Il pm Capuano a Repubblica: "Calciopoli è stata un’occasione persa. Ora rifondate tutto. Norme su valore calciatori talmente aleatorie da giustificare qualsiasi operazione”

24.01.2023 18:40 di Redazione TuttoJuve Twitter:    vedi letture
Il pm Capuano a Repubblica: "Calciopoli è stata un’occasione persa. Ora rifondate tutto. Norme su valore calciatori talmente aleatorie da giustificare qualsiasi operazione”
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La Repubblica ha intervistato Stefano Capuano, il pm che insieme a Giuseppe Narducci e Filippo Beatrice sostenne l’accusa al processo di primo grado sullo scandalo che, nel 2006, sconvolse il mondo del pallone: "Ero convinto che la vicenda Calciopoli potesse rappresentare l’opportunità per voltare finalmente pagina, invece si è persa un’occasione. Analogie tra le due vicende? Si tratta di casi molto diversi uno dall’altro. Si potrebbero ravvisare analogie solo qualora dovesse emergere l’esistenza di un sistema ispirato dalla volontà di raggiungere risultati attraverso modalità illecite. La penalizzazione di 15 punti alla Juventus? Davanti ogni decisione giurisdizionale è indispensabile leggere le motivazioni, prima di commentare. Nel calcio però finisce sempre per prevalere la pancia, rispetto al ragionamento. E non mi riferisco solo ai tifosi della Juventus, ma anche a quelli che sostengono altre squadre. La Federcalcio avrebbe dovuto regolamentare il regime delle plusvalenze? Sicuramente occorre fissare dei parametri proprio per evitare ciò che accade oggi, dove le norme sono talmente aleatorie da consentire, almeno in linea teorica, di giustificare qualsiasi operazione. Ma mi rendo conto che non è facile. (...) Per lavorare a questa riforma ci vorrebbe una struttura federale forte che in questo momento, a mio avviso, manca. Perché parlo di occasione persa dopo Calciopoli? Il clamore che aveva accompagnato quell’indagine e le sentenze, sia della giustizia ordinaria, sia di quella sportiva, mi avevano fatto credere che si potesse tirare una riga rispetto a un passato dove si tentava di raggiungere il risultato ad ogni costo, dimenticando che il calcio rimane innanzitutto uno sport. Purtroppo, devo prendere atto che è finito tutto nel dimenticatoio. A cosa mi riferisco? Molti dei protagonisti di quell’inchiesta continuano ad avere ruoli nel mondo del calcio. E non sto parlando solo del principale imputato (Luciano Moggi ndr) per il quale è stato più difficile far dimenticare il suo coinvolgimento, ma di dirigenti, presidenti e anche esponenti del mondo arbitrale. È inutile fare nomi, nelle sentenze c’è tutto. È un peccato, il calcio italiano poteva intraprendere una strada diversa". (...)