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MOGGI: "Un paio di considerazioni sui finanziamenti alla Juve..."
Il polemico intervento dell'ex direttore generale bianconero sulle colonne di Libero.
31.07.2009 08:35 di Francesco Cherchi   articolo letto 3392 volte
Fonte: di Luciano Moggi per Libero
© foto di Federico de Luca

L’ultima volta mi sono occupato di Stefano Antonelli, il grande accusatore della Gea deferito per la documentazione costruita ad arte e dunque fasulla, per essere ammesso al corso per direttori sportivi. Ora lasciate che mi possa occupare di un altro grande accusatore, Franco Baldini, cui il Corrierone ha tolto la maschera quando, in un’intervista ad Oriali, l’attuale dirigente dell’Inter ha detto, a proposito della condanna per il passaporto di Recoba: «La verità è che ci siamo fidati di una terza persona che aveva garantito l’autenticità del documento». Oriali non ha voluto fare il nome, ma il nome l’ha fatto l’articolista, precisando «Baldini, allora consulente della Roma». Per il passaporto falso l’Inter ha dovuto sborsare 80 mila dollari... Ai lettori lascio libertà di pensiero.
Sentite cosa dice la dottoressa Sensi del suo ds, in una deposizione alla Procura della Repubblica di Roma: «Circa i motivi per i quali Baldini si è dimesso dalla carica di ds, gli stessi devono essere ravvisati nella criticabile campagna acquisti dallo stesso effettuata per il campionato 2004-05 (chiusa in largo deficit). Tra l’altro voglio anche ricordare che il rapporto di fiducia era stato minato da problemi sorti a seguito delle modalità di acquisto del calciatore Mexes». Doveva venire a parametro zero, invece... Ecco, dunque, la vera faccia del grande accusatore di Calciopoli. Penso agli inglesi. Sapranno chi è il dirigente che si è collocato nella loro nazionale?
I conti della Signora
Mario Sconcerti, con il suo solito acume, ha parlato dell’autofinanziamento che la Juve, ai tempi della triade, ha abbracciato e ha saputo portare avanti con maestria, programmando efficaci campagne acquisti e puntando sulla redditività del vivaio. Riconosco all’editorialista del Corriere di aver ricordato quando iniziammo ad adottare questa strategia. Erano i tempi dell’insediamento alla guida del club di Umberto Agnelli, che coincise con il momento a partire dal quale «la famiglia non ha messo più soldi nel club». Dice in proposito “ju29ro”: «Il fatto che suona strano è che l’articolo continui con un elogio alla Juve, da portare come esempio, perché da parecchi anni non fa affidamento al mecenatismo. Si nota che il giornalista non esclude dai meriti la gestione della triade, sembrerebbe quasi un cambiamento di rotta del quotidiano milanese, che tanto si è distinto nella caccia alle streghe del 2006. Però, analizzando bene il pezzo, balzano agli occhi un paio di errori che ci fanno cambiare idea sulle intenzioni dell’articolo stesso».
Errori di valutazione
Personalmente non concordo sul seguito del pezzo di Sconcerti; a suo dire la famiglia «continua a non metterne adesso (di soldi ndr)», perché quelli «che vanno nella Juve sono di una finanziaria che fa capo alla Fiat, non degli Agnelli». A Sconcerti non interesserà il raffronto, ma c’è di sicuro una grande differenza tra una dirigenza che doveva fare (sempre) di necessità virtù, e un’altra, quella attuale, che ha un sostanzioso budget a disposizione. Da che parte arrivi non mi pare importante. Del resto “il pozzo” ha la stessa origine e i conti debbono quadrare. Qui viene il punto: allora i conti erano a posto, auguro a chi c’è adesso di riuscire a fare lo stesso, specie di fronte a investimenti robusti come quelli attuali.
Sentite ancora ju29ro. «Contestiamo quando dice che i soldi che vanno nella Juve sono di una finanziaria che fa capo alla Fiat e non degli Agnelli. No, caro Sconcerti, semmai è la Fiat che fa capo alla Exor, come la Juve, pertanto l’unico legame tra Fiat e Juve è che hanno lo stesso padrone (Exor). Di conseguenza la verità è esattamente il contrario di quella illustrata nell’articolo: alla Juve non va nemmeno un euro proveniente dalla Fiat». Il ragionamento mi porta a dire che non vedo nella Juve attuale, con tutto il rispetto per il suo management, la “diversità” rispetto a Milan e Inter, né la “strada nuova” titolata dal Corriere. Al contrario la strada nuova mi sembra quella del Milan, che ha messo a posto i conti, e sicuramente diversa è anche quella dell’Inter rispetto al suo passato, visto che ha chiuso incredibilmente in attivo.
Infine il consueto “schizzo di veleno”. Secondo l’articolo, la Juve, non potendo contare sul mecenatismo e quindi avendo meno forza, compensava cercando in ogni modo più potere. Continua ju29ro: «Chiara allusione a Calciopoli. Falso, signor Sconcerti. Tutti cercavano più potere, come è dimostrato dal passaporto di Recoba, dalle telefonate di Meani e dai rapporti di Nucini (arbitro in attività) con Facchetti». Anche qui Sconcerti ha padellato, ma ci rendiamo conto che questa è la condizione di chi deve difendere la linea di un giornale.
 


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