Gli eroi in bianconero: Alessandro ALTOBELLI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
 di Stefano Bedeschi  articolo letto 1832 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Gli eroi in bianconero: Alessandro ALTOBELLI


Nasce a Sonnino, in provincia di Latina, il 28 novembre 1955. Soprannominato Spillo per il suo fisico esile e gracilino, con il passare degli anni diventa uno dei più forti attaccanti italiani; è un centravanti completo, forte di testa, buona tecnica, molto rapido e abile sia negli spazi brevi sia in acrobazia. Cresce nel Brescia e con le “Rondinelle” debutta nel grande calcio, nella stagione 1973-74: nel capoluogo lombardo rimane per quattro stagioni, prima di spiccare il grande salto nell’Inter. Con il club neroazzurro esplode definitivamente, anche se i trofei si possono contare sulle dita di una mano: uno scudetto e due Coppa Italia. Spillo conquista anche la Nazionale, con la quale disputa due Mondiali, quello glorioso del 1982 e quello messicano del 1986.
Con la maglia azzurra totalizza sessantuno presenze e venticinque goal. Il più famoso è, senza ombra di dubbio, quello segnato nella finale di Madrid, contro la Germania, dopo una volata di Conti e un dribbling ai danni del portiere tedesco Schumacher.
Dopo aver trascorso undici stagioni nell’Inter, di cui diventa anche il capitano, Altobelli è ceduto alla Juventus, nell’estate del 1988. La società torinese deve sostituire Rush, tornato tristemente in Inghilterra, e spera di ripetere i fasti di un decennio prima, con l’acquisto di Boninsegna. «Quando i bianconeri vincevano scudetti e Coppe a ripetizione erano antipatici, è normale – afferma durante il ritiro pre campionato – come organizzazione è tra le più forti, più serie. Boniperti è l’emblema anche se ha alle spalle un personaggio carismatico come Gianni Agnelli. L’Avvocato è molto simpatico, ottimo intenditore di calcio. Negli ultimi tempi si è divertito poco. Speriamo di farlo divertire ancora».
Spillo con la maglia bianconera, disputa solamente una stagione, totalizzando trentaquattro presenze e realizzando quindici goal. Fino a metà stagione, l’apporto è soddisfacente; in Coppa Uefa va a segno con regolarità, in Coppa Italia è strabiliante (segna una tripletta al Vicenza e una al Taranto) e in campionato regala ai tifosi la rete della vittoria nel derby del 31 dicembre 1988. «Anche i palloni persi non vanno sottovalutati, così mi hanno insegnato e allora ho seguito istintivamente l’azione e mi è andata bene, ho segnato questo goal importante. Non c’era l’avvocato Agnelli, ma penso che avrà apprezzato ugualmente la mia rete. Ma non solo lui e Boniperti saranno contenti. Penso, infatti, a tutti i tifosi juventini. Potevo segnare a San Siro contro l’Inter prima di Natale ma quel goal sarebbe diventato quello della mia rivalsa personale. Questo resterà a lungo impresso nella memoria della gente. E poi dovevamo vincerla questa partita giocata con il lutto al braccio. Per Zoff che ha perso la mamma, per l’ex presidente Catella, per l’indimenticato Sarroglia. Il derby di Torino non è diverso da quello di Milano e, così come mi sentivo profondamente interista al momento di affrontare il Milan, sono subito riuscito a calarmi nei panni bianconeri. Fin da agosto, devo dire, sono entrato subito in sintonia con la Juventus, mi sono sentito uno della famiglia e mi piace dimostrare che posso giocare con continuità».
Poi il suo rendimento cala anche a causa di un infortunio e l’allenatore Zoff gli preferisce l’emergente Buso. Nonostante tutto, la volontà di Altobelli è quella di rimanere a Torino: «Ho trentatré anni e sono consapevole che la mia carriera è oramai giunta al tramonto; il mio desiderio sarebbe quello di concluderla in bianconero. Starei in panchina volentieri, giocando part-time a seconda delle esigenze della squadra; a differenza di Cabrini, che sente di poter dare ancora molto sul campo, non soffrirei a essere messo un po’ da parte per lasciare spazio ai miei colleghi più giovani; in fondo, alla mia età, ogni partita diventa l’ultimo esame».
Ma Boniperti non lo accontenta e Spillo ritorna al Brescia, dove conclude la sua carriera, dopo aver disputato 337 partite in Serie A e realizzato 132 goal.