Se si pensa all’Old Trafford (non contando la finale di Champions persa contro il Milan nel 2003), per la storia bianconera tornano alla mente ricordi agrodolci, ma sempre connessi ad un tempo fatto di fasti e gloria. Dal 20 novembre 1996, quando Alex Del Piero ammutolì la bolgia inglese beffando Peter Schmeichel con una giocata di pura classe, al 7 aprile 1999, con il gol di capitan Conte al 25’ e la superba prestazione degli uomini di Ancelotti, purtroppo poi vanificata a tempo scaduto da un gol di Ryan Giggs, c’è un filo invisibile che lega il cammino di Juventus e Manchester United.
Ma i collegamenti non finiscono qui, perché le due squadre, oltre a condividere date memorabili, sono accomunate da una filosofia vincente che ha portato i ragazzi di Ferguson sul tetto del mondo per due volte (1999 e 2008) e sta facendo risorgere dalle ceneri la società di Corso Galileo Ferraris.
Le due compagini hanno sempre avuto dei leader nella propria rosa, la maggior parte dei quali formatisi nei propri vivai o acquistati da giovanissimi. Ryan Giggs ha esordito in prima squadra a 17 anni, un anno prima di capitan Del Piero, mentre Paul Scholes è interamente cresciuto nelle scuole calcio dei Red Devils, proprio come un altro centrocampista dal vizio del gol e destinato a diventare un simbolo della storia juventina: Claudio Marchisio.
Come la Vecchia Signora, il Manchester è la squadra più titolata del proprio paese, con le vittorie di: 19 campionati, 11 FA Cup, 19 Community Shield e 4 Carling Cup. Cosa ancor più importante è il numero di tifosi, che rende quello di Malcolm Glazer il club più amato d’Inghilterra, proprio come lo è la Juve in Italia.
Recentemente, sir Alex Ferguson ha dichiarato ad una testata britannica: «Negli anni mi sono ammorbidito un po’, ma resto la persona fondamentale dello United e se non fosse così, se un giocatore diventasse più importante dell’allenatore, la storia del club finirebbe». Queste parole suonano un po’ come quelle proferite da Antonio Conte lo scorso novembre: «Io sono quello che decide e finché sarò qui comanderò io, nel bene e nel male. Devo ancora trovare qualcuno che voglia più bene di me alla Juve». Entrambi i tecnici hanno affermato la propria leadership nell’ambiente e dimostrato un amore viscerale per le proprie squadre, considerate come loro creature. In un calcio dove il denaro conta più di ogni altra cosa, questo sentimento è un fattore X dal valore inestimabile…
La celebrazione della forza, dirompente, di una Juventus riveduta e corretta dal turover, panacea di gran parte dei mali di una stagione più che mai dispendiosa, può esser sintetizzata nella capacità di incassare il momentaneo vantaggio del Catania senza a...