SACCHI: "Questa Roma ha tirato fuori stimoli e motivazioni alla Juve. Conte paragonabile a Riccardo Muti, mentre su Pirlo..."

SACCHI: "Questa Roma ha tirato fuori stimoli e motivazioni alla Juve. Conte paragonabile a Riccardo Muti, mentre su Pirlo..."TuttoJuve.com
© foto di Federico De Luca
martedì 26 novembre 2013, 17:00Altre notizie
di Mirko Di Natale

A margine di un evento tenutosi stamane, l'ex tecnico Arrigo Sacchi ha risposto alle domande di alcuni blogger, fans e giornalisti collegati via Hangout. Ecco quanto riportato e trascritto da Mirko Di Natale di TuttoJuve.com:

Il campionato italiano veniva considerato il più difficile al mondo, ma le nostre squadre sono sempre in difficoltà quando giocano in Europa. Secondo lei come si comporterebbe una big del calcio inglese, spagnolo o tedesco nel nostro campionato?

“Beh, una volta si diceva che era il piu bello del mondo, ora si dice che è il piu difficile. Le nostre squadre sono proiettate nella fase difensiva poiché convogliano dieci undicesimi nella fase difensiva, quando va bene almeno 8 piu il portiere sono preposti a questo, a fronte di soli due che attaccano. Difficile per questo. Non si troverebbero benissimo le squadre straniere, sicuramente potrebbero farci capire che nel calcio ci sono altri modi per attirare pubblico e successi”.

Quando si va a visionare un giovane prospetto del calcio che gioca nei campetti di dodici-tredici anni. Come si fa a capire le potenzialità di questi calciatori che giocano nelle serie inferiori?

“E’ una cosa semplicissima: quando un regista vuol fare un film, va a cercare gli attori più idonei per il tipo di sceneggiatura che c’è, come nel calcio. Io cerco dei giocatori che siano funzionali al gioco, perché è il gioco l’anima (trama nel cinema)… è il gioco che ti fa moltiplicare le energie di ogni giocatore. Se si crede nell’inverso, in Italia non si mette mai al centro del gioco e quindi non sarà mai funzionale. Io credo che il calcio nasca dalla mente e non dai piedi, quindi l’uomo con la sua volontà e la sua professionalità diventano per me fondamentali. L’intelligenza è al primo posto e non è un optional, poiché noi cerchiamo dei ragazzi intelligenti e che siano funzionali al gioco che vogliamo praticare”.

Nella sua carriera, qual è il giocatore che ha dovuto più a lei di essere stato scoperto?
“Questo lo dovrebbero dire i giocatori che ho scelto e allenato. Ho sempre cercato di trovare dei giocatori più funzionali al gioco per il calcio totale che volevo praticare. Ad esempio, quando arrivai al Milan, non tenni un giocatore bravo come Agostino Di Bartolomei perché io interpretavo molto più aggressivo e veloce, e lui era un ottimo giocatore, ma sarebbe stato un ottimo cantante snow, ma non la musica che volevo io. Quando fui al Milan non volli un giocatore che giocava in Nazionale, ma scelsi la sua riserva poiché io credevo nel lavoro che faceva”.

E Ancelotti al Real perché sta avendo così tanti problemi?
“Gli allenatori non sono drammaturgici, dei maghi. Sono persone che devono essere messe nelle condizioni per far bene, nelle condizioni precarie Ancelotti se la cava bene. Ebbi la fortuna che da signor nessuno, come mi giudicò la stampa, prendemmo nella campagna acquisti giocatori non eccellenti, ma bravi. Ad esempio la Juventus prese il centravanti Ian Rush che era considerato il più bravo, noi prendemmo un ragazzo giovane di 21 anni che si chiamava Van Basten. Ad Ancelotti sono stati dati giocatori che non sono funzionali al progetto, quindi deve amalgamare per poter raggiungere l’armonia, visto che son poche le squadre che raggiungono l’armonia: ad esempio il Barcellona di Guardiola o il Bayern dell’anno scorso, oppure il Borussia senza tanti Top Player l’ha raggiunta. Il calcio è uno sport di squadra e l’armonia deriva dal gioco”.

Chi è il Pallone d’oro di quest’anno e qual è il podio?
“Non sono in grado di dirlo. In genere fanno vincere gli attaccanti, quelli che tutti vedono. Potrebbe esserci un difensore bravissimo, ad esempio Baresi che non lo ottenne ingiustamente”.

Quali allenatori di Serie A rispettano il cambio che lei ha apportato nel calcio?

“Io non ho fatto nulla, ho avuto la fortuna di trovare una società che credeva in me dandomi fiducia e apporto, dei giocatori funzionali al progetto. Oggi ci sono, un po’ tutte le squadre si stanno evolvendo, come le italianizzate che giocano un calcio più prudente”.

In questi due anni di dominio bianconero abbiamo visto un leggero calo di quella Juve affamata del primo Conte. Può questa Roma aver tirato fuori gli stimoli e le motivazioni che erano un po’ sparite alla Juventus?

“Potrebbe essere, anche perché è difficile essere motivati sempre al top. Può darsi che la partenza fulminea della Roma può aver motivato la Juve, ma è anche l’ambiente e la società. Un club dove c’è entusiasmo, perfezionismo, cultura, e poi hanno scelto un allenatore fantastico, il quale non è solo uno che da grinta, sarebbe un grandissimo direttore d'orchestra come Riccardo Muti. Nelle sue squadre c’è armonia in quanto la conosce bene, è una delle poche squadre che giocano sempre a 3, ma quando lasciano campo, indietreggiano e lasciano l’iniziativa, mi piacciono meno. Quando indietreggi e lasci l'iniziativa, in Europa queste cose le paghi".

Pirlo rimarrà? Se dovesse andar via, quale sarebbe la modifica?
“Io spero che rimanga, ma se non dovesse rimanere una volta si diceva: "morto un Papa se ne fa un altro". E’ un giocatore straordinario Pirlo, lui ha dato tanto alla Juventus, ma quanto i bianconeri hanno consentito a questo giocatore di esprimersi compiutamente, cosa che al Milan ha fatto poche volte”.

Secondo lei qual è il miglior giovane italiano?
“L’anno scorso ti avrei detto Insigne. Oggi non lo direi perché ha perso brillantezza e gioia, è diventato un mestierante per colpa dei soldi e dell’ambiente che ti carica in maniera dissacrante”.

E’ Ancelotti l’allenatore della decima Champions League del Real? E perché i direttori sportivi trascorrono così poco tempo a Madrid?

“Perez è un organizzatore straordinario. Non so se interviene sulle formazioni o sugli acquisti, ma il Real Madrid era una società che aveva un merchandising insufficiente poiché occupava il 15-20%, mentre ora ne occupa il 60%. Io credo che Carlo sia l’allenatore piu bravo del mondo in situazioni non facili, perché sa gestire bene lo spogliatoio. E’ un buon gruppo il Real, ma non una squadra. Madrid è una città dispersiva, molto più di Roma. Ti da tanti vantaggi, ma non sempre ci sono i giocatori per creare un team armonioso. In Spagna si dice che a livello internazionale ottiene di più il collettivo che l’individualità. Le ultime le devi avere, ma devono giocare per la squadra. Io spero che il Real possa avere tutti gli undici per l’affetto che ho per Ancelotti e per la riconoscenza che ho per Florentino”.

La decisione di Ancelotti di utilizzare i due portieri (uno in Liga e l’altro in Champions). Come la vedi?
“E’ una cosa all’italiana. A Carlo hanno dato una laurea ad honorem e non ricordo in cosa, ma gliela dovrebbero dare come comunicatore. E’ troppo intelligente e troppo bravo”.

Una società da prendere come modello tra le italiane?
“Adesso stanno investendo un po’ di più l’Inter, il Milan, la Juventus. La Roma mi piaceva molto perché lavorava sul prodotto italiano, mentre squadre come Chievo o Fiorentina, per la maggior parte sono stranieri”.

E poi sulle italiane impegnate in Champions: “Spero che vincano tutte”.