». 
 
Si picchiano altrove. 
«Certo, ma a quel punto diventa un problema di ordine pubblico. Va poi risolto il problema della responsabilità oggettiva, ma una volontà vera non c’è mai stata. Vedo Lega e Figc scannarsi per i diritti televisivi, ma non vedo la volontà di discutere di responsabilità oggettiva negli stadi. Continuano a fare finta di nulla». 
 
Ruffo, hai indagato su calcioscommesse e sui rapporti tra le società di calcio e la criminalità. Quali altre pentole vanno scoperchiate? 
«Ci sono due grandi temi che vanno affrontati subito. Il primo è quello che riguarda i procuratori, le loro parcelle, i conflitti di interesse con i club, le società fasulle, i fondi sudamericani di cui non si sa nulla. Il secondo problema è quello dei settori giovanili, della tratta dei ragazzini, delle loro valutazioni assurde, delle plusvalenze taroccate per far tornare i conti. Il nostro calcio è molto più indebitato di quanto si pensi. Siamo dentro una bolla che prima o poi è destinata a scoppiare. Dobbiamo preoccuparci. Ben vengano operazioni come questa della procura torinese: segnano un prima e un dopo, da qui in avanti si può scrivere un’altra storia».