Corini: "Chiesa con Allegri sta avendo la stessa evoluzione del papà"

Corini: "Chiesa con Allegri sta avendo la stessa evoluzione del papà"TuttoJuve.com
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sabato 14 ottobre 2023, 14:15Altre notizie
di Redazione TuttoJuve

L'allenatore del Palermo, Eugenio Corini, è intervenuto a Radio TV Serie A con RDS. Le sue parole: "Avevamo bisogno di partite bene ed essere protagonisti, abbiamo approcciato al meglio in campionato, reagendo anche all’unica sconfitta in casa col Cosenza andando a vincere a Venezia che, come noi, sarà competitivo fino alla fine della Serie B. Abbiamo dato forza e coraggio alle nostre ambizioni, ma purtroppo siamo solo all’inizio e c’è ancora tanto da fare. Abbiamo una proprietà forte alle spalle che ha investito tanto sul Palermo. Facendo calcio da tanti anni ad altissimi livelli, sa di cosa c’è bisogno per fa si che il club cresca e dunque siamo orgogliosi di poterla rappresentare. Il Palermo è una grandissima piazza con una altrettanto grande tifoseria, la società vuole portarla là dove tutti noi sogniamo che sia, per poterci restare stabilmente e migliorarsi sempre di più negli anni. L'influenza sulla squadra? La percepiamo, so di essere nella società giusta, abbiamo tutte le strutture necessarie che miglioreranno nel tempo. L’anno scorso abbiamo quasi sfiorato un obiettivo non preventivato e adesso, invece, il nostro livello di ambizione è salito, ci sta accompagnato una grande proprietà. Stanno investendo molto e vogliono che il Palermo cresca costantemente. La Curva Nord? A inizio stagione c’è stato un bellissimo ed emozionante incontro con i nostri tifosi, ricordando quando nel 2004 salii con loro in Curva Nord. Ho detto che non vedo l’ora di poterci tornare, so quando tengono alla promozione in Serie A. Un sogno che tengo nel cuore, insieme alla volontà e alla motivazione che servono per arrivarci. Tornarci sarebbe fare un regalo a me stesso perché avremo fatto di nuovo qualcosa di molto importante per questo club.

Sul calo dei gol su punizione:  "E' paradossale, quando giocavo io c’era attenzione sulle barriere ma non certo come adesso, addirittura le distanze vengono segnate dall’arbitro, alcune volte a sei o sette metri. E poi tutta una serie di dettagli che anzi dovrebbe facilitare questo tipo di specialità, è una contraddizione palese. Devo dire che anch’io negli ultimi anni sto facendo fatica a trovare specialisti che potessero fare dai due ai 4 gol su punizione. I palloni, poi, sono anche migliori rispetto a quelli che usavamo noi. Forse tutte queste difficoltà imponevano ai miei tempi un allenamento più intenso ed efficace. Sicuramente i numeri attuali sono molto strani".

Sui numeri dieci: "Totti? Straordinario, goleador, una visione di calcio totale, da pallone d’oro. Era emozionante affrontarlo perché la sua qualità era immensa. Del Piero? Lo paragono a Francesco, un grandissimo finalizzatore. Baggio? La qualità la conosciamo tutti, ma anche la perseveranza ad affrontare molti infortuni che condizionano. Trovava mille soluzioni per andare a fare gol. Mancini? Un visionario, già alla Samp giocava da finto nove, metteva filtranti incredibili, uno anche a me di tacco che non posso dimenticare e grazie al quale feci gol al Brescia. Chiesa? Era anche più giovane di me quando arrivai alla Samp, ma il talento era già incredibile. Destro, sinistro, grande frequenza di passo. Si specializzò prima da punta esterna, poi da seconda punta segnando tantissimo. Un po’ l’evoluzione che sta avendo suo figlio Federico con Allegri alla Juventus". 

Sul Corini allenatore: "Ho avuto la fortuna di diventare professionista durante la svolta epocale che portò Sacchi. Ho preso da tutti i miei grandi tecnici, anche oggi mi sento sempre in evoluzione. Deve sempre esserci quella voglia di evolvere, offrire un calcio propositivo, attaccare velocemente la porta difendendo alto e compatto, di reparto. La costruzione dal basso oggi è uno standard, ma già a inizio anni ’90 al Brescia Lucescu mi parlava di profondità contrarie, giocando nello spazio della tua metà campo per uscire con una costruzione efficace.

Sul ruolo del play: "Nel ruolo del play moderno, abbiamo avuto due giocatori straordinari come Jorginho e Verratti. Personalmente non mi rivedo in Barella per la sua attitudine offensiva e il suo essere interno qualitativo, un calciatore che va a giocare tra le linee e s’inserisce. Nella mia evoluzione ha inciso molto Guidolin che mi spinse a occupare spazi diversi in mezzo al campo, liberandomi dai vincoli del regista. Sono cose che impari e cerchi poi di trasmettere. C’è sempre un’evoluzione migliorativa a qualsiasi età, per cui cerco serve di lavorare individualmente sui calciatori per migliorare più rapidamente il collettivo".