LIVE - DEL PIERO: "Il 20 maggio l'ultima con la Juve? Ad oggi, sì. Per uno o due anni posso fare ancora molto bene. Scudetto? Mette i brividi. A Novara fatto un altro bel passo"
Nel suo lungo intervento a "Che tempo che fa", programma condotto da Fabio Fazio su Rai Tre, Alessandro Del Piero ha parlato del momento bianconero, del suo futuro e del suo nuovo libro, "Giochiamo ancora". Ecco le sue parole, riportate integralmente da TuttoJuve.com.
Mancano tre partite allo scudetto, che sensazione fa ripensare allo scudetto?
"Mette un attimo di brividi. Oggi abbiamo fatto un altro bel passo importante".
Oggi 4-0...
"Sì, siamo stati molto bravi, molto cinici e determinati. Non dobbiamo perdere questo momento, che è fondamentale, perchè le insidie sono sempre dietro l'angolo".
Pare anche che si stia riprendendo un filo che si era interrotto, con la Juve in B, quando improvvisamente da Campione del Mondo, sei andato a giocare nella provincia, è stata una grande prova di carattere...
"Devo dire che negli ultimi anni sono successe un po' di cose. La serie B sicuramente è stata una parentesi unica e lo sottolineo perchè lo è stata veramente, sotto tutti gli aspetti. Però altrettanto orgogliosa, fantastica e formativa".
Com'è il calcio visto da lì?
"Guarda, io mi ricordo l'ingresso in campo a Rimini - è stata la prima partita che abbiamo affrontato - con questo odore misto di pop corn, di piadine probabilmente, di salsiccia, lo stadio gremito... è stato molto bello. Ora posso dire che è stato molto bello, in quel momento onestamente non lo era tanto. Però poi ci sono stati tanti passaggi, tanti anni... Ci auguriamo quest'anno di fare qualcosa di incredibile".
Il 13 maggio sarà l'ultima giornata di campionato e poi ci sarà un'altra data, quella del 20 maggio, quando affronterai il Napoli per la finalissima di Coppa Italia. La domanda ovvia è se secondo te quella sarà la tua ultima partita con la Juve...
"Ad oggi, per come stanno le cose, sì, nel senso che poi il mio contratto scadrà a giugno, ma non è questo il mio pensiero di oggi. Il mio pensiero è dedicato a queste tre partite e a quella partita. Più riesco a stare sul presente, meglio andrà il futuro".
Scusa se insisto...
"Non so se ti scuserò...".
Ma io trovo che sia necessario interpretare il pensiero di chi ci sta guardando. La scelta pare incomprensibile. Tu sei la bandiera della Juventus. Non ti dico quanti tifosi juventini mi hanno fatto presente in questi giorni ... Non vi siete riparlati col presidente? Non ci sono novità?
"Potrei già interromperti, perchè l'affetto che i tifosi - non solo alla stadio - mi dimostrano quotidianamente è incredibile. Io di questo li ringrazio e non lo faccio con retorica perchè le dimostrazioni di affetto e di gratitudine sono qualcosa che è sempre bene sottolineare. E mi fa piacere farlo. Poi quello che avverrà, avverrà, nel senso che oggi è un momento delicato, talmente bello, da non confonderlo con altre cose, che io per primo voglio che sia concentrato su quelli che sono i miei e i nostri risulati sul campo. Quindi quelle che saranno le situazioni collaterali, si vedranno, ci vedremo, faremo, non lo so...".
Credo che la logica debba prevalere, sarebbe bello capire il perchè delle cose e spero che le cose si capiscano almeno nei prossimi giorni...
"Certo".
Cosa vuol dire essere una bandiera?
"Vuol dire tantissimo, vuol dire essere responsabili, essere portatori di un messaggio e questo racchiude tantissime cose, dall'orgoglio, dal rispetto, dall'educazione, dalla grinta, da quelle che sono poi le caratteristiche che uno mette in campo e fuori dal campo. Perchè poi devi essere a 360° verso una direzione".
Hai sempre detto che continuerai a giocare finchè te la senti. ma tu ti sei posto comunque un limite o navigherai a vista?
"No, non mi sono posto un limite oggi. Ma non perchè abbia la presunzione di poter giocare fino a 60 anni, so benissimo che il mio tempo è in via di scadenza, però è un momento dove...".
Non sembrerebbe....
"Questo vuol dire tutto e niente (ride, ndr)...".
Lo dico con molta invidia, perchè ho visto su Vanity Fair... ci sei tu con la camicia aperta, addominali....e ovviamente è photoshop?
"Rigorosamente photoshop (Alex ride, e parte l'applauso del pubblico, ndr). Era uno degli accordi commerciali...".
Quindi non c'è una scadenza...
"So che per uno o due anni posso fare ancora molto bene, poi c'è un momento dove le cose vanno viste anche anno dopo anno, con gli eventi che accadono".
Dal libro si capisce che la tua voglia di giocare è la stessa di quando eri bambino...
"Ripercorrere e buttare giù questo libro, che ho fatto con Maurizio Crosetti, è stato come tornare bambino, perchè poi molti dei miei esempi, molte delle mie vicissitudini quotidiane ancora oggi rievocano me bambino. C'è stata questa continua altalena - rimanendo in tema di giochi - che ha fatto la differenza. Ammetto che dopo questo libro ammiro ancora di più gli scrittori perchè non è facile scrivere e farlo in un certo modo. Io mi auguro di poter trasmettere quello che hai detto tu, quello che è un gioco, quelle che sono tante delle motivazioni per le quali io ho fatto determinate scelte, determinate dichiarazioni o determinati silenzi. Credo si possa estrapolare questo dal libro".
Dove esistono per un calciatore come te gli spazi di gioco? Ci sono dei momenti, anche in match importanti, in cui tu riesci a ricordarti che stai giocando? O è una cosa che non si può fare?
"E' molto difficile, diventa sempre più difficile perchè comunque attorno ad una partita importante, attorno ad una partita in genere, ci sono tantissime situazioni. Però è la cosa fondamentale a mio avviso, cioè, più riesci a sentirti bambino, più riesci a sentirti solo, o solo in mezzo ai tuoi compagni, o insieme ai tuoi compagni, e più accade che il contorno svanisce. Quindi sei davanti a 80.000 e conta più o meno, perchè sei talmente immerso in quello che fai, in quella che è la tua passione - che comunque per me lo è - che tutto il resto svanisce e riappare magari dopo un gol o dopo un gol sbagliato, dopo una parata, solo in alcuni momenti della gara".
Le cronache di questi giorni ci riportano alla prepotenza con la quale alcune frange di tifosi di alcune squadre dettano le regole per la propria squadra e per le società. Secondo te è qualcosa di nuovo che sta accandendo? Come è possibile che le società non intervengano prima che ciò accada?
"Non è qualcosa di nuovo perchè purtroppo è già accaduto in altre situazioni".
In forme nuove...
"Sì, sembra un'evoluzione di quelli che erano prima gli scontri tra tifosi. Io credo che si siano fatto dei passi avanti, però perchè questo possa diventare un gioco apprezzato, non solo in Italia, ma dalle famiglie e all'estero, dobbiamo farne ancora, sotto tutti gli aspetti: società, calciatori, Stato, forze dell'ordine, stadi e tifosi, perchè molte volte si perde il senso del tifo, il senso vero del tifo è tifare a favore della propria squadra; spesso e volentieri purtroppo - anche noi stessi - ci troviamo a tifare contro qualcuno, a prescindere, perchè ha dichiarato una cosa, perchè è della squadra avversaria storica o altro. Però è un po' il gioco che c'è in Italia, perchè in Italia c'è una passione talmente devastante che ti dà tantissimo se vinci, meno se perdi e quando accade la seconda cosa, fa alzare gli animi, nervosismo, e possono accadere cose di questo genere".
Se io fossi un calciatore non vorrei avere quei tifosi lì...
"No, oggi il calcio di riferimento, sicuramente, sotto questo aspetto, non è quello italiano, ma in primis quello britannico".
Questo libro ruota attorno ad un numero che è molto caro ad Alessandro Del Piero, che è il numero 10. Ci sono dieci concetti fondamentali: il talento, la passione, l'amicizia, la resistenza, la lealtà, la bellezza, lo spirito di squadra, il sacrificio, lo stile e la sfida, che sono i capitoli nei quali si svolge questo racconto. C'è tra questi dieci precetti, uno che reputi essenziale più degli altri?
"No...".
Allora parlaci di uno di questi...
"Quello che un po' si differenzia da tutti gli altri è l'ultimo...".
La sfida...
"Sì, perchè è quello che in qualche modo racchiude - più di tutti - gli altri. Penso che siano fra di loro molto collegati, le sfumature siano veramente sottili tra uno e l'altro, però la sfida è il momento culmine dove gli altri capitoli possono uscire, più o meno".
Hai scritto: "Può sembrare assurdo, ma lo spirito di squadra ha molto a che fare con l'egoismo". Perchè non sono in contraddizione come apparentemente dovrebbero essere?
"Perchè più bene voglio a me stesso, più bene posso fare alla squadra, quindi l'egoismo deve essere inserito in quelli che sono i canoni di squadra, in quelle che sono le regole di squadra. Ma il volere il massimo da se stessi, il volere il meglio da se stessi, voler primeggiare, voler essere un numero uno, è qualcosa di estremamente egoistico, ma se riesci ad incalanarlo con le giuste regole in una squadra, è un traino secondo me incredibile".
Tutti i tifosi sanno benissimo cosa vuol dire una punizione "alla Del Piero", quel tiro a giro che oltrepassa la barriera e va a finire all'incrocio dei pali. Ma leggendo questo libro si scopre da dove arriva, come è nato. Vuoi spiegarlo tu?
"E' molto semplice, abitavamo in un salone, all'epoca per me enorme, ma in realtà era una casa normale, dove la barriera era formata dal divano, la porta da una sedia, e io sfruttavo le posizione date da un tappeto che era posto dietro al divano - quei tappeti classici dove ci sono i quadrati, i rombi, a seconda delle figure - e man mano che riuscivo a segnare spostavo sempre in una posizione più difficile. Il tutto nel momento di relax di mio padre, perchè era l'unico momento di relax dopo cena".
Cioè lui stava sul divano...
"Lui stava sul divano, rischiando molto. Il compromesso è stato una pallina di spugna; la pallina da tennis avrebbe creato .... Quindi da lì è iniziato tutto".
Colpivi l'interruttore della luce?
"No quello successivamente. L'evoluzione è stata quella. Però questo avveniva in garage. Ho obbligato mio padre a tirare fuori la macchina e lì potevo anche gridare, così lui poteva stare tranquillo sul divano".
Quanti anni avevi quando accadeva tutto ciò?
"Qui stiamo parlando di quando avevo cinque, sei, sette anni, fino ai tredici, che poi sono andato via a Padova".
In questo libro si scopre che le dimensioni di un garage costringono a pensare a quanto sia opportuno o inopportuno avere una macchina, una certa macchina...
"Sì, quella che era una manovra facilissima con una 127, diventava complicata con...".
Ti sei comprato una macchina...
"Mi sono comprato un macchinone...".
E ti dici che hai provato imbarazzo...
"Molto imbarazzo, certo, perchè poi io vivevo la mia vita, stavo costruendo la mia vita, con l'appoggio dei miei genitori, con i miei genitori, ma in due posti talmente lontani che per noi il viaggio Torino-Padova, Torino-San Vendemiano, era un'enormità. Di conseguenza poi vieni travolto, come vieni travolto dal tuo lavoro, dalle tue abitudini, dalle tue necessità. Io avevo cominciato a guadagnare, mi ero conquistato questa mitica macchina e quando sono arrivato a casa... la prima cosa che ti dice tua madre è: 'Copriti che fa freddo'; e la seconda è: 'Quanto costa questa macchina'. Ma è così...".
La terza è "Vai piano", anche quando prendi l'aereo...
"E' vero (ride, ndr). Io non avevo detto nulla e volevo fare una sopresa, quasi con orgoglio. Poi però sono arrivato e mi sono trovato in imbarazzo davanti a questa domanda, riflettendo poi sui sacrifici fatti da loro. Però avevo poi la possibilità di ripagarli, anche dal punto di vista economico, e di questo ne sarei stato orgoglioso, anche se loro non mi hanno mai chiesto 0,01 centesimi".
Perchè quando segni fai la linguaccia?
"Non lo so onestamente".
La facevo anche da bambino?
"Da bambino sicuramente lo avrò fatto".
Ma quando segnavi?
"No, era una cosa di diversi anni fa, dove poi fu clamorosa dopo un Juve-Inter in cui segnai negli ultimi minuti, conquistando poi di fatto quello che sarebbe avvenuto nelle settimane successive, lo scudetto. Fu in quello scontro diretto che si consacrò quella linguaccia. Ma se tu mi chiedi perchè, non lo so. Ho guardato milioni di videocassette di Michael Jordan, ma questo lo vedo da vent'anni e mai mi è venuto in mente di farlo".
Ci racconti di quella che volta che per sfuggire alla popolarità sei andato al Carnevale di Venezia mettendoti la maschera dell'Uomo Tigre?
"(il pubblico ride, ndr). Voi ridete, però...io avevo ricevuto questa maschera da uno che è stato un mio mito... io quando ero piccolo guardavo il catch giapponese ed uno dei personaggi di spicco era Tiger Mask...".
Adesso ha l'artrosi...
"Probabilmente, ha anche la sua età, probabile con tutti quei salti, quelle cose lì...faceva delle capriole bellissime. Quello che a me emozionava. In una trasferta in Giappone, appunto, dopo che hanno saputo di questa mia passione, abbiamo organizzato questo scambio di magliette e lui mi ha regalato questa sua maschera. Che è una maschera meravigliosa, fatta a mano, perfetta, che scopre solo questa parte qui (indica la bocca, ndr)".
Il sogno di tutti...
"Esattamente".
No, non è vero, l'ho detto per dire. Io non la vorrei affatto...
"Perchè non hai mai guardato il catch. Non l'hai guardato attentamente. O ti piaceva Antonio Inoki, che era senza maschera... Quindi... Io e mia moglie adoriamo Venezia e approfittiamo il periodo di Carnevale...solo che con le mascherine che compravamo abitualmente al momento, mi riconoscevano. Mi è venuto in mente...'porto questa maschera' così mi lasciano in pace, perchè mi copre totalmente tranne la bocca, chi vuoi che... Acquisto anche un mantello in piazza San Marco, ero perfetto, tutto nero sotto, mantello oro e nero, e la maschera era oro e nera. Era una delle maschere più belle secondo me..."
Sì, sì, ma non ti offendere...
"E mi dici sì sì...".
E lo so, ma è imbarazzante, vedi il Capitano vestito da Tiger Mask...
"Ma Carnevale è Carnevale, non è che sono venuto qua vestito così. A quel punto cominciamo a camminare per Venezia. Da parte mia, io sono strafelice dell'affetto che ricevo, ma ero in una situazione anomala e mi godevo questo anonimato. Sicchè, ha iniziato un giapponese, due, tre...perchè Tiger Mask è un'istituzione in Giappone...".
E' come Del Piero in Giappone....
"Alla fine ho passato tutto il giorno a fare fotografie assieme ai giapponesi, come Tiger Mask (applausi, ndr). E' stato diverso, ma tremendamente divertente alla fine".
Io ti auguro ogni bene e spero anche nella saggezza di chi ti sta vicino, perchè le bandiere sono rare e quando ci sono è bene tenersele. E ti presenterei Tiger woman... (entra Luciana Litizzetto, ndr).
(Litizzetto). Ma con tutta l'acqua che tracanni, ma è possibile che ogni tanto non ti metti a bordo campo a ...
"Oggi l'ho fatta tra il primo e il secondo tempo".
(Litizzetto) No, pensavo ti avessero messo il catetere. Perchè non hai portato l'uccellino?
"(Del Piero, ride)"
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