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ESCLUSIVA TJ - Vincenzo Abbatantuono: "I tifosi? Bestiame da coreografia per la TV"

13.02.2012 18:00 di Gaetano Mocciaro  articolo letto 7434 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Vincenzo Abbatantuono, storico esponente della tifoseria bianconera e scrittore, autore di "Un calcio in faccia, storie di adolescenti ultras" e "Il muro in testa" dà il suo punto di vista riguardo alla situazione dei tifosi, vittime anche loro del maltempo che sta condizionando il campionato. In esclusiva per TuttoJuve.com

Vincenzo Abbatantuono, da storico militante della curva, qual è il tuo punto di vista su queste partite spesso giocate in condizioni assurde o magari sospese all’ultimo come successo a Parma, con buona pace dei tifosi accorsi fino al Tardini?

È una politica volutamente confusiva ed è il risultato dei calendari fatti dalle tv a pagamento, perché se si fosse giocato sempre la domenica pomeriggio non saremmo nella condizione in cui siamo. Sulle note della canzone di Rita Pavone, non a caso, gli ultras cantano: Perché perché la domenica era il giorno del pallone ma da quando c'è la televisione che confusione che c'è, perché perché non si gioca la domenica alle tre”.

Televisioni alle quali i tifosi e gli addetti ai lavori puntano il dito perché condizionano i calendari in barba alle esigenze dei tifosi che vanno allo stadio

“Basta che guardiamo il tanto decantato sistema inglese. Si sono resi conto che con un calendario infarcito di eventi, fra campionato, coppe europee, FA Cup, Coppa di Lega, Monday night, Friday night, Saturday night e chi più ne ha più ne metta il calendario è talmente saturo e pieno di partite che i giocatori arrivano agli Europei e ai Mondiali spompi e rimediano figuracce. Ma alle TV non frega niente, a loro interessano le competizioni per club, quelle per nazioni le lasciano a noi tifosi old style”.

Anche in Italia la piega è simile

“Si, ma relativamente alle grandi squadre come Milan, Inter e Juventus. Perché a Sky delle piccole non frega nulla. Squadre come la Juve invece devono garantire massima visibilità e subiscono il calendario a seconda della loro volontà. Dei tifosi chi se ne frega? Sono semplicemente bestiame che funge da coreografia per l’evento televisivo. A loro non importa che c’è gente che si è presa un giorno di ferie per andare a Parma a vedersi la partita salvo poi sapere un paio di ore prima del calcio d’inizio che non si giocava. I tifosi sono diventati semplicemente una cornice del quadro. E la cornice è una cosa che si può tranquillamente sostituire”.

Perché non c’è una ribellione vera e propria da parte dei tifosi?

“I tifosi non dico che si dovevano incazzare già nel 1980 ma almeno nel 2006 con la storia di Calciopoli. Invece si è andati avanti senza far nulla e la conseguenza di questa mancanza di coesione tra tifosi è che ci sono squadre che si vendono le partite e gare che non vengono giocate perché lo dice Sky. D’altronde si giocò a Perugia nel 2000 in una laguna perché c’erano interessi televisivi. Io dico una cosa: quando dicevamo “no al calcio moderno” lo facevamo a ragion veduta, perché avevamo capito l’andazzo”.

Intanto i tifosi continuano a seguire la squadra anche nelle condizioni più disperate, dando in un certo senso ragione alle Società che scelgono di giocare i condizioni proibitive

“Questo perché un ultras allo stadio va anche col diluvio universale, qualunque cosa succeda. Io sono andato a vedere partite col gelo, la neve e ogni sorta di calamità in arrivo, oppure con la febbre o con ogni sorta di malattia immaginabile. L’ultras è così. E comunque anche se ci fosse un boicottaggio da parte dei tifosi non credo cambierebbe nulla, basti vedere cosa succedeva a Trieste dove durante le partite casalinghe della Triestina c’erano i cartonati con il pubblico finto”.

La Juventus col nuovo stadio ha fatto si che il pubblico possa seguire con i dovuti comfort lo spettacolo, ma le altre sono ancora ferme e motivo dei rinvii sono proprio questi stadi, considerati obsoleti

“Quello che mi chiedo è: con tuti i soldi che le squadre prendono perché le Società non si costruiscono uno stadio? Non c’è una politica industriale nel calcio, tutto qui. Le Società i soldi che incassano dalle televisioni evidentemente preferiscono spenderli in altri modi”.

 

 


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