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GLI EROI IN BIANCONERO

Gli eroi in bianconero: Aleksandr ZAVAROV

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
26.04.2010 09:46 di Stefano Bedeschi  articolo letto 2114 volte

Aleksandr “Sasha” Zavarov nasce il 26 aprile del 1961 a Voroshilovgrad.
L’Unione sovietica, guidata dal colonnello Lobanovsky, aveva destato grandissima impressione ai Mondiali di Messico 1986, dove fu ingiustamente eliminata dal Belgio nella partita più bella del torneo, finita 4 a 3 con due goals irregolari concessi ai belgi ed agli Europei del 1988, dove fu sconfitta dall’Olanda stellare di Gullit e Van Basten. Tutto il gioco di quella squadra, che faceva della disciplina tattica il proprio punto di forza, passava dai piedi buoni e dalla velocità di pensiero di questo piccoletto con la banana bionda sulla fronte. In realtà quella nazionale, così come la Dinamo Kiev che lo stesso Lobanovsky dirigeva, aveva anche delle ottime individualità, come il portiere Dasaev, il “Pallone d’oro” Belanov e l’attaccante Protasov. Proprio nella semifinale del Campionato Europeo, l’Unione Sovietica umiliava la squadra azzurra, battendola con un perentorio 2 a 0.
Zavarov arriva alla Juventus alla fine di quel torneo, con grandi aspettative da parte dei tifosi e con grande clamore della stampa, considerato che si tratta del primo calciatore sovietico ad arrivare nel nostro campionato, grazie anche ai buoni uffici di Agnelli presso le gerarchie dello stato, allora governato da Gorbaciov.
«Per me è un grande onore venire a giocare nella Juventus», dice il giorno del raduno, «che è famosa anche in Urss, come la Fiat. Il calcio italiano è molto affascinante, l’Italia intera è molto affascinante».
Le aspettative sono presto deluse: “Sasha” gioca un campionato mediocre in una squadra mediocre, guidata con buona volontà da Dino Zoff, che gli fa vestire la maglia numero dieci, troppo pesante e nemmeno tanto amata da Zavarov. Quel campionato è vinto dall’Inter di Trapattoni che sbaraglia tutti i record, ma anche Napoli e Milan sono nettamente superiori alla Juventus, che i “piccoletti” Zavarov e Rui Barros non riescono a tenere a galla.
Nel campionato successivo arriva il connazionale Alejnikov e, su richiesta dello stesso Zavarov, Zoff gli “concede” la maglia numero nove, che “Sasha” veste abitualmente anche il Nazionale. La Juventus riesce a conquistare la Coppa Italia e la Coppa Uefa, ma l’apporto del russo è marginale, tanto è vero Zoff schiera spesso l’emergente Casiraghi al suo posto, al fianco dell’autentica sorpresa del torneo, “Toto” Schillaci.
Al termine della stagione 1989-90 si disputano i Mondiali italiani; per l’Unione Sovietica è una delusione enorme. La squadra perde le prime due partite contro Romania ed Argentina ed a nulla vale il perentorio 4 a 0 contro il Camerun; l’Unione Sovietica è eliminata al primo turno, la “Grande Armata” del colonnello Lobanovsky è affondata definitivamente.
Anche nella Juventus ci sono grandi novità: Zoff viene sostituito da Maifredi, si inaugura il nuovo corso di Montezemolo ed anche per “Sasha” non c’è più spazio. Viene ceduto in Francia, al Nancy, dove continua la sua parabola discendente; appesi gli “scarpini” al chiodo, Zavarov comincia la carriera di allenatore guidando squadre di secondo piano francesi e svizzere.

Il racconto di Caroli, dal suo libro “Ho conosciuto la Signora”:
«“Sasha”, così lo chiamano a Kiev, dove è l’emblema di una squadra che ha vinto moltissimo e che vive una parentesi negativa, è un talento naturale. Ha tecnica eccezionale, è capace di imprevedibili finte con il corpo, di repentine intuizioni, rapidi cambi di ritmo, ed ha una certa inclinazione al goal. Non è un regista, anche se giocando in un certo modo, sia nella Nazionale sovietica sia nella Dinamo di Kiev, induce la critica a ritenerlo tale. È senza dubbio un uomo di rifinitura, che sa fare tante cose, compresa quella di concludere. Sono stupefacenti i suoi assist profondi e precisi come linee geometriche sempre diverse. Ha fantasia da vendere ed è l’unico show-man fra i tanti robot a disposizione dell’ingegner Lobanowski.
Le immagini fornite dai campionati europei confermano queste sensazioni, anche se bisognerebbe vederlo in una realtà diversa da quella sovietica. I collettivi della Dinamo e dell’Urss sono molto vicini alla perfezione, tutti avanti e tutti indietro. L’aiuto è costante e reciproco. “Sasha” è discontinuo. Ma spesso le sue invenzioni, per gli altri e per sé stesso, sono risolutive. È il più bravo dei computer sovietici insieme con l’altro formidabile centrocampista Michailichenko.
La Juventus lo tiene d’occhio in maggio ed in giugno. Nonostante vaghe indiscrezioni, la critica stenta a credere che Belanov (lo vuole l’Atalanta) e Zavarov possano oltrepassare la cortina. Ma i rapporti della Fiat con l’Unione Sovietica sono tali da facilitare l’operazione, come era accaduto, qualche anno prima in Polonia, per Zbigniew Boniek. Il procuratore bianconero, Pietro Giuliano, parte per l’Urss. Sono due i viaggi a Mosca, forse tre. Insieme con altri incaricati della Fiat che operano in Unione Sovietica, Giuliano si incontra con alcuni rappresentanti della Sovintersport, con Lobanowski e con due esponenti della Dinamo di Kiev. Terminano gli Europei e le trattative sono vicine all’epilogo. I soldi, 5 milioni di Dollari, sono trasferiti alla Dinamo di Kiev tramite un noto Istituto di Credito torinese ai primi di agosto. L’8 dello stesso mese ed in occasione di una amichevole della Dinamo di Kiev a Livorno, Zavarov si incontra con Giampiero Boniperti e firma il contratto».


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