Gli eroi in bianconero: Vincenzo TRASPEDINI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
 di Stefano Bedeschi  articolo letto 1537 volte
Gli eroi in bianconero: Vincenzo TRASPEDINI


Arriva alla Juventus nell’estate del 1965, dopo aver vagato per squadre e squadrette di mezza Pianura Padana; è stato anche al Torino, quando ancora era fanciullo di belle speranze e i granata arrivavano dalla Serie B. Da Varese, ultima meta di peregrinazioni calcistiche, si allontana malvolentieri e non senza rimpianti; l’ambiente di Masnago, infatti, gli aveva portato fortuna e di amici ne aveva conquistato molti a suon di goal, ma il passaggio alla Juventus esalterebbe chiunque; certo, la “Vecchia Signora” non è più da qualche tempo la squadra pigliatutto, ma resta sempre una grande protagonista. Arriva Traspedini e la Juventus torna, per un attimo grande, anzi grandissima, più dell’Inter mondiale, anche se per una sola serata. Roma, settembre caldo, finalissima di Coppa Italia: la Juventus che ha appena rinunciato a Sivori per uno scuro brasiliano trentenne, che corre come un ragazzino ed ha tanta classe, Cinesinho si chiama, lancia la sfida ai neroazzurri; è un’impresa che appare disperata.
Non sarà così; per una strana situazione di ribaltamento dì valori tecnici, è la Juventus che domina il campo, sorretta da un tifo invidiabile, e vince. Anzolin; Gori e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Dell’Omodarme, Del Sol, Cinesinho, Menichelli e pure lui, Traspedini, grande protagonista di una grande partita. Attacca quando occorre passare il muro interista e difende, con coraggio, quando è la squadra neroazzurra che deve inseguire il risultato che le sfugge.
Le condizioni per fare bella figura anche in campionato ci sono tutte; quella che i bianconeri affrontano è una stagione senza l’ambizione di un successo immediato, ma c’è la convinzione di lavorare per un futuro più vicino di quanto possano pensare i tifosi bianconeri, che si divertono con la Juventus “heribertiana”, ma senza entusiasmarsi. E Traspedini si adatta presto a questa situazione; sarà meno imponente e irruente del predecessore Combin, però si muove di più e sa anche soffrire.
Esordio alla grande, Juventus bagnata e fortunata contro il Foggia al Comunale, Moschioni portiere ospite para tutto, ma capitola su un colpo di testa di Vincenzo; è un 1-0 che non farà delirare dall’entusiasmo, ma intanto la squadra si incolla all’alta classifica. Non sono comunque tutte rose e fiori, per la squadra bianconera e per il Trasp; la domenica successiva arriva la prima tegola, il centravanti si lussa una spalla, niente di grave ma addio alla maglia numero nove che, per qualche domenica, è indossata da Silvino Bercellino, detto Bercedue.
Traspedini non si arrende per così poco; all’appuntamento internazionale della Coppa dell’Amicizia è già di nuovo in forze e il collaudo a suon di reti fa ben sperare per una Juventus che ha, finalmente, trovato un granitico blocco difensivo e che chiede alle sue punte quel minimo di reti per essere grande anche davanti.
Invece, di goal ne segnano con il contagocce; e dire che ne basterebbe uno a partita per vincere sempre o quasi. Non c’è niente da fare; la vecchia Roma fa 0-0 facile al Comunale, Losi e Carpanesi contengono disinvoltamente lo spuntato attacco juventino. Heriberto studia e ristudia soluzioni tattiche nuove, ma gli uomini a disposizione sono quelli che sono, persino il vecchio Da Costa è rispolverato in alternativa a Traspedini, che di goal proprio non ne segna. A Ferrara sembra che le cose vadano un po’ meglio, l’attacco ritrova la via del goal, Traspedini suggeritore e Da Costa esecutore, ma è una formula provvisoria. E poi basta un ragazzino pieno di grinta e grezzo per annullare il centravanti juventino: Pasetti, così si chiama il ragazzo, fa bella figura senza troppa fatica, contro un Traspedini poco brillante.
Comunque, in questa Juventus che va a singhiozzo, non mancano momenti piacevoli e qualche vittoria significativa; il derby di andata è una cosa davvero da ricordare, la squadra bianconera ritrova gioco e inventiva per sotterrare i cugini. Traspedini si scopre contropiedista valido e persino raffinato, gioca un’ora di gran calcio, ma ecco nuovamente fare la sua comparsa la sfortuna. È un nuovo, più grave infortunio, stavolta alla testa, che lo mette fuori causa per un bel pezzo, Juventus-Torino finisce 2-0, con i compagni in festa e lui all’ospedale in osservazione.
I tifosi incoraggiano Bercedue, che gli subentra a guidare l’attacco e che qualche goal pure riesce a segnarlo; di Traspedini si torna a parlare due mesi dopo, anche se non troppo bene. Chi lo osserva, da spesso l’impressione di girare a vuoto, il suo lavoro quasi mai è sfruttato con adeguate conclusioni; il suo limite più grave è il tiro. Viene naturale che la rete di apertura contro il Foggia resta la sola e che si dovrà attendere una delle ultime domeniche di campionato per rivedere Traspedini segnare. A Cagliari le cose vanno male, Riva e compagni prendono il largo con due realizzazioni, il golletto di Traspedini non cambia niente, sconfitta era e sconfitta rimane.
Poi, più nulla o quasi; il campionato finisce in gloria per l’Inter, un po’ meno per la Juventus, che comunque si rifarà presto. Senza Traspedini, però, che finisce al Foggia. Il giramondo riprende le sue peregrinazioni calcistiche, in cerca di maggiore fortuna; di bianconero gli resterà il ricordo di una Coppa Italia vinta una calda sera di settembre.