Borghi a TMW Radio: "Il tema infortuni non può essere sottovalutato con tutti a disposizione Pirlo sarebbe più avanti"

03.03.2021 20:20 di Benedetta Demichelis   Vedi letture
Borghi a TMW Radio: "Il tema infortuni non può essere sottovalutato con tutti a disposizione Pirlo sarebbe più avanti"
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Stefano Borghi intervistato da Francesco Benvenuti

Stefano Borghi, giornalista di Dazn, ha parlato a Stadio Aperto su TMW Radio: "La vittoria era imperativo, la Juve non poteva permettersi altri inciampi. Il punteggio è da vittoria rotonda ma non si esce dall'equivoco: non so ancora dire se ci siano problemi di costruzione. Per me è la rosa più completa ma non ci sono mai tutti a disposizione, e in più non si fa esprimere a ciascuno il massimo potenziale. Le novità non prescindono da Morata, con lui rendono meglio tutti: da Ronaldo a Chiesa. Ora contano i risultati, poi dei ragionamenti andranno fatti: sono al secondo anno in cui provano a migliorare il gioco, ma era riuscito meglio nello scorso”.

Si sta sottovalutando l'assenza di Arthur?

“Certo. Per me Arthur avrebbe dovuto essere il faro, è un regista moderno. Il punto è che non manca solo lui, ma anche altri come Bonucci, Cuadrado e Dybala che dovrebbero essere la spina dorsale. Fin qui a centrocampo il migliore è stato McKennie, che ultimamente vedo appannato. Il tema infortuni non può essere sottovalutato: chiamatelo alibi, ma con tutti a disposizione Pirlo sarebbe più avanti”.

Nuovi arrivi: bene Chiesa, Kulusevski è criticato.

“Qui come in Spagna c'è la tendenza a dare sentenze ogni 5 minuti. Sentitevi le prime dichiarazioni di Chiesa: nelle prime cinque interviste juventine ha ribadito “Noi siamo la Juventus”. Ingeneroso verso il passato, ho pensato, ma il punto è che lui il salto l'ha fatto con la mentalità di uno già pronto. Quella di Chiesa è una stagione da giocatore che si è consacrato, mentre quella di Kulusevski è comunque di crescita. Si può sacrificare una prima stagione, anche se comunque parliamo di un classe 2000, per dargli un'infarinatura generale. Per me può diventare una grande mezzala, ma anche mezzapunta o esterno d'attacco. I grandi centrocampisti oggi devono saper fare tutto, e Kulusevski sta imparando”.

Si esaspera il tema dell'impostazione dal basso.

“Sarebbe pure così semplice... Pensate al Bayern, è la migliore d'Europa e ha il portiere che ha dettato queste nuove regole. Oppure il Manchester City, la più divertente di oggi, o il PSG: gli vedete calciare palloni su? Non è una moda, ma una necessità per uscire meglio da un pressing fatto molto più armonicamente, con più giocatori”.

Chi ha cambiato allenatore in questa stagione ha fatto fatica. Perché?

“Nei casi di Liverani e Giampaolo per me non è stata data una squadra adatta: la rosa del Torino col calcio di Giampaolo non c'entrava nulla, quella del Parma invece era troppo rivoluzionata e ringiovanita. Questa era una stagione che ti imponeva di non cambiare perché non c'era tempo. Chi ha potuto, non ha cambiato e ha fatto bene. Certo, c'erano situazioni in cui era necessario, ma si è andati incontro a difficoltà”.

Che progetto è Vocabolario Borghi?

“Una bella idea di DAZN per provare a fare qualcosa di diverso, raccontando storie di calcio con tante contaminazioni. Per esempio mi è venuto l'idea del podcast in video, e poter raccontare da singole parole mi diverte molto. Questa serie è una continua evoluzione, già nella prossima, con “ectoplasmatico”, vedrete attori e strutture narrative nuove. Io mi sono divertito tanto, spero succeda anche a chi guarda”.

Immaginabile un calcio del futuro che riparte con una nuova linfa?

“Secondo me è impossibile. Se avessimo parlato del calcio del futuro 13 mesi fa, a febbraio 2020, non avremmo avuto la più pallida idea di doversi ritrovare davanti a ormai quasi un anno senza pubblico. Ho una certezza sola da dare, quella che il calcio sopravvive e va avanti anche in condizioni del genere, come tutti noi. Ci sono segni rimasti dappertutto, e credo che gli ingaggi dei calciatori saranno diversi, così come l'orientamento delle squadre sui grandi investimenti. Quello che però manca di più è la gente, è come se fossimo senza il pallone”.