Gentile a Calcio GP: "Bonucci sbaglia troppo, serve un leader in difesa. Conte sa quello che fa e Napoli dice che la squadra è con lui"
Leggendaria colonna della Signora più bella e vincente d’Italia. Dire “Claudio Gentile” significa pronunciare il nome del miglior terzino destro della storia della Juventus, un campione che ha saputo irretire e far sognare la moltitudine dei tifosi bianconeri, annichilendo perfino due miti come Maradona e Zico. Roba d’altri tempi si direbbe. Quel che è certo è che il “Grinta” ha sempre preferito la concretezza dei fatti alla friabilità delle parole. Quando parla lui, infatti, si sa che non escono mai fuori frasi diplomatiche e banali. Come quelle espresse in esclusiva a Calcio Gp, in un’analisi a 360 gradi, sull’attuale momento dei Conte boys, “una squadra tosta che sta confermando partita dopo partita di ambire alla vittoria di questo campionato”. Non mancano poi i giudizi sui singoli, in particolare su Bonucci, “l’anello debole della catena”, Pepe, “il giocatore che tutti vorrebbero avere”, Quagliarella, “un’alternativa di lusso”, e dulcis in fundo non può mancare un parere sugli eventuali prossimi innesti nel mercato invernale, dove la priorità deve essere “l’acquisto di un centrale difensivo dalla comprovata esperienza internazionale”.
Mister, la Juventus ha raccolto la bellezza di quattro punti in due trasferte sulla carta quasi proibitive, contro Lazio e Napoli. In campo si è vista una squadra tosta, mai doma. Che sensazioni ha avuto?
“La Juve sta confermando di ambire, partita dopo partita, alla vittoria di questo campionato. Ha offerto prestazioni di grande personalità contro squadre importanti come Milan, Inter e nelle ultime giornate contro Lazio e Napoli. Mi ha colpito soprattutto la voglia, la fame, il voler raggiungere il risultato lottando fino alla fine. Si è visto un gruppo forte, compatto, in grado di saper soffrire nei momenti difficili. Sinceramente all’inizio della stagione non mi aspettavo una partenza simile, sono rimasto piacevolmente sorpreso”.
A Napoli è stata sperimentata per la prima volta la difesa a tre. Quando guidava l’Under 21 mi sembra che anche Lei spesso la proponeva. Considera quella di Conte una scelta azzardata o pensa che abbia dato i suoi frutti?
“Il reparto difensivo si è mosso bene a Napoli. A parte alcune disattenzioni non è che abbia sofferto più di tanto gli attacchi dei partenopei. Sì, anche io usavo a volte la difesa a tre. Sono scelte che vengono fatte pure in base alle caratteristiche dell’avversario, per adeguarsi al suo modo di giocare e metterlo così in difficoltà. Tale modulo non deve per forza essere proposto dopo essere stato già testato. Se c’è la totale disponibilità dei giocatori, tutto diventa più facile”.
Due dei tre gol presi al San Paolo, sono scaturiti da gravi amnesie difensive da parte di Bonucci. Errori di posizione, quasi da principiante, confermati anche dal diretto interessato. E’ lui il classico anello debole di una catena fin qui perfetta?
“Lo avevo criticato fortemente l’anno scorso, ritenendolo ancora acerbo per indossare una maglia pesante come quella bianconera. Poi mi ero convinto a concedergli un’altra chance, dato che è giovane e ha ampi margini di miglioramento. Aveva iniziato il campionato senza sbavature, meritandosi il posto in campo. Ora sembra sia ritornato quello dello scorso anno, non so che dire…Sicuramente in difesa la Juve ha problemi al centro”.
Problemi che si spera possano essere colmati a gennaio con l’arrivo di un nuovo centrale difensivo, l’obiettivo primario per rinforzare la rosa. Tra i nomi accostati con maggiore insistenza alla società di Corso Galileo Ferraris ci sono quelli di Hummels, Bruno Alves, Alex e Chedjou senza dimenticare i brasiliani Rhodolfo e Dedè. Chi consiglierebbe?
“Nessuno di questi nomi. Serve gente che innalzi il livello qualitativo, dalla comprovata esperienza internazionale. Qualcuno che abbia già vinto e dimostrato il proprio valore. Se si deve spendere tanto per farlo, allora è meglio fare affidamento sugli elementi attuali. Questa squadra ha bisogno di un leader che guidi l’intero reparto, qualcuno che possieda carisma”.
Un giocatore che ha certamente sorpreso un po’ tutti gli addetti ai lavori, al momento, è senza dubbio Simone Pepe. All’ombra del Vesuvio l’allenatore l’ha schierato addirittura come interno di centrocampo, nel ruolo di Marchisio. E pensare che ad agosto aveva le valigie pronte in direzione Zenit, dal suo mentore Spalletti…
“Simone è un ragazzo intelligentissimo. Non sono per nulla sorpreso del suo attuale rendimento. Conoscevo certe sue doti e sono contento che finalmente stiano emergendo. E’ migliorato molto anche in fase di realizzazione, spero che questa sia la stagione della sua definitiva consacrazione. E’ il giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero sempre avere a disposizione. Io lo impiegavo da esterno all’Under 21, ma può ricoprire più ruoli e ovunque lo metti sai che è una garanzia. A Napoli ha disputato una partita strepitosa in un ruolo inedito, mai provato prima e questo fa capire l’assoluto valore del giocatore”.
Chi non ha brillato invece nelle ultime partite è Andrea Pirlo, condizionato dalla botta al ginocchio che lo ha limitato nei suoi consueti movimenti. Possiamo dire finalmente che la Juve ha dimostrato di non essere poi così tanto Pirlo-dipendente?
“No. Pirlo continua ad essere determinante per le sorti della Juve. Non si può dire che può fare a meno di lui. Anche quando non è al massimo delle sue possibilità, rimane comunque un perno fondamentale per lo sviluppo e l’organizzazione del gioco. E’ uno degli elementi insostituibili dello scacchiere tattico adottato da Conte e se viene a mancare, il modulo in campo viene stravolto”.
Parliamo ora di Del Piero. Il capitano viene impiegato con il contagocce ma accetta le decisioni senza alcuna polemica e nel rispetto del gruppo. Ritiene che sia stato sbagliato congedarlo in quel modo da Agnelli? Cosa prevede per il suo futuro?
“Sono d’accordo con le decisioni prese dalla società. Alessandro è un serio professionista che non crea mai malumori all’interno del collettivo e accetta ogni decisione dell’allenatore con assoluta serenità. Credo che il suo ruolo di quest’anno, da cosiddetta chioccia, sia fondamentale per inculcare ai nuovi arrivati lo spirito Juve. Detto questo, non lo ritengo un ferro da rottamare, è integro fisicamente e può dare ancora molto al calcio giocato. Si parla di un suo possibile futuro negli Stati Uniti, ma io lo vedo protagonista anche in Italia in squadre di media-alta classifica. Perché no…”
Un altro attaccante che fatica a trovare spazio è Fabio Quagliarella. In questi ultimi giorni si vocifera di una sua possibile cessione, se non a gennaio a giugno, non sarebbe un “peccato mortale” privarsi di un elemento del suo calibro?
“Quagliarella è un’alternativa di lusso ai tre davanti, Pepe, Matri e Vucinic. E’ normale che fa un certo effetto vederlo giocare poco, ma in una grande squadra come la Juventus il posto non è garantito a nessuno. Bisogna sudarselo. La stagione è lunga e occorrerà l’apporto di tutti, arriverà il suo momento”.
Due pedine finite nel dimenticatoio sono invece Krasic ed Elia. Colpisce in particolare la profonda involuzione del serbo, arrivato l’anno scorso come il fiore all’occhiello della campagna trasferimenti e attualmente relegato spesso in tribuna…
“Krasic sta attraversando problemi di adattamento al calcio italiano. In più non ha assimilato i nuovi schemi di Conte e fa enorme fatica. Va recuperato soprattutto dal punto di vista mentale. Su Elia non posso esprimermi, non l’ho mai visto giocare”.
Oltre ad uno strepitoso Pepe, come sottolineato in precedenza, martedì sera abbiamo avuto modo di apprezzare un convincente Estigarribia. E’ rimasto soddisfatto dalla sua prova?
“Sì, si è espresso in maniera convincente con spunti interessanti. All’esordio da titolare contro il Genoa non mi aveva impressionato, invece martedì ha svolto diligentemente il suo compito. Ha coperto la fascia con autorità”.
Antonio Conte è considerato da più parti il vero valore aggiunto di questa Juve. Ha avuto il merito di cambiare in corsa il suo tanto caro marchio di fabbrica (4-2-4) passando senza remore al 4-3-3 di memoria lippiana. Ha impressionato anche Lei?
“I moduli contano fino ad un certo punto. Un allenatore è legato ai risultati e al momento gli stanno dando ragione. Ha portato entusiasmo nell’ambiente rispolverando quella mentalità vincente che ha sempre fatto parte del dna di questa gloriosa società”.
Chiudiamo con un commento sulla lotta scudetto. Ormai è un duello a due, tra Juve e Milan, o è ancora presto per fare previsioni?
“E’ ancora presto per esprimere giudizi definitivi. Non siamo neanche alla fine del girone di andata. La Juventus se la giocherà fino alla fine con il Milan, ma dire adesso chi prevarrà è prematuro”.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore: TMW NETWORK s.r.l. - P.I. 02210300519
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

