Bocca: "Allegri-Juve, divorzio inevitabile. E ora?"

18.05.2019 22:45 di Alessandro Vignati   Vedi letture
Bocca: "Allegri-Juve, divorzio inevitabile. E ora?"

Attraverso la sua rubrica su Repubblica.it "Bloooog!", il giornalista romano Fabrizio Bocca ha parlato della Juventus. Sguardo al futuro: "Che tra la Juventus e Allegri non ci potesse essere un futuro lo si era capito un mese fa, un minuto dopo il fischio finale di Juve-Ajax 1-2 (16 aprile). Era la sconfitta che non solo segnava l’ esclusione della Juve di Ronaldo dall’obbiettivo di una Champions League cui la Juve va a caccia ormai ossessivamente da più di venti anni. Ma era anche chiaramente la chiusura di un ciclo, la certificata impossibilità di resistere ancora, in queste condizioni, con questa stessa guida, a questa atroce fatica di Sisifo – la conquista della Champions appunto – che divora tutto. I campioni più preziosi e prestigiosi come Ronaldo e allenatori di rango, dal cuore d’acciaio, come Conte prima e Allegri adesso. E poi energie fisiche, mentali e un’enorme montagna di soldi. Una specie di buco nero che inghiotte qualsiasi cosa. Lavorare in quelle condizioni, rigenerarsi e ricominciare da capo ogni anno, per quanto ti possa far diventare ricco e celebrato come pochi altri, ti tiene sempre in prima linea, ti sovraccarica di responsabilità, diventa stressante, logorante. E se non si è nelle migliori condizioni, se ogni ingranaggio del prezioso orologio svizzero non è al suo posto, a certi traguardi non arrivi. Scoppi. Gli otto scudetti consecutivi, in questa situazione, sono finiti per diventare un dettaglio. Nemmeno i tifosi a Torino li festeggiano più. Tutti vogliono solo quella Coppa, di tutto il resto interessa poco. E’ una maledizione cui la Juve si è praticamente autocondannata. Nonostante i cinque scudetti, Massimiliano Allegri è diventato l’allenatore più criticato e meno benvoluto dai suoi stessi tifosi, proprio perché il quadro si era ormai deformato ed era diventato irrecuperabile. La famosa lite tv con Adani, al di là degli aspetti folklorostici e massmediatici, delle divisioni sulla filosofia di gioco e sulla dittatura del risultato, era anche un termometro che ha visto salire la febbre a livelli di guardia, preoccupanti. Allegri che fino ad allora aveva sorvolato sulle critiche, sulle accuse, aveva insomma sopportato e resistito, era ormai una pentola a pressione a rischio esplosione. E alla Juve oggi serve invece un uomo di ghiaccio che tolga pressione ai giocatori, che dia loro sicurezza e restituisca loro il piacere del calcio. Insomma che non faccia diventare la Champions un incubo. Era chiaro tutto ciò ormai anche all’ultimo e più blando degli juventini. Eppure il presidente Andrea Agnelli, quella sera del 16 aprile, si presentò immediatamente alle telecamere di Sky per dire, molto imprudentemente, che tutto sarebbe continuato così com’era, che Allegri sarebbe stato anche l’allenatore del futuro. Ben sapendo però che non si poteva far finta di nulla, negare insomma che quella con l’Ajax fosse la sconfitta della svolta. Era un impegno non richiesto – bastava non dirlo, non impegnarsi pubblicamente –  eppure Agnelli si sentì in dovere di dipingere al mondo una realtà quasi impossibile, camuffata. La resa dei conti, lo strappo di questi giorni e l’addio ufficiale, ne sono l’ovvia controprova. Non era oggettivamente salvabile quel rapporto. Può essere che davvero Agnelli non avesse voglia di ricominciare da capo, tanto meno da Antonio Conte, con cui si lasciò traumaticamente cinque anni fa. Che certo non volesse, secondo i desideri di Allegri, rifondare una squadra che solo un anno fa ha investito centinaia di milioni su Ronaldo. (Capitò più o meno lo stesso a inizio anni 90 col Milan che passò da Sacchi a Capello). Sicuramente avranno avuto anche il loro peso certi malumori dei giocatori, in particolare Ronaldo o Dybala, che per i motivi più diversi non hanno avuto un buon feeling con questa stagione e di conseguenza con Allegri stesso: il primo perché pensava che in Italia si giocasse (e si vincesse) come in Spagna, il secondo perché è stato quello a pagare più di tutti l’ impatto della meteora Ronaldo sulla Juventus. Se Allegri avesse continuato a forza, al primo problema, alla prima sconfitta, avrebbe ritrovato intorno a lui stesso, musi lunghi, mugugni e critiche feroci al gioco. E non si poteva più andare avanti così. Tutto quello che è venuto dopo Juve-Ajax 1-2 sinceramente mi è parso una pantomima, una forzatura, il tentativo disperato di nascondere un divorzio inevitabile. Separarsi non può che far bene a entrambi. Dato per scontato (ma solo al 90%…) che Conte sia ormai l’ allenatore dell’Inter, non resta adesso che scegliere il nuovo allenatore della Juve: Simone Inzaghi fresco di Coppa Italia, l’ousider Mihajlovic, il Pochettino che pare voglia essere pagato tanto oro quanto pesa, Sarri, Spalletti, Gasperini o addirittura Guardiola. Io penso che Agnelli, Nedved, Paratici faranno una scelta imprevedibile, sorprendente. Si va dall’allenatore emergente alla grande star internazionale, il top del top del calcio mondiale. Dipende da quanto si vuole scommettere ancora sulla maledizione della Champions League. In ogni caso alla Juve ormai mercato e colpi di scena fanno quasi più spettacolo degli scudetti".