Lorentini, perse il papà nella notte dell'Heysel: "Mi incazzo, per questo ricordo. Basta con i cori, la Juve pensa ad un monumento per le vittime"

28.05.2020 13:20 di Rosa Doro Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Lorentini, perse il papà nella notte dell'Heysel: "Mi incazzo, per questo ricordo. Basta con i cori, la Juve pensa ad un monumento per le vittime"

Andrea Lorentini, 38 anni, nella notte dell’Heysel, il 29 maggio 1985, perse il papà Roberto, trentunenne medico di Arezzo e ai microfoni del Corriere di Torino ha detto: "Mi incazzo ma proprio per questo bisogna ricordare. Perché non sia la memoria di una sola tifoseria, o di una squadra, ma sia il ricordo di tutti. Vale anche per Superga. Da un punto di vista personale, l’Heysel è una di quelle ferite che non si rimarginano. Come fai a dimenticare la perdita di un genitore? Il dolore è per sempre".

Bisogna allora difendere la memoria come, da sempre, fanno gli ultrà della curva  "e mi fa piacere", dice Andrea — e come potrebbe fare lo Stato: "Ho incontrato la segretaria del ministro Spadafora, per istituire una giornata contro la violenza nello Sport". Come fa la Juve, che al J-Museum ha messo "una stele con i nomi delle vittime, e ha il progetto di un monumento, nella sede della Continassa". Anche con il nome di Roberto, che magari sarebbe potuto essere ancora qui: "Certo che ci ho pensato, ma papà era uno che donava il sangue, che faceva il volontario, e che quella sera si comportò come era lui: tentando di aiutare gli altri. A me piace ricordarlo così".