Iaria (Gazzetta): "Giusto allargare la Coppa Italia ma solo riducendo la Serie A. Superlega? Sono contrario"

25.01.2021 21:00 di Andrea Bargione Twitter:    Vedi letture
Iaria (Gazzetta): "Giusto allargare la Coppa Italia ma solo riducendo la Serie A. Superlega? Sono contrario"
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Marco Iaria, giornalista de La Gazzetta dello Sport, ha parlato durante Scanner trasmissione in onda su TMW Radio, sul modello attuale della Coppa Italia e la sua visione a riguardo alcuni cambiamenti nel format, e tanto altro: "Sempre affascinante l'idea di poter vedere degli scontri improbabili e avere magari esiti strani. Sono a favore, generalmente, anche se va contemperata l'esigenza perseguita negli ultimi anni di rendere spettacolare la competizione. Si dovrebbe consentire un meccanismo più allargato contemplando però anche le esigenze del grande pubblico perché il tema non riguarda solo le proprietà delle grandi squadre, ma soprattutto i tifosi che al 70% stanno per le squadre più conosciute e vedono grandi sfide in Coppa Italia dai quarti in poi. Difficile fare poi un ragionamento solo per quella senza considerare tutto il resto, e il bisogno di ridare ordine al calendario. Una riforma del genere la vedrei combinata con una diminuzione del numero di squadre in Serie A, perché non ce la si farebbe: il calendario è già ingolfato, e senza più confini visto che c'è da fare i conti con il resto del mondo. Il gioco è globale e va tenuto in considerazione".

Mica farà riferimento alla Superlega?
"No, il tema non è quello: sono anche fortemente contrario, per una ragione di tradizione e culturale. Il sistema calcistico europeo è totalmente diverso rispetto a quello americano, e un modello chiuso, senza retrocessioni o promozioni, non è neanche il punto. C'è da allargare il numero di partite a livello europeo per accontentare un mercato che è globale. Si possono fare tutti i ragionamenti romantici di questo mondo, ma per come è strutturato il calcio ci sono grandi squadre che fanno da traino a tutto il movimento. Queste, che stanno conquistando mercati impensabili fino a pochi anni fa, adesso si trovano in una condizione in cui lo stato attuale gli sta stretto. Si parlava più che altro di una SuperChampions, con appuntamenti maggiori rispetto agli attuali. La questione è più sul tifo che sui soldi, ci sono paesi che hanno grande tradizione calcistica che non possiamo osservare e tenere in considerazione".

Cambierà la fruizione del calcio nelle modalità e nei tempi? Si arriverà al punto in cui le partite intese come evento live non importeranno più?
"Uno dei temi del futuro del calcio è proprio questo: anche se non è popolare, è focale. Se i consumatori del calcio sono la nuova generazione che è nativa digitale, è ovvio che non seguano le stesse logiche. Abbiamo due strade: proseguire come fatto finora, immaginando che anche le generazioni future replicheranno gli stessi comportamenti, e questa è un'illusione già dimostrata da studi e fatti, o altrimenti ci interroghiamo su queste necessità. Il calcio è di gran lunga il fenomeno popolare di massa più grande in molte società, e rischiamo che la bolla scoppi, che il monopolio dell'intrattenimento rischi di diventare marginale nella società, anche quella italiana, dei prossimi trenta-quarant'anni. Non possiamo andare contro la trasformazione digitale, i più giovani hanno sempre un cellulare in mano e vivono una nuova realtà".


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