Moby Dick - Ora la prova più difficile per Conte, vincere contro tutti. Pirlo sarà il suo Sousa

Moby Dick - Ora la prova più difficile per Conte, vincere contro tutti. Pirlo sarà il suo Sousa
mercoledì 22 febbraio 2012, 00:05Il punto
di Alvise Cagnazzo
Editorialista del mensile "Calcio 2000" fondato da Marino Bartoletti, collaboratore di Carlo Nesti (Nesti Channel) e de "Il Riformista". Vincitore del premio "Miglior giornalista di Puglia". Autore delle autobiografie di Paolo Montero e Antonio Conte

La celebrazione della forza, dirompente, di una Juventus riveduta e corretta dal turover, panacea di gran parte dei mali di una stagione più che mai dispendiosa, può esser sintetizzata nella capacità di incassare il momentaneo vantaggio del Catania senza andare ko. Senza cedere alle lusinghe del tappeto freddo e sterile del ring, aggrappandosi alle corde in lungo abbraccio. Recuperando, nel giro di una tarantella di rapidi passaggi, il dominio del campo e del proprio futuro. Merito, in gran parte, di quel dispensatore di assist e cambi di gioco improvvisi con indosso la maglia numero ventuno, ovvero Andrea Pirlo, fuoriclasse capace di ridisegnare il perimetro logico del 4-2-4 disegnato ad inizio stagione da Conte. Con il talento bresciano in squadra non appare difficile offrire spessore a sogni di mezza estate altrimenti esili come cracker. Con Pirlo in linea mediana anche una squadra sofferente può rapidamente ritrovare la via dell’equilibrio, poggiando l’intero assetto tattico sul giocatore dalla chioma anni ’70 e dal piede capace di disegnare traiettorie in movimento degne del “futurista” Filippo Tommaso Marinetti.

La rete di Barrientos, figlia di un errore veniale della linea difensiva e di Buffon, se subita sotto la guida disattenta di Ranieri o Del Neri avrebbe rappresentato l’epicentro di una sconfitta oltre che di una prestazione dal rendimento poco incoraggiante. Altra storia, invece, è stata la gestione dello svantaggio con Antonio Conte seduto sulla panchina bianconera. Ovvero con un allenatore capace di trasmettere un ideale massimo di gioco, un canovaccio intorno al quale costruire la propria identità tecnica e tattica. Costringendo l’avversario ad un adattamento, allo scopo di snaturarne le caratteristiche, privandolo di punti di riferimento. La vittoria di Catania, ottenuta con l’ennesimo dubbio arbitrale da appostare nell’archivio dei rigori non dati, la spinta di Gomez su Padoin, costringe così il Milan a non distogliere l’attenzione dalle patrie vicissitudini. Suggerendo una scomoda sovrapposizione fra gli interessi nostrani e quelli, storicamente più appetiti dalle parti di Via Turati, ovvero quelli europei.

L’assenza di Boateng, fermato dall’ennesimo fastidio muscolare a conferma di come, talvolta, alcune valutazioni di mercato apparentemente convenienti possano trasformarsi in un metro di giudizio piu’ che mai veritiero sull’utilità di un giocatore praticamente sempre assente nei momenti decisivi di ogni stagione, non costringerà la Juventus a particolari rivisitazioni tattiche in chiave San Siro. Il parziale riposo concesso Lichtsteiner, Vucinic e Pepe, oltre al rientro dalla squalifica di Vidal, consentirà infatti ad Anonio Conte di preparare al meglio una partita considerata fondamentale nella marcia di avvicinamento allo scudetto. L’imbattibilità ad oltranza oramai conquistata dai bianconeri potrebbe vacillare di fronte all’ennesima prova di forza richiesta dal Milan. Anche perché in caso di sconfitta, la truppa di Allegri sarebbe costretta ad inseguire una Juventus senza impegni infrasettimanali, a corredo di un carico emotivo capace di abbattere qualsiasi limite tecnico.



A Milano, dove la Juventus ha già battuto i rossoneri per due ad uno nella semifinale di andata della sfida di Coppa Italia grazie ad una doppietta di Martin Càceres, si affronteranno le uniche due formazioni capaci di ovviare alla deficienza di un torneo nel quale Napoli, Roma ed Inter hanno subito una brusca involuzione sia nel rendimento che nei risultati. Appiattendo secondo dettami "sovietici" il livello medio di un torneo che, a partire da giugno, perderà  una squadra in Champions League. Con il restringimento da quattro a tre squadre italiane nella lista valida per l'Europa che conta. A Milano, dove lo stadio San Siro non più esser definito il ventre scoperto più bello d’Italia considerando lo Juventus Stadium ridisegnato sulle orme di una società desiderosa di rinverdire i propri fasti, andrà dunque in scena il duello fra la borghesia rossonera ed il proletariato tecnico di una Juventus capace di vincere perché in grado di giocare, sempre e comunque, in undici. Garantendo l’assenza di pause di ritmo, senza vuoti caratteriali e, soprattutto, senza primedonne dallo spintone facile. Senza dimenticare che, in fondo, la Juventus ha già vinto la sua personale battaglia…

 

CHI E' ALVISE CAGNAZZO - Alvise Cagnazzo (1987) è nato a Bergamo e vive a Bari. Giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo, è il più giovane vincitore del premio “Miglior giornalista di Puglia” sezione carta stampata -sport, istituito dall’Odg. È autore dei libri “Tutti zitti, parlano loro”, (2007), “Semplicemente Rafa” (2010) e, “Montero, l’ultimo Guerriero (2010) e, sempre per Bradipolibri, "Antonio Conte, l'ultimo gladiatore" (2011). Collabora con Carlo Nesti. Ha condotto, per centosessantaquattro puntate, il programma televisivo “Parliamo di calcio”, in onda su Rtg Puglia in prima serata. È firma di Calcio2000, mensile nazionale e internazionale fondato da Marino Bartoletti, diffuso in trentadue paesi. Collabora con il giornale “Puglia”, fondato da Mario Gismondi, ex direttore del “Corriere dello Sport”. Collabora con “Il Riformista”. Editorialista per “Tuttojuve.com con la rubrica Moby Dick”. Ha partecipato come opinionista tv a “Quelli che il calcio” su Rai 2 e “La giostra dei Gol” su Rai International.