La pubalgia è un brutto ricordo, Caceres riconquista la curva
Nato il 7 aprile 1987, 183 centimetri per 76 chilogrammi, rapido, generoso e intelligente, ecco i dati principali con cui compilare la carta d’identità di Martin Caceres. A questi punti bisogna aggiungere qualcos’altro, quei fatti che fanno assumere al suo curriculum tratti quasi fiabeschi.
Il ragazzo di Montevideo è sempre stato leader nell’anima, caratteristica già mostrata alla tenera età di 19 anni, quando indossa la fascia da capitano del Defensor Sporting. Dalla Spagna notano subito le sue doti e gli emissari del Villareal lo portano in terra iberica, girandolo al Recreativo Huelva per un anno e rivendendolo al Barcellona per 16,5 milioni di euro quello successivo. Non sarà protagonista, ma da comprimario vincerà nella stagione 2008/2009 Coppa del Re, campionato e Champions League. Spasimante di giocare e affascinato dal club che ha reso Paolo Montero uno fra i giocatori uruguaiani più vincenti di tutti i tempi, Martin arriva alla corte di Madama con Ciro Ferrara in panchina. All’inizio prosegue tutto bene e l’allora ventiduenne si fa notare per: la sua duttilità, il bel gol all’Olimpico contro la Lazio in occasione del suo esordio e soprattutto la monumentale partita che ha visto il trionfo casalingo bianconero contro l’Inter in quel freddo 6 dicembre 2009. Grazie al suo atletismo e alla sua tecnica riuscì a fermare da solo quasi tutte le offensive del tremendo attacco nerazzurro, facendo esaltare ahimè invano, grazie a quel 2 a 1 firmato Claudio Marchisio, tutto l’ambiente juventino.
Da allora scese il buio sia per lui che per i compagni.
Il jolly difensivo comincia a soffrire di problemi muscolari e il referto sarà tremendo: pubalgia, in molti casi la “morte” per un calciatore. Alla fine dell’anno non viene riscattato a causa dei dubbi riguardanti la sua tenuta fisica e già in molti lo consideravano l’ennesima meteora arrivata in serie A. Tornato in Spagna viene ceduto dal Barça al Siviglia e, in un anno e mezzo, si rifà sotto a suon di grandi prestazioni, vincendo da protagonista l’ultima edizione della Coppa America con la “Celeste” di Tabarez. L’ex blaugrana non ha mai smesso di amare la Vecchia Signora e Marotta lo sa bene. Dopo i mancati acquisti estivi di Alex e del connazionale Lugano, diventa la prima scelta per il ruolo di colpo del mercato invernale e, come tutti hanno potuto notare stasera dalla sua prestazione contro il Milan, ha dimostrato di essere un Top Player non solo del reparto arretrato. In un calcio alle prese con le ristrettezze economiche, acquistare un professionista in grado d’interpretare più di un ruolo con bravura e impegno è una fortuna, se unisce anche l’amore per la maglia con cui gioca, unitamente alla totale dedizione alla causa, si tratta di una benedizione.
Onore a te Martin, bentornato campione!
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