Ansaldo a TMW: "Demiral e Under? Turchi nazionalisti all'estremo"

14.10.2019 17:00 di Edoardo Siddi Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Ansaldo a TMW: "Demiral e Under? Turchi nazionalisti all'estremo"

Marco Ansaldo, inviato de La Repubblica al confine tra Turchia e Siria, ha parlato delle implicazioni calcistiche della mossa di Erdogan a TMW: "Finale di Champions revocata a Istanbul? Non credo si possa arrivare a una situazione così stridente. Non so cosa decidano gli organi federali, eventualmente mi immagino altre sanzioni, come è già stato fatto in passato. Non so a che livello, se economiche o altro, ma possono essere misure pensabili e applicabili. Ritirare la finale o misure di questo livello sarebbe dirompente. D'altro canto non si è fatto con l'Arabia Saudita in Supercoppa Italiana, proprio nel momento dell'omicidio del giornalista Khashoggi, che era sì in Turchia ma nell'ambasciata araba".

Però l'Europa invoca sanzioni.
"Sì, è un fatto, ma non credo ci siano gli estremi. Poi dovessero accadere altri fatti sarebbe forse differente".

Come mai gli sportivi appoggiano Erdogan?
"Il cittadino turco è sempre molto patriottico, in una maniera che forse noi non riusciamo a cogliere pienamente. C'è un nazionalismo forte, sentito e a volte esasperato ed estremo. Questo storicamente. Appena partono azioni militari la cittadinanza si sente molto coinvolta".

E quindi anche gli atleti...
"Demiral appoggia, Cengiz Under anche. Stasera potrebbe accadere lo stesso, con la nazionale turca in Francia, in caso di gol. Ma ripeto, qui il patriottismo è completamente diverso, difficilmente assimilabile da un europeo".

D'altronde Mesut Ozil, che turco non è, ha avuto rapporti con Erdogan.
"È nato in Germania e gioca lì, però prima dei Mondiali ha regalato la maglietta al presidente turco, in un momento in cui la Turchia era sotto il mirino dell'Occidente per molte questioni che riguardano Ankara e Bruxelles. C'è stata una polemica fortissima".

Quante guerre ci sono per ora?
"Due, una nel sud del paese tra esercito e PKK, l'altra al confine. Il paese per metà appoggia Erdogan, ma quelli a sinistra, che ora sono all'opposizione, sono i discendenti del partito fondato da Ataturk, sono kemalisti, credono nel valore nazionale, nell'unità, nel non frazionamento".

Lei è lì, al confine fra Siria e Turchia, cosa ci dobbiamo attendere?
"Un confronto tra l'esercito siriano, che sta salendo da sud, e quello turco, che invece scende da nord. È una situazione nuova, inaspettata, rischiosa e pericolosa. Ci sono due entità forti che vengono al conflitto, con questo scenario rischia di complicarsi ancora di più il fronte, per tutte le forze in campo".

Perché?
"Non ci sono solo miliziani o piccole forze come quelle dei curdi. Sono due stati veri e propri, la situazione si ingarbuglia".

Quali sono gli sviluppi?
"Ci sono 130 mila profughi nuovi, creati da questi sei giorni di offensiva, oltre ai 3,5 milioni in Turchia pronti per essere rispediti in Siria. Tutto è molto infiammabile, lo vediamo dalle centinaia di morti che ci sono, anche dalla parte turca. Perché pure i curdi hanno sparato dei colpi di mortaio".