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Una folle lettera

20.09.2012 14:00 di Davide Terruzzi Twitter: @DavideTerruzzi  articolo letto 22140 volte
© foto di Federico De Luca

Antonio Conte non può essere presente negli stadi italiani e continuare ad allenare nonostante la squalifica. Questo il senso di una lettera indirizzata dal presidente del Centro di coordinamento viola club, Filippo Pucci, a Giancarlo Abete, numero uno della Figc.

"Dottor Abete mi rivolgo a lei per esprimerle il profondo rammarico provato dai tanti amanti del calcio, qualunque sia la loro fede calcistica, dinanzi all'atteggiamento tenuto dalla Federazione da lei rappresentata riguardo a quanto si sta verificando in queste prime tre giornate di campionato. Mi riferisco - scrive Pucci - alla 'tolleranza dimostrata o meglio al 'far finta di niente' davanti a un tesserato Figc squalificato che 'furbescamente', in accordo con l'attuale societa' di appartenenza, pretende comunque di svolgere la propria professione disinteressandosi completamente della squalifica inflittagli, posizionandosi dentro uno stadio seppur non nella sua naturale postazione".

Affermazioni in cui il tifo offusca completamente la ragione a tal punto che questa sparisce completamente per lasciare posto alla sola pancia. Adesso, Conte non può essere presente nemmeno allo stadio? Per quale motivo? La squalifica impone al tecnico bianconero di non sedersi in panchina e di non dare disposizioni. E' stato marcato a vista dagli uomini della Procura, da quelli dell'Uefa, come è giusto che sia quando una norma va fatta rispettare. Nessuno pretende però nulla, è un diritto quello di Conte di seguire la squadra di cui Conte resta l'allenatore. L'anti juventinismo di cui Firenze resta una delle capitali ha la meglio: fossimo nel signor Pucci ci indegneremmo soprattutto per quei tifosi viola che alzano cori infangando la memoria delle vittime dell'Heysel. Non si prepara un bel clima, lo sapevamo, meglio la goliardata dell'anno scorso con i parrucchini (tanto poi parlò, e tanto, il campo), che queste velate "minacce". Conte, come qualsiasi altro allenatore squalificato, può e deve essere presente allo stadio. Non esserlo deve essere una scelta, non un'imposizione per motivi di ordine pubblico. Guardate quello che è accaduto ieri a Londra e confrontatela con questa lettera: ecco lo spirito del calcio italiano!


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